Schianto

Una società in frantumi

Una società in frantumi

Schianto, regia di Stefano Cordella

Un uomo cinico e disilluso. Un tassista sgangherato, fumatore incallito, che ha da poco scoperto che diventerà padre. Sono i protagonisti di Schianto, spettacolo della compagnia Oyes, ideato e diretto da Stefano Cordella su drammaturgia collettiva, scritta cioè dagli interpreti stessi.

Lo spettacolo in scena al Teatro Franco Parenti di Milano, si presenta come un on the road allucinato, contraddistinto da atmosfere notturne stranianti contrapposte a colori pop accesi e saturati. Oltre a una pesante e, forse, troppo ingombrante presenza di uno spinto immaginario lynchiano.

Ad animare la scena, si alternano personaggi senza nome, con identità fragili e insicure, celati dietro a cliché e luoghi comuni. Una serie di incidenti, reali e immaginati, riempiono la scarna ma evocativa scenografia, arricchita dai riflessi di un grande specchio in frantumi al centro del palcoscenico.

Nel viaggio notturno in taxi, i protagonisti vivono una scoperta del loro inconscio, la ricerca del lato oscuro che li anima. E l’improvviso schianto con un animale misterioso, dal corpo di donna e testa di canguro, segna il cambiamento. Un simbolo indecifrabile, incomprensibile, un incidente di vita e di percorso, inspiegabile come tanti.

Lo spettatore fino alla fine non comprende se quello che avviene è reale o solo un incubo, ma ciò che lo attrae è la capacità di mostrare con immagini forti e simboliche un’umanità che ha smesso di credere nel cambiamento.

Allo stesso tempo però, lo spettacolo si rivela carente a livello drammaturgico, forse proprio a causa di quel collettiva che anticipa la parola drammaturgia. Una tendenza che ormai spesso abita gli spettacoli a teatro, ma con risultati tutt’altro che positivi. La mancanza infatti di una linea precisa nella scrittura, porta a un troppo esile sviluppo dell’intreccio, che galleggia in un limbo di trovate geniali, soffocate da riferimenti già visti e rivisti.

Chiaro e provocatorio è il messaggio di fondo, che colpisce forte allo stomaco e mantiene vivo lo spettacolo.

Perchè Schianto è una surreale autocritica a quella parte di noi che ha smesso di credere. Un riflesso di una generazione in frantumi, frustrata e senza ideali, che può salvarsi solo nelle condivisione di una crisi da cui ripartire.

Da cui si può e si deve ripartire.

Voto: 6/10

Teatro Franco Parenti, Milano

Dal 8 al 17 Novembre 2019

Posted by Edoardo Maione in Arte