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Chernobyl: non c’è peggior ignorante di chi dell’ignoranza altrui approfitta

Chernobyl: non c’è peggior ignorante di chi dell’ignoranza altrui approfitta

Chi più, chi meno, è a conoscenza del famoso disastro avvenuto a Chernobyl in Ucraina nel 1986. La miniserie della HBO non parte con premesse diverse rispetto a come si presenta, si comincia partendo dal suicidio del chimico Valery Legasov (Jared Harris) dopo aver registrato un messaggio indirizzato a un mittente –momentaneamente- sconosciuto, due anni dopo l’incidente, per poi tornare a pochi attimi prima dell’esplosione. Indi per cui, il messaggio è chiaro: non ci sarà alcun esito positivo in ciò a cui stiamo per assistere.

Si parte, fine anni 80, il nocciolo della centrale nucleare di Chernobyl  è esploso, non si riesce a capire a cosa sia dovuto e vi è il panico. Facciamo conoscenza con Anatoly Dyatlov (Paul Ritter) capo ingegnere della centrale, di cui abbiamo subito modo di capire l’intenzione, vale a dire sminuire e liquidare il problema. Intanto come un cancro che si espande se ignorato,  le fiamme dell’incendio  continuano a divampare, e con esse le polveri radioattive che si fanno strada tra la gente ignorante dell’incombente pericolo.  Sarà questa ignoranza ingenua a spingere le alte cariche dello stato sovietico a rispondere attraverso bugie e false rassicurazioni al fine di alleviare ogni preoccupazione. Ma in un modo o nell’altro la verità viene a galla, e le conseguenze del disastro non tardano a manifestarsi ed ecco quindi che cominciamo a trovarci dinanzi a quelli che una volta erano corpi e volti umani, sfigurarsi e deperire lentamente. Ad accompagnare la crudeltà delle immagini vi è una fotografia cupa e scura, per la quale non esiste tempo della storia che regga; che sia giorno, che sia primo mattino o sera, i colori della fotografia danno sempre la sensazione di essere in una notte senza fine, così da creare un’atmosfera soffocante e claustrofobica per accentuare l’empatia dello spettatore con ciò che lo schermo gli propone. Nel frattempo al chimico Legasov, a cui spetta indagare e chiarire sulle dinamiche dell’incidente, si affianca il politico Boris Shcherbina (Stellan Skarsgard) con il quale, grazie anche all’aiuto della fisica nucleare Ulana Khomyuk (Emily Watson), provvede ad assemblare gli eventi che hanno portato a quella  maledetta notte.
L’abilità della miniserie di Johan Reck è una narrazione, il più delle volte simile a quella di un documentario, che nonostante – come detto prima -lasci subito presagire il riscontro negativo a cui si andrà incontro, riesce a mantenersi neutra, senza celebrare o schierarsi da alcuna parte. E ancora, nonostante il valore della performance di ciascuno degli interpreti, poco ne interessa a Reck l’esaltazione, il suo scopo, clamorosamente riuscito, è quello di mostrare meticolosamente i minimi dettagli di una tragedia che non ha risparmiato nessuno dei coinvolti, dagli addetti ai lavori ai non passando anche per animali, donne e bambini. Ed è tale spietatezza che rende imperdibile ciascuna delle 5 puntate di Chernobyl

Posted by Daniele Cifarelli in Cinema e Serie Tv