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Richard Jewell – Quando l’innocenza è un fragile castello di vetro

Richard Jewell – Quando l’innocenza è un fragile castello di vetro

Il raggiungimento dell’innocenza non sempre passa attraverso la verità. Richard Jewell è stato uno dei più lampanti e terribili esempi di fallacia del sistema americano nella gestione della paura. Il terrorismo diventa psicologico e viene esercitato dagli stessi che dovrebbero debellarlo. L’America diventa terrorista di sé stessa e ingenuamente distrugge gli eroi che le appartengono, anziché aggrapparsi ad essi, pur di perseguire un’ossessiva ricerca di una soltanto parvente giustizia. Clint Eastwood, 89 anni, non si fa problemi a mostrare coraggiosamente e spavaldamente tutto quel che non ha accettato di quell’irrequieto anno 1996: Agenti segreti meschini e privi di quel senso di pace e giustizia per il quale dovrebbero vivere e avvenenti reporter arriviste disposte a tutto pur di ottenere la prima pagina nel marcio mondo del giornalismo che non guarda in faccia i reali innocenti e colpevoli. Richard Jewell (interpretato magistralmente da Paul Walter Hauser che con sorprendente maestria e una fisicità perfettamente utilizzata ai fini del racconto delinea ogni sfaccettatura del carattere mite, ma caparbio e impavido, del suo complesso personaggio) affronta tutto questo; affronta una guerra portatagli in casa da chi aveva bisogno di farlo per costruirsi a tutti i costi delle risposte sull’apparente irrisolvibilità di un grave attentato. Il colpevole non si trova, ma l’America deve trovarlo ed il capro espiatorio decide di crearselo in casa. Quasi distruggendo una famiglia, mettendola in serio pericolo mediatico e psicologico; proprio quella famiglia che pochi giorni prima viveva serenamente la sua quotidianità, impossibilitata a prevedere l’ingiusto meteorite che si sarebbe schiantato sul tetto di casa. È un modo di fare cinema, questo di Eastwood, del quale si ha bisogno per preservare una purezza informativa e narrativa che troppo spesso viene a mancare, in un momento così globalmente delicato e privo di quel tatto del quale la settima arte ha bisogno per respirare.

Posted by Gianmarco Bonelli in Cinema e Serie Tv