Idomeneo

Idomeneo: una tragedia greca alla Scala

Idomeneo: una tragedia greca alla Scala

Sollecito tu fosti… ecco il delitto,
Che in te punisce il ciel… Sì, sì, a Nettuno Il figlio, il padre, ed Ilia,
Tre vittime saran su l’ara istessa
Da egual dolor afflitte,
Una dal ferro, e due dal duol trafitte

Una terribile tempesta. Un voto a Nettuno, per salvarsi dal naufragio. Un voto di speranza e libertà. Ma il fato è spietato, iniquo e beffardo. Il suo cieco potere ricade sugli uomini ignari, rendendoli schiavi. Idomeneo, re di Creta, di ritorno dalla guerra che di Troia ha segnato la sconfitta, è una delle tante vittime che il fato vuole mietere. Un «crudo uffizio» ha da compiere: se mai si salverà dai feroci flutti, sacrificherà a Nettuno il primo uomo che incontrerà sulla terra ferma. Questo giura. Si salva. Ma … chi è il primo uomo che incontra sulla proda? Idamante, suo figlio! Subito non lo riconosce: dieci lunghi anni son passati e il ragazzetto si è fatto uomo. Lo uccide, quindi?

Idomeneo è l’opera che segna l’inizio della carriera musicale di Mozart nella lirica, il primo di tanti capolavori. Forse poco nota ai più, rappresenta l’origine di quei temi che contraddistingueranno i più famosi brani del genio di Salisburgo. Sono infatti molte le arie presenti che sembrano introdurre l’eco del futuro stile mozartiano: la risata di Idamante, parte per soprano interpretata quindi oggi da una donna (dalla voce bianca di un castrato nel ‘700) ricorda la risata riecheggiante della Regina della Notte dello Zauberflöte; o ancora, nella cavatina con coro Accogli, oh re del mar  si  iniziano a sentire i toni e i colori del Requiem, vertice assoluto di tutte le sue composizioni.

In scena al Teatro alla Scala, l’opera è affidata al direttore Diego Fasolis, esperto di opere di origine mitologica e di ispirazione tragica greca, che dirige con passione, precisione e forte pathos,raggiungendo appieno la potenza della tragedia. Alla regia Matthias Hartmann firma un nuovo allestimento di dimensioni epiche. L’opera, non essendo molto conosciuta, decolla sulla grandiosità delle scenografie: il palazzo di Idomeneo a Creta è  raffigurato da un’enorme testa di toro, evidente rimando al Minotauro figlio del leggendario re Minosse. Il toro e le sue corna dorate dominano la scena per tutta la durata dell’opera. L’immensa testa si muove in cerchio per ricordare ai cretesi che la vita è un ciclo: chi domina è destinato a cadere, chi gioisce è destinato a soffrire. L’immensa testa di toro, meravigliosa, opprimente presenza, è eletta a simbolo di un fato crudele

Allo stesso tempo però per tutto c’è una soluzione, un deus ex machina che ricorda all’uomo che non bisogna mai soccombere, neppure quando tutto sembra scritto. Nel momento del sacrificio, Ilia si precipita tra le braccia di Idamante, offrendosi come vittima al posto suo. Lei schiava troiana, figlia di Priamo, perché mai vuol salvare Idamante a prezzo della propria vita? Perché lo ama. Idamante è promesso sposo di Elettra, infelice figlia di Agamennone, ma ama, riamato, Ilia. E questo amore, tanto grande da unire un principe greco ad una principessa troiana, ha la forza di sconfiggere il fato. 

Amore è la forza più grande fra gli uomini. La testa di toro si ferma. Il dio Nettuno, impietosito dal gesto puro della giovinetta, spezza il voto di Idomeneo, ad una sola condizione: egli abdicherà in favore del figlio e Ilia, sua vera e unica sposa, sarà regina di Creta. Il feroce ciclo di morte e odio è così spezzato dall’amore e dalla compassione, le potenti armi a disposizione degli uomini per contrastare gli eventi nefasti che il destino riserva.

Un’opera ricca di spunti e ben realizzata. Tra le interpretazioni, spicca senza dubbio la brillante e commovente performance di Federica Lombardi nelle vesti di Elettra. Allieva dell’Accademia della Scala, la giovane soprano italiana affronta con sicurezza il ruolo, elevando il suo personaggio e, quasi, mettendo in ombra gli altri solisti di scena. Unico vero neo il balletto finale che rovina l’atmosfera e la tensione create: la coreografia inelegante e senza senso apparente entra in conflitto con l’impianto scenico, la trama e soprattutto la musica. Un tentativo forse di attualizzazione, mal riuscito. Peccato! Errore evitabile che tuttavia inficia solo parzialmente il giudizio, che è senz’altro positivo per le magnifiche scenografie che donano grande potenza visiva all’opera, forse una delle più particolari proposte di questa stagione.

Voto: 7/10


Posted by Edoardo Maione in Arte