Chiara Frisone

Classe 1996. Laureata in Lettere In Cattolica, ora studio Filologia Moderna all'Università di Siena. Ricetta esistenziale: vivo la mia vita tra libri di filosofia, psicologia e letteratura, il tutto accompagnato da una buona dose di film.
Classe 1996. Laureata in Lettere In Cattolica, ora studio Filologia Moderna all'Università di Siena. Ricetta esistenziale: vivo la mia vita tra libri di filosofia, psicologia e letteratura, il tutto accompagnato da una buona dose di film.
Twin Peaks: la parola allo spettatore

Twin Peaks: la parola allo spettatore

Il 2020 nel futuro lo ricorderemo come l’anno delle grandi crisi, sicuramente un giorno racconteremo alle generazioni future che per circa tre settimane siamo rimasti a casa perché una Pandemia globale chiamata Covid19 si è sviluppata in molti paesi del mondo tra cui l’ Italia.

La redazione di Dedalo, in questo periodo di reclusione vuole contribuire alla promozione della cultura, il 10 Marzo avevamo consigliato i libri classici da riscoprire durante la quarantena (link: https://www.dedalomedia.com/2020/03/10/8-classici-da-recuperare-in-quarantena/?fbclid=IwAR0zQAj8jbWixtIXULdxwrP-DSPAHvE9V6WCj3pS68iJU_dgqo7jYucNc6g ). Oggi invece parliamo di Serie Tv, in particolare di Twin Peaks. A raccontarci le loro impressioni questa volta saranno gli spettatori che abbiamo intervistato: Sofia, Teresa e Tommaso.

I segreti di Twin Peaks, o più semplicemente Twin Peaks è una serie Cult statunitense ideata da David Lynch e Mark Frost. Le prime due stagioni furono trasmesse negli Stati Uniti d’America dal canale televisivo ABC tra l’8 Aprile 1990 e il 10 Giugno 1991. Molte serie successive l’hanno considerata come iniziatrice di un nuovo genere cinematografico che unisce il mondo reale al confine dell’immaginario onirico. Nel corso degli anni si è parlato molto di David Lynch, uno dei creatori e registi della serie, in quanto questo lavoro rappresentava, vista la sua vasta produzione, in linea con le opere precedenti, ma non del tutto collocabile in un determinato genere cinematografico. La terza stagione di Twin Peaks definita spesso come “Il ritorno” è apparsa sugli schermi statunitensi nel 2017, ambientato 25 anni dopo la fine della seconda stagione.

Per parlare di questa serie abbiamo scelto, di dare la voce allo spettatore e di raccontarci cosa Twin Peaks ha significato per loro e se consigliano la visione di questo telefilm.

Sofia

L’attrazione verso il mistero ci contraddistingue un po’ a tutti, ma c’è chi del mistero ne sente il vero e proprio bisogno e chi si nutre di misticità sa cosa significa amare Twin Peaks. Il capolavoro di Lynch ti entra in testa e non ti esce più e basta guardarlo la prima volta per far sì che ogni riferimento ad esso sia totalmente automatico, tanto è intensa e forte la sua energia. Disturba e incanta allo stesso tempo, un mix di emozioni che esplodono nella testa e nel corpo facendolo vibrare e lasciando un segno che non può andarsene, un fuoco che non si spegnerà mai. Lo stesso fuoco che ha guidato Laura nei meandri della Loggia Nera, mentre in sottofondo echeggiava la frase “Fuoco cammina con me”.

Teresa

Una vera e propria opera d’arte firmata David Lynch, che ti trasporta in una dimensione illogica, ironica e inaspettata.

Punti chiave della serie sono certamente la sigla, scelta precisamente da Lynch e composta da Angelo Badalamenti che rievoca al meglio il mistero della serie. In secondo luogo i paesaggi enigmatici e naturali che fanno da cornice perfetta alle vicissitudini della storia.

Inizialmente la serie appariva strana e insensata siamo sottoposti alle solite vicende d’amore, alla solita regia e alle solite colonne sonore. Proseguendo la visione invece notiamo l’originalità nelle riprese, nei copioni e nella caratterizzazione dei personaggi. Credo che  quest’ultimo sia un aspetto fondamentale della serie: mi ha colpito molto l’autenticità dei personaggi, e la volontà del regista di rappresentare al massimo le emozioni: dallo sconforto alla paura, all’amore. (Un esempio il terrore negli occhi della madre di Laura e l’urlo al telefono alla notizia della sua morte, il pianto di Bobby nell’ ufficio dello sceriffo all’inizio della terza stagione.)

Nonostante non sia l’obiettivo principale della serie,  la maggior parte delle scene della seconda e della terza stagione mi hanno letteralmente atterrito e spaventato molto, non so  il motivo, ma alcune scene  sono talmente strane, enigmatiche e inquietanti che spesso dovevo stoppare l’episodio per qualche secondo. Solo al ricordo di quegli episodi mi viene in mente l’assurdità di alcune scene, le parole e i dialoghi tra i personaggi che sembrano non avere una logica, mettendo in soggezione lo spettatore. E’ un esempio della genialità di David Lynch e la sua conoscenza della psicologia e dell’inconscio. Mi sento di dire che sono stata trasportata  in un’altra dimensione, dove il tempo svanisce e nulla ha più una logica.

Personaggi preferiti in assoluto sono senza dubbio Audrey, con la sua furbizia e sensualità, e Bobby, un personaggio che ho rivalutato nella terza stagione, che ho scoperto essere dotato di una sensibilità e timidezza insospettabili nelle prime due stagioni.Consiglio a chiunque di guardare la serie, ho imparato ad apprendere la filosofia di Lynch ad affezionarmi ai personaggi, a diventare la migliore amica e consigliera di Laura e a far parte di una comunità cosi ravvicinata come quella  degli abitanti di Twin Peaks.

Tommaso

Se il mondo potesse dividersi in categorie assolutamente reali, se l’uomo potesse tracciare linee di demarcazione fra cosa non è e cosa è, uno di questi confini sarebbe quello che separa l’arte dalla non-arte, qualunque cosa significhi; e uno dei criteri che determinerebbero l’appartenenza ad una di queste due categorie sarebbe l’effetto che l’esperienza di un opera da parte di un soggetto provoca sull’ opera stessa. Una mela si mangia, un foglio di carta si usa, il motore di una macchina lavora per chilometri e poi si ferma; ma una statua, come un quadro e come un film, non si consumano con gli occhi. Un libro può consumarsi passando di mano in mano, ma l’opera d’arte non è la rilegatura né la carta su cui è scritto, bensì le parole e il loro ordine sono la vera creazione originale. Di più, quando si fa esperienza di un’opera d’arte essa cresce di volume, permea la tua mente, il tuo linguaggio, ti avvolge con i suoi significati, cominci ad imitarla: essa ti fa conoscere un certo mondo, ossia ti educa e ti cambia. Un doppio legame ci lega quindi all’arte, noi la apprezziamo e lei attraverso noi si riproduce e s’ingrandisce ad ogni parola che le dedichiamo.
Questo criterio mi sembra più vero che mai con Twin Peaks, che con i suoi diners, le tazze piene di damn good coffee, gli sceriffi buoni e ingenui, i serial killers e i concorsi di bellezza ci introduce alla famosa America rurale. Quando l’FBI, rappresentata dall’eccentrico agente speciale Dale Cooper, entra, meglio, scopre la cittadina di Twin Peaks nel primo episodio, anche noi siamo onorati di farne conoscenza. Twin Peaks, WA è il non-luogo in cui riemergono i contenuti rimossi di un popolo, che solo le menti geniali degli autori David Lynch e Mark Frost potevano trasformare in discorso, con la stessa funzione di un mito raccontato in una caverna. Questi contenuti sono la persecuzione dei nativi americani, la cui eredità vive nel vice-sceriffo Hawk, il dramma edipico della famiglia borghese, la piaga dei serial killer e, nella magnifica terza stagione (ma non pensate che si concentri solo su questo), lo scontro fra tradizione e innovazione. I temi, realissimi, diventano miti per mezzo dello spirito del popolo americano: non stiamo infatti parlando delle battaglie contro gli indiani, degli omicidi e delle persone ammazzate (dei nomi degli assassini e delle vittime), dei casi di violenza domestica; piuttosto quando guardiamo Twin Peaks possiamo conoscere come la storia si è depositata nell’inconscio degli americani, quali tracce ha lasciato. Come i detective della serie entriamo in una caverna (nella serie, la Caverna dei gufi, che apparentemente non è niente di più di un’attrazione turistica, ma che si rivela essere luogo ancestrale e mistico) per arrivare al cuore dei complessi del popolo americano.
Lo stacco fra la realtà oggettiva e il modo in cui viene percepita, dal singolo o dal gruppo, è il problema più grande della storia; da lì tutte le altre incomprensioni che governano le nostre vite. È questo l’aspetto più affascinante, disturbante, perverso e originale di Twin Peaks: trasmette costantemente l’impressione che il significato della realtà ci sfugga. Lynch e Frost sembrano suggerire un atteggiamento verso la vita: mai smettere di cercare i pezzi del puzzle, consapevoli che il quadro non potrà mai essere afferrato nella sua interezza.

Dunque se non l’avete ancora visto correte a recuperare questa serie. La potete trovare anche su Sky Box!

Articolo a cura di: Chiara Frisone, Sofia Giannettoni, Teresa Giachetti e Tommaso Giachetti.

Posted by Chiara Frisone in Cinema e Serie Tv
Il corpo delle donne

Il corpo delle donne

Vorrei iniziare questo articolo proponendo al lettore la visione di un documentario che ho recentemente scoperto, si intitolata “Il corpo delle donne” ed è disponibile gratuitamente sulla piattaforma YouTube. (Link: https://youtu.be/EBcLjf4tD4E ).

Lorella Zanardo attivista femminista, scrittrice, giornalista e docente dal 2009 ha attraversato tutta l’Italia per parlare di un tema mai come oggi attuale, la mercificazione del corpo femminile nella televisione italiana. Si tratta di un breve docufilm che mostra il mutamento del servizio pubblico televisivo. Dalla creazione del grande gruppo Mediaset avvenuto il 15 Dicembre 1993 nei teleschermi italiani e nei nostri palinsesti sono comparse immagini di donne seminude, volti ricoperti di cera e make-up e taglie a dir poco al limite dell’anoressia. L’immagine delle veline a Striscia la notizia, delle co-conduttrici obbligate dalla figura maschile a collocarsi al di sotto di un tavolo di plexiglas o ancora peggio l’immagine di una donna, trasmessa la domenica all’ora di pranzo dalla Rai di una donna costretta come un pesce a cacciare un fragola, sono solo alcuni esempi di come il ruolo femminile sia quasi impercettibilmente ridotto allo stato animalesco.

Durante la conferenza stampa del Festival della Canzone Italiana 2020 è stata posta più volte come unica caratteristica idonea per la scelta delle ospiti femminili la qualità della bellezza e la loro capacità di porsi in secondo piano rispetto alla figura dei loro compagni di vita. Parlo in particolare di Diletta Leotta e di Francesca Sofia Novello, compagna del famoso pilota Valentino Rossi. Durante la conferenza a queste due donne non è stata data neanche l’occasione di parlare o esprimersi, in quanto erano state scelte solo ed esclusivamente per la loro bellezza. Sembra dunque inutile ribadire che alla luce di tali fatti, ancora una volta, la figura femminile viene denaturata della sua portata.

Eppure è da anni che la televisione italiana e in particolar modo il servizio pubblico ci propone immagini di questo tipo. L’immagine stereotipata della donna perfetta che invade lo schermo con le sue curve ingigantite da innumerevoli ritocchi qua e là è l’esempio di come la nostra mente si sia ormai assuefatta ad una bellezza confezionata. Abbiamo infatti perso la capacità di indignarci, abbiamo perfino smesso di lottare di fronte ad immagini di questo tipo e il gesto automatico è diventato per noi quello di cambiare canale alla ricerca di qualcosa di più idoneo, di più culturale.

Il festival di Sanremo nasce come una grande occasione per i cantanti emergenti e non solo italiani di proporre un contenuto artistico e culturale. Dal palco dell’Ariston sono passati grandi nomi e grandi figure, soprattutto femminili, Mina, Mia Martini, Anna Oxa, Paola Turci… ma soprattutto ha visto la scomparsa di grandi cantautori come il famoso Luigi Tenco che si tolse la vita proprio durante il Festival il 27 Gennaio del 1967. Questo dovrebbe essere dunque un momento di unione, di forza, di condivisone di un messaggio culturale, l’idea che la musica è in grado di cambiarti la vita, di migliorare l’umore, ma soprattutto l’idea che questo momento stia proponendo a tutta l’ Italia la canzone più rappresentativa di un momento, di una sensazione o di una emozione.

La scelta di queste ospiti è alquanto discutibile, soprattutto se si pensa che secondo gli ultimi dati istat le donne vittime di femminicidio in Italia nel 2019 sono state quasi 100. Ovvero dal 2000 al 2019 sono state uccise 3230 donne di cui 2355 in ambito familiare e 1564 per mano del proprio partner/ex marito/ ex fidanzato. Avremmo dunque sperato per quest’anno, di grandi cambiamenti ospiti più validi, come donne che gestiscono centri di violenza, psicologi che lavorano quotidianamente sul campo, avvocati che si battono per le donne e non il solito teatrino di donne che mostrano il loro tatuaggio inguinale o la loro dote migliore: quella di mettersi in mostra.

L’immagine stereotipata della donna- modella, bella ma poco intelligente, che non si applica abbastanza è un cliché che in tutti questi anni ha fatto la sua apparizione nelle pubblicità, nei programmi televisivi per cui noi paghiamo un canone annuale o un abbonamento. Donne che sanno solo parlare di calcio, ma soprattutto donne belle, anzi bellissime che non possono nemmeno parlare. Tutto questo potrebbe sembrare assurdo e invece è pura realtà.

Sulla pagina Instagram del conduttore Amadeus in condivisione con la sua compagna, nonché altro volto già conosciuto negli ambiti Rai si legge nell’ultimo post una frase del grande Troisi che dice: “Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci”. Eppure questa volta il messaggio l’abbiamo capito tutti molto bene. Viviamo in un mondo in cui esiste ancora una divisione uomo donna e questo si vede soprattutto dalle trasmissioni che quotidianamente bombardano i nostri schermi.

Siamo stanche di vederci così, brutte, insicure, piene di difetti solo perchè lo stereotipo ideale è quello di una modella o di una moglie di un calciatore. Siamo stufe di spendere soldi in creme, prodotti di finta bellezza che ci mostrano seni spropositati e occhi senza rughe. Vorremmo vedere più verità. Più cultura. Più informazione. Più sensibilizzazione. Vorremmo vedere non tanto il corpo delle donne, quanto la capacità di essere tali, che come si sa oggi è un dono che non tutte possono permettersi.

Per lungo tempo l’immagine della donna ideale era infatti raffigurato nella Venere di Willendorf, una statuetta di 11 cm scolpita sulla pietra calcarea oolitica dipinta in ocra rossa che rappresentava la madre terra da cui tutto origine. Eppure spesso nei luoghi pubblici se una donna allatta il figlio appena nato è una esibizionista.

Vorremmo dunque da donne avere tante cose, non scarpe, ma il riconoscimento dei diritti: quello della tampon tax al 4%, quello di esprimere noi stesse attraverso forme artistiche e culturali, quello di sentirci libere nell’ambiente familiare ed esterno delle mura di casa se indossiamo una gonna un po’ più corta. Vorremmo un mondo in cui se una donna fa carriera può anche avere una famiglia e dei figli, dove una donna può realizzare il suo sogno. Ma soprattutto ancora una volta, all’interno della televisione italiana vorremmo sentire di più la voce femminile e non vedere il corpo, un corpo di gomma, vorremmo vedere la bellezza, quella vera di chi ha combattuto una lunga battaglia per avere voce, la bellezza di chi ha sofferto nella vita, di chi è bella, ma bella perché se stessa.

Posted by Chiara Frisone in Attualità e Informazione
Stefano Cucchi vive ed è un uomo libero

Stefano Cucchi vive ed è un uomo libero

C’era una volta un carabiniere che baciò la mano di Ilaria Cucchi. Ebbene sì, sarebbe il perfetto inizio di una storia che narra di giustizia, legalità, senso del dovere. Eppure questo episodio è l’epilogo di un processo durato 10 anni.

Stefano Cucchi aveva 31 anni quando fu fermato nel Parco degli Acquedotti il 15 Ottobre 2009: era un geometra e soffriva di epilessia, tanto che i carabinieri che lo fermarono trovarono insieme a 20 grammi di Hashish e cocaina alcune pastiglie per calmare i suoi attacchi epilettici. Il giorno seguente all’arresto fu processato per direttissima e il giudice dispose che Cucchi rimanesse in custodia cautelare presso il carcere di Regina Coeli, in attesa dell’udienza prevista per il mese successivo (Novembre 2009).

Il 16 Ottobre Stefano Cucchi sta male, viene visitato dal medico del tribunale e dopo l’ingresso in carcere l’infermiera dispone un immediato trasferimento al pronto soccorso del Fatebenefratelli di Roma. Rifiuta il ricovero e torna in carcere, ma le visite mediche sono sempre più frequenti e viene ricoverato nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini.

Stefano Cucchi si spegnerà il 22 Ottobre 2009 e il suo peso al momento del decesso era di 37 chili. La sua famiglia in sei giorni non ha mai potuto vederlo e l’ultimo ricordo che hanno di lui è una foto che fu scattata prima dell’autopsia. La fotografia comincia a girare grazie all’associazione “A buon Diritto” che è stata contatta dalla famiglia. Quest’immagine diventa tristemente virale, i lividi sul volto del carcerato passano dai giornali alle televisioni, la sorella si mostra affranta mentre impugna una gigantografia del fratello tumefatto e colpito.

Durante il primo processo vengono rinviati a giudizio sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. Le colpe sono: abbandono di incapace, abuso di ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni e abuso d’autorità. Il processo evidenzia la dinamica nel seguente modo: Cucchi sarebbe stato pestato nelle celle, portato in ospedale dove sarebbe stato abbandonato a se stesso senza cibo né acqua. Un colpo di scena arriva durante il processo di primo grado, quando i giudici identificano i segni sul corpo e il viso del detenuto come esempio di malnutrizione. Nel 2013 gli unici condannati sono i medici dell’ospedale Pertini.

Il 31 Ottobre 2014 vengono assolti tutti gli imputati per insufficienza di prove. Ilaria Cucchi annuncia ricorso in Cassazione. La Suprema corte decide la parziale cancellazione di questa sentenza e ordina un processo di appello-bis per omicidio colposo per i medici. Confermate invece le assoluzioni per i tre agenti di polizia penitenziaria e i tre infermieri del Pertini. Quest’ultimo appello termina nuovamente con un’assoluzione per i medici, ma nel 2017 la Cassazione annulla questa decisione e il giorno successivo il reato finisce in prescrizione.

Nel Gennaio 2017 la Procura di Roma conclude le indagini e chiede il rinvio a giudizio nei confronti dei tre carabinieri che hanno arrestato Cucchi per omicidio preterintenzionale. Le accuse dicono che il soggetto è stato colpito con pugni e calci, provocando una rovinosa caduta che, insieme al comportamento omissivo dei sanitari, ne hanno determinato la morte.

Il 10 Luglio 2017 in aula torna l’ipotesi del pestaggio e si identificano per la prma volta tutte le lesioni riportate da Cucchi: tumefazioni ed ecchimosi al viso, due fratture alle vertebre, diverse escoriazioni. In particolare la rottura della vertebra S4 che ha portato alla lesione del nervo sacrale. Un quadro clinico che secondo i pm “accentuava la bradicardia” di Cucchi “con conseguente aritmia mortale”.

L’11 Ottobre 2018 Francesco Tedesco, uno dei tre carabinieri a processo per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, chiama in causa due colleghi accusandoli di aver pestato Stefano Cucchi, aggiungendo inoltre di aver compilato una nota d’ufficio che viene però sottratta. Ilaria Cucchi commenterà la vicenda con la frase “Il muro è stato abbattuto”. La testimonianza di Tedesco è importante perché apre un nuovo filone nelle indagini, ovvero quello dell’abuso di ufficio. Vengono iscritti nel registro degli indagati altri tre carabinieri: il maggiore Luciano Soligo, allora comandante della compagnia Talenti Montesacro, il luogotenente Massimiliano Colombo (comandante della Stazione Tor Sapienza) e il carabiniere scelto Francesco Di Sano (quest’ultimo aveva già ammesso di aver modificato un verbale sulle condizioni di salute di Cucchi). I Carabinieri indagati sono 8, sia per abuso di ufficio e omicidio preterintenzionale. Scattano le prime intercettazioni che vengono pubblicate dal quotidiano Repubblica. In una di queste sarebbe stata pronunciata la frase: ” Bisogna avere spirito di corpo, se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare .”

Il 17 aprile 2019 la procura di Roma rinvia a giudizio gli 8 imputati e la sentenza arriva il 14 Novembre 2019. Di Bernardo e D’Alessandro vengono indagati per 12 anni dalla Corte d’Assise di Roma per omicidio preterintenzionale. Due anni e sei mesi per falso all’imputato-teste Francesco Tedesco, che viene assolto dall’accusa di omicidio preterintenzionale. Sono accusati di omicidio colposo i cinque medici coinvolti, assolta Stefania Corbi, accuse prescritte per Aldo Fierro, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo.

La storia di Stefano Cucchi finisce con un’immagine, forse proprio com’era cominciata: la foto scattata in tribunale del Carabiniere che bacia la mano di Ilaria Cucchi è forse la metafora di uno Stato che crede ancora nella Giustizia. In tutti questi anni tra polemiche e silenzi abbiamo assistito a tanti atti di coraggio e di persecuzione nei confronti della famiglia Cucchi. L’opinione pubblica ha trovato tra le piazze e i social media lo spazio per dare voce alla propria opinione sul caso, dividendo la società in due parti nette: chi difende e chi accusa. Nel 2018 esce nelle sale cinematografiche “Sulla mia pelle: gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi”, interpretato da Alessandro Borghi, che al Festival del Cinema di Venezia ricorda Stefano e tutte le vittime di tortura. Sono tantissime le petizioni di Amnesty International per trovare verità e giustizia nel caso Cucchi.

In tutti questi atti di dedizione, affetto e vicinanza alla famiglia c’è stato anche qualcuno che ha usato questa vicenda per la sua campagna elettorale, mediatica e spesso anche politica trascinando le folle a pensare che Cucchi fosse un semplice consumatore di sostanze stupefacenti, legittimando in tal senso l’omicidio, la violenza e la lunga attesa. Questa persona è Matteo Salvini che dopo la sentenza ha dichiarato: “Il caso testimonia che la droga fa male sempre”.

Quello che colpisce dell’ultima sentenza è stato il silenzio che è calato nell’aula quando il giudice ha pronunciato il verdetto. La famiglia Cucchi non ha esultato o urlato, ma le lacrime hanno bagnato i loro volti lasciando la traccia indelebile della speranza. Un merito speciale va ad Ilaria e alla famiglia Cucchi che in questi anni non ha mai rinunciato alla ricerca della verità e della giustizia. I 10 anni di verità per Stefano Cucchi sono il primo passo verso la realizzazione e la consapevolezza che le forze dell’ordine non devono abusare della loro divisa e del loro potere e che la violenza non sarà mai giustificata e tollerata. Oggi Stefano Cucchi è vivo e libero.

Posted by Chiara Frisone in Attualità e Informazione
“Normal people”, un libro per chi cerca continuamente la normalità

“Normal people”, un libro per chi cerca continuamente la normalità

“Marianne had the sense that her real life was happening somewhere very far away, happening without her, and she didn’t know if she would ever find out where it was or become part of it.”

Sally Rooney, classe 1991, irlandese di nascita ci propone il suo secondo romanzo “Normal People” (Persone Normali,in traduzione italiana). Dopo il notevole successo internazionale deil precedente libro, Conversation with friends, l’autrice entra nel dettaglio del suo mondo quello del Trinity College e delle relazioni personali.

Questo libro è stato definito in diversi modi, qualcuno si è sbilanciato giudicando questo lavoro come “semplice” altri essenzialmente come una “teen story”, eppure questo testo ha la capacità di entrare nella mente del lettore e di lasciare un retrogusto amaro. Pubblicato nel Settembre 2018 da Faber & Faber era un libro attesissimo dalla generazione dei Millenianls, le cui aspettative non sono state tradite. Ciò che forse il lettore medio non riesce a spiegarsi è la scalata che questo libro ha realizzato nelle classifiche mondiali. Attualmente si posiziona al 51esimo posto della classica IBS tra i bestseller di narrativa e letteratura straniera. In Italia questo libro è stato al terzo posto per tutta l’estate ricevendo diversi commenti sul portale di Einaudi che ne ha realizzato la pubblicazione e la traduzione italiana. (Link di riferimento: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-di-lingua-inglese/persone-normali-sally-rooney-9788806241315/ ) Il quotidiano The Guardian ha giudicato questo romanzo con le seguenti parole: ” Il romanzo che più di ogni altro ci dice cosa vuol dire essere giovani oggi. Marianne e Connell si parlano di tutto ma solo all’insaputa di tutti, si frugano i corpi e i sentimenti ma solo di nascosto, come i pianeti delle orbiti imprevedibili si girano intorno, fra moti armonici e strazianti collisioni. Cosa impedisce a due ragazzi dei nostri giorni disinvolti di stare insieme in libertà e leggerezza?

La storia è ambientata proprio a Dublino, una città che per la maggior parte del tempo è rivestita da un profondo cielo cupo e tetro, un luogo dove tutto sembra possibile fino ai limiti dell’immaginabile. Connel and Marianne frequentano lo stesso liceo di Carricklea, un piccolo agglomerato urbano dell’Irlanda appena fuori Sligo. A parte questo, non hanno niente in comune. Lei appartiene a una famiglia agiata che non le fa mancare nulla tranne i fondamenti dell’amore e del rispetto. Lui è il figlio di una donna pratica e premurosa che per mantenerlo fa la domestica in casa d’altri (quella della madre di Marianne). Lui è il centravanti della squadra di calcio della scuola e fra i compagni è molto amato, mentre Marianne, è quella strana ed evitata da tutti. Certo, la ferocia informa tutti i rapporti di potere che vigono fra i personaggi, nella piccola scuola di provincia come nel prestigioso Trinity College cui entrambi i ragazzi accedono, nelle dinamiche di genere come negli equilibri famigliari. In un modo o nell’altro entrambi aspirano alla normalità, Connell per un’innata benché riprovevole pulsione di conformità, Marianne forse per sfuggire a quella cruda e pervasiva sensibilità che tanto dolore le causa e che facilmente vira all’autodistruttività. Per anni Marianne e Connel si cercano rischiando la vita, salvandosela a volte, chiedendo aiuto reciproco, dimostrando sempre che il loro rapporto è legato da un profondo senso amoroso.

All’interno di questo testo ci sono diversi temi: la violenza domestica, l’affetto, gli amici, la droga, l’amore e ad ogni pagina il lettore rimane con lo sguardo incollato alla pagina fino al finale, che lascia ancora una volta il segno idelebile di una capacità creativa innata. C’è Jane Austen tra i dialoghi di questo libro, insieme alla violenza delle relazioni umane e l’omonima di Marianne con l’eroina del suo romanzo ne è un palese indizio. La capacità di descrivere tutte le sensazioni ed esperienze umane pervade il lettore, come nelle fiabe più antiche esistono i feroci, i buoni, i cattivi, i corrotti, i violenti, e c’è anche chi aspira alla normalità, come nel caso di Marianne e Connell.

L’ambientazione del Trinity è descritta nei minimi particolari, ci sono le indicazioni delle auto, le strade della città con i nomi e i luoghi, la dinamica univesritaria come l’esperienza Erasmus e tutto sembra pulsare alla vera domanda dei due protagonisti: si può ancora essere persone normali in un mondo dove tutto sembra mutare ogni secondo?

La scrittura inglese rende molto bene alcune delle piccole sfaccettature linguistiche che in traduzione perdono quella patina di originalità e la scelta della narrazione tutta al presente sembra stonare in alcuni piccoli punti. Nel Maggio 2019 la casa produttrice Hulu ha dischiarato di voler realizzare nel 2020 una serie televisiva ispirata proprio a questo libro. L’autrice ha ottenuto un notevole successo, il suo romanzo è stato votato come libro dell’anno (2018) dalla libreria Waterstone e ha ottenuto il Costa Book Award. Nel 2019 questo testo è rientrato nella lista dei possibili papabili vincitori del Women’s Prize for fiction ed è arrivato 25esimo nella classica di The guardian tra i migliori 100 libri del ventunesimo secolo.

Dunque in conclusione è un libro estremamente consigliato per chi vuole affrontare una lettura non troppo impegnativa, ma soprattutto per chi come Marianne e Connell, si sente “una vittima” dell’essere giovani. Per scoprire come si può essere persone normali bisogna arrivare fino in fondo, arrivare al cuore della narrativa della Rooney e perchè no magari visitare anche la tetra e cupa Dublino per vivere l’atmosfera qui descritta.

Posted by Chiara Frisone in Libri e Letteratura
Er cucchiaio della politica italiana

Er cucchiaio della politica italiana

L’estate è finita, si torna a scuola, gli esami all’università, le prime scadenze che ci preparano all’autunno, per noi cittadini italiani quest’estate è stata particolarmente difficile. Abbiamo assistito a conferenze stampa direttamente dal Papete Beach di Milano Marittima e richieste di pieni poteri. Non è tutto qui, siamo stati spettatori di rimproveri e ramanzine, abbiamo visto il sipario chiudersi e riaprirsi nel giro di qualche giorno.

Lo spettacolo che ci hanno presentato assomiglia ad una commedia un po’ fuori tempo rivisitata in chiave moderna. Un governo giallo-verde che si trasforma in giallo-rosso è la perfetta metafora della maturazione dei peperoni, un’evoluzione insomma, che ci lascia un po’ sbigottiti e senza parole. Questa situazione politica è stata definita in tanti modi “rimpasto di governo”, “governo delle zecche rosse” e per i più nostalgici anche “governo di Renzi”. Quello che però non sappiamo è cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo governo che presenta le caratteristiche di un nuovo compromesso storico tra due forze partitiche che fino a qualche mese fa recitavano il classico ruolo della politica italiana ovvero il negazionismo di colpa. Infatti, se fino a qualche mese fa si scaricavano i mancati obiettivi ai governi precedenti, si può dire che ora forse la situazione è ancora più complessa. Insomma, in un groviglio politico che sembrava impossibile da sciogliere un governo è stato formato e il 5 settembre 2019, alle ore 10 e 20 la nuova squadra capitanata da Giuseppe Conte ha giurato al Quirinale. Dopo il Consiglio dei ministri durato circa un’ora e mezza, l’Italia ha sciolto la sua riserva a Ursula Von der Leyen (Presidente della Commissione Europea) sul nome del commissario italiano in Europa, si tratterà proprio di Paolo Gentiloni (ex premier). La squadra è composta da i seguenti membri. Presidente del Consiglio: Giuseppe Conte, classe 1964, qualche ruga sul viso che mostra la sofferenza provata a gestire una lotta intestina del governo precedente, si è parlato di lui tanto, forse troppo, eppure ora sembra felice davanti alle telecamere per il suo nuovo incarico e questa volta rilassato per il contratto di governo. A scegliere il suo ruolo è stato il capo di stato, Sergio Mattarella che dalla panchina del Quirinale ha scelto come arbitro dell’incontro proprio Giuseppe Conte, ormai suo fidato in ambito politico.

Suo fedele compagno nel ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Conte-bis troviamo Riccardo Fraccaro, punta di diamante del M5s, fedele scudiero della battaglia anti-vitalizi. Sembra indossare la maglia numero 4, nel ruolo di centrocampista centrale. Laureato in Giurisprudenza, trentotto anni, ha studiato presso l’Università di Trento e come riporta il quotidiano Repubblica è conosciuto per una gaffe avvenuta nel 2013, quando Napolitano, allora capo dello stato, scelse di ricandidarsi. In tale occasione l’esponente grillino scrisse sul blog: “Oggi è il 20 aprile, giorno in cui nacque Hitler. Sarà un caso ma oggi muore la democrazia in Italia.” Questo post fu eliminato poco dopo.

Sostituisce il capogruppo della Lega Matteo Salvini, Luciana Lamorgese nel difficile ruolo di Ministro degli Interni. La sua carriera è stata una costellazione di assist vincenti: avvocato, capo di Gabinetto nel 2013 prima con Alfano e poi con Minniti. Lavora al Viminale dal 1979 e ora mostra sul suo volto i suoi anni di studio e fatica, le sue idee sono in netto contrasto con il suo predecessore, ci aspettiamo grandi “colpi di tacco a spillo” da questa donna in quanto quota rosa e soprattutto esperta in materia.

Per la giustizia Conte ha deciso di mantenere Alfonso Bonafede, esponente del movimento 5 stelle già attivo nel precedente mandato. Ha a cuore il ruolo delle donne, la difesa e la tutela in caso di violenza, inoltre uno dei suoi punto nodali è “la legge spazzacorrotti” unico punto di debolezza: la grande amicizia che lo lega a Conte, infatti era suo assistente presso l’Università di Firenze.

Per difendere l’Italia si schiera in parlamento Lorenzo Guerini, appassionato di calcio e tifoso dei San Francisco Giants. Cresce in un ambiente comunista per poi formarsi politicamente nella Democrazia Cristiana. Amico intimo di Renzi e per un periodo anche portavoce della segreteria del PD. Gioca con la maglia numero 6 come libero difensore centrale e il suo compito sarà nei prossimi mesi quello di difendersi dalle critiche deli avversari del centrodestra e dall’organizzazione dei suoi uomini.

Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, 53 anni, cresciuto con rigide lezioni Gramsciane, ora docente di Storia Contemporanea alla Sapienza, e in politica con il Pd dal 2009. A lui spetterà l’arduo compito della manovra economica prevista in autunno. Nel ruolo di terzino sinistro il neoministro dovrà trovare un duro compromesso per uscire da questa crisi senza precedenti anche se il PIL sembra cresciuto nelle ultime settimane. Ci aspettiamo grandi cose da questo giocatore.

Come ministro degli esteri troviamo lui, l’uomo che speravamo di vedere in panchina e che invece torna in campo dopo “l’infortunio emotivo” ricevuto dall’allenatore, Luigi Di Maio, mai laureato, iscritto due volte all’università, ma mai conclusa. Lui che nel suo dribbling politico ha saputo incassare i colpi e chinare la testa di fronte alle numerose sconfitte. Ci chiediamo se la preparazione dell’estate possa effettivamente aiutarlo a discutere con esponenti di altri paesi sulle difficoltà economiche e sociali dell’Italia.

Come ministro dell’istruzione un giocatore che ha fatto parlare molto di sé nei mesi precedenti, Lorenzo Fiormanonti, esponente del Movimento5 stelle che invitava a suo tempo i precari a non votare per il suo partito. Un possibile autogoal? Con una legge da varare sull’istruzione ci aspettiamo un cambiamento radicale, insomma un goal che questa volta però deve sfondare la porta avversaria e non la sua.

Ministro della salute Roberto Speranza, il cui cognome sembra già un programma elettorale. Esponente di LeU, capogruppo del partito Democratico alla camera dei Deputati nella XVII legislatura, con la maglia numero 7 gioca come esterno destro. Durante l’intervista per Radio Radicale ha dichiarato che il compito primario di questo governo sarà lottare contro le diseguaglianze.

Prende il posto dell’uscente Gian Marco Centinaio una donna, Teresa Bellanova, esponente del Partito Democratico come Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Si è parlato di lei in questi giorni, da molti è stata paragonata alla figura di Luigi Di Maio a causa del mancato titolo di studio. Questa donna però mostra sul viso la sofferenza di una adolescenza come bracciante. Una quota rossa decisa, preparata e pronta a scendere in campo per dimostrare il valore del sacrificio e del lavoro.

La squadra di governo è così composta, i commentatori di questa partita a bordo campo sembrano essere Soros e Trump che nelle ultime settimane hanno espresso l’appoggio e la vicinanza a questo governo. Alla cinepresa D’Alema, Grillo e Zingaretti hanno tracciato le migliori inquadrature per la ripresa di questo governo andando contro gli avversari politici che vorrebbero il 19 Ottobre scendere in piazza a protestare contro regole di gioco che a loro paiono incostituzionali. Infine lui, ultimo ma non per importanza il disegnatore arbitrale Casaleggio, la mente del movimento 5stelle che ha trasformato in maniera silenziosa un governo giallo-verde in un governo giallo-rosso. Dunque sembra tutto pronto per il calcio di inizio e come si dice: speriamo faccia bello perché la partita è ancora aperta e da giocare.

Posted by Chiara Frisone in Politica
Opinion Leader e Influencer: un nuovo modo di fare politica

Opinion Leader e Influencer: un nuovo modo di fare politica

In un’epoca digitalizzata come la nostra, dove quotidianamente possiamo condividere i nostri pensieri, le nostre foto in vacanza e gli obiettivi di lavoro, il medesimo spazio è utilizzato per esprimere la nostra appartenenza politica e mostrare la nostra adesione ad un partito. Uno studio ha dimostrato che i maggiori commentatori dei profili Facebook dei politici possono assumere i connotati di Influencer e Opinion leader.

Federico Tanzini, laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Siena, ha condotto uno studio sul social network Facebook ricercando quali siano le tendenze degli Opinion Leader e degli Influencer nel panorama della politica italiana e francese. Per comprendere a fondo la sua tesi è stato necessario porre alcuni pilastri iniziali: innanzitutto conoscere i follower dei politici online, se il loro interesse era esposto solo al politico di riferimento, ed infine analizzare il loro linguaggio e se vi sono altri esponenti o leader che si distinguevano per tali tipi di comunicazione. La ricerca quindi si è basata sul concetto di influenza sintetizzato da Paul Felix Lazarsfeld, che ha teorizzato che le relazioni sono come punti di ancoraggio per le opinioni, gli atteggiamenti, le abitudini e i valori. Secondo il sociologo le campagne di informazione tendono a condizionare i piccoli gruppi e i comizi elettorali hanno solo una funzione di rafforzamento delle proprie idee infatti durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 1940 negli Stati Uniti d’ America lo studioso ha teorizzato il concetto di flusso a due fasi della comunicazione. Secondo tale teoria, non esiste un canale unico e costante di informazioni che partendo dai media giunge direttamente ai destinatari finali. All’opposto, tale flusso verrebbe mediato dagli Opinion Leaders (individui più sensibili alle informazioni mediali e con le personalità più influenti all’interno delle proprie strette cerchie sociali), per poi essere a loro volta veicolato al gruppo di appartenenza o riferimento. Dunque, la figura di tali soggetti sarebbe essenziale ai fini della ricezione di un determinato messaggio inoltrato dai Media, in quanto sarebbero gli intermediari tra un sistema globale che influisce in maniera filtrata al singolo.

Questi Leaders si distinguono dagli altri individui per un maggiore consumo di prodotti mediali e spesso sono influenzati a loro volta da altri Leaders, inoltre hanno maggiori stimoli nell’esprimere la propria opinione, ed hanno ruoli di spicco all’interno della comunità di appartenenza. Svolgerebbero, attraverso la loro funzione politica, tre fondamentali operazioni per la propagazione delle loro idee: la riattivazione, la visibilità e la persuasione.



Queste 3 caratteristiche è possibile analizzarle nel post della figura sulla sinistra del ministro dell’interno Matteo Salvini, che tramite la sua influenza di Leader cerca di modificare i profili dei suoi follower, che utilizzerebbero un badge o un adesivo per indicare la propria appartenenza politica. È doveroso pensare che gli internauti, non si interfaccino solo con il politico su internet, ma usino la sua pagina come un punto di riferimento e si informino delle novità e delle scelte di governo come un vero News Media, sostituendo di fatto i media tradizionali. Possiamo quindi dire che i maggiori leader politici possiedono le caratteristiche degli influencer.  Le principali peculiarità online per cui si distinguono tali soggetti sono: il maggior numero di pubblicazioni, il numero di commenti ricevuti, il numero di likes e ricondivisioni ai “post” e infine il numero di follower e l’attenzione per i loro contenuti.

La ricerca è stata condotta sui paesi di Italia e Francia, visto che nella nostra penisola dal Gennaio 2017 al Gennaio 2018 vi è stato un netto aumento degli utenti internet del 10%, per un numero pari a 4 milioni di naviganti contro il solo +0,9% dei francesi per un totale inferiore alle 500.000 unità. Ciò può dimostrare un netto ritardo culturale tecnologico rispetto ai transalpini e si rifletterebbe sulle capacità nell’uso della rete e dei social della popolazione italiana. I commenti e i commentatori di Facebook sono stati individuati grazie all’uso del software “Sketch Engine”. L’analisi dei commenti è stata compiuta per Keywords, formate da 1 a 3 vocaboli. Queste parole chiave sono state individuate grazie alla comparazione ad un web corpora per avere una rilevanza ai fini dell’uso online. I 5 TOP commentatori per politico sono stati cercati per gruppi di parole ed esaminati tramite una analisi dei contenuti. Per l’analisi delle abitudini dei politici online del 2019 è stato necessario fare affidamento sullo studio: “Who’s the winner? An analysis of the 2018 Italian general Election” di Bracciale e Cepernich. La “Skilfulness” è il risultato dell’organizzazione dei contenuti, dello stile e della grammatica con cui viene data rilevanza a certi elementi dell’agenda politica. L’engagement rappresenta: la più tangibile cerimonia di attivazione del supporto del follower, una caratteristica basata sulla creazione, sulla coltivazione e sul mantenimento del legame politico e socioculturale ad un livello simbolico.

Per capire al meglio quanto tentato di dimostrare si possono osservare alcune tabelle di riferimento:

Dunque, in conclusione è possibile dichiarare che i profili dei maggiori commentatori italiani e francesi non possiedono tutte le caratteristiche degli Influencer: gli individui analizzati sono dotati in media di un modesto numero di «follower» su Facebook. Riescono a ricevere spesso grandi quantità di «Mi piace» nei commenti dimostrando la loro capacità di poter influenzare gli altri utenti. E infine gli Italiani possiedono una maggiore attenzione al livello di contenuti scritti e condivisi nei propri profili.

Sembra che i Leaders politici italiani e i loro Spin Doctors hanno seguito lo sviluppo tecnologico di Facebook nell’ultimo anno concentrandosi sui VIDEO, grazie all’uso delle dirette Streaming.  Alla luce della definizione di Opinion leader politico online, per continuare questo percorso di ricerca sarà necessario incrociare alcune tipologie di dati: gli elementi dei profili privati e la caratterizzazione dei loro contenuti, chi esprime e riceve maggior interesse con i likes e le ricondivisioni personali e infine le interazioni nel panorama dei vari social network.

Dagli sviluppi di questo studio innovativo è possibile comprendere come alcuni profili che commentano in modo assiduo i politici italiani e francesi sono in realtà dei fake, in molti casi è di moda tra gli utenti presentarsi e interagire tramite profili di coppia. L’esplosione dell’uso dei social network come processo di comunicazione ha permesso la diffusione e la condivisione di ideali politici, che ai nostri occhi di frequentatori abituali appare come meccanismo consolidato, ma in realtà le possibilità della rete e delle connessioni sono ancora tutte da studiare, soprattutto nel panorama dell’antropologia digitale.

Posted by Chiara Frisone in Politica
Il valore dell’amore in una società ipermoderna

Il valore dell’amore in una società ipermoderna

Quante volte i nostri genitori ci hanno detto che ci volevano bene, quante volte ancora abbiamo sentito l’esigenza di sentirci amati? La risposta a questa domanda è: tante, forse troppe volte. Allora perché facciamo così fatica ad amare gli altri e a dimostrare ciò che proviamo?

In un testo molto famoso di Zygmunt Bauman Amore liquido si può riscontrare una interessante riflessione sulla disumanizzazione dei rapporti interpersonali nella nostra modernità. Secondo l’antropologo ciò deriverebbe da una errata attribuzione di equivalenza fra “amore di sé” e “istinto di sopravvivenza”. Quest’ ultima infatti, è spesso intrecciata alla figura dell’Altro contrariamente a quanto l’individualismo e la società in cui viviamo cerchino semplicisticamente di affermare chiamando in causa la legge del più forte di Darwin. Riflettendo sulla presenza di altri individui all’interno della nostra vita, possiamo affermare infatti come la nostra esistenza non si riduca solo a protezione o a adeguamento dei precetti conformistici, ma anzi tenda sempre di più a dispiegare la sua espressione umana chiamando in causa la soggettività e responsabilità individuale. Secondo il precetto cristiano di “ama il prossimo tuo come te stesso” ogni essere umano dovrebbe essere in grado di dimostrare il bene provato secondo una scala gerarchia, mantenendo i precetti esistenziali come valori essenziali della piramide. Eppure, spesso questo non accade e a concepire proprio questo disagio fu lo stesso Sigmund Freud che nel testo Disagio della civiltà sottolineava che solo rispettando l’altro è possibile vivere insieme, ma solo rinunciando all’egoismo per accedere al sentimento profondo creato dal legame. Ma secondo quali virtù e principi l’uomo è in grado di seguire uno dei comandamenti più belli ascritti nella logica morale?

Si tratterebbe per lo più di un atto di fede che coinciderebbe, di fatto, con l’atto di nascita dell’umanità stessa, in virtù del quale l’uomo fuoriuscendo dal guscio di impulsi si trasforma in essere innaturale ad essere dotato di ragione e amore. Sarebbe proprio quest’ultima la vera differenza tra la bestia, e l’essere razionale. La sopravvivenza umana sarebbe così irriducibile alla pura conservazione della vita, ed è per questo che conservazione spirituale e umana possono prendere vie separate. Se da un lato l’uomo riesce e può ribellarsi al perpetuarsi della vita, per esempio andando incontro alla morte attraverso il suicidio quando la dignità e la valorizzazione viene meno, dall’altro può condurre una esistenza disumanizzata e svuotata a pura vita materiale. L’amore di sé non sarebbe dunque il mero atto della riproduzione della specie. Ciò che amiamo di noi stessi è proprio la speranza di essere amati, ovvero di essere oggetti riconosciuti nelle nostre peculiarità e particolarità, altri dunque dovrebbero amarci per imparare ad amare noi stessi. Per quanto concerne la legge morale, del bene tende sempre al bene e l’amore tende sempre all’amore ci si dovrebbe aspettare che il prossimo desideri essere amato per le stesse ragioni che stimolano il nostro amore di sé e ciò sarebbe vero simbolo di unicità.

La definizione di amore liquido fornito dalla società ipermoderna in cui viviamo, per definirla con un termine lacaniano, creerebbe una falsa idea che farebbe coincidere amore di sé e istinto di sopravvivenza, portando come a senso unico la legge più forte, scambiando di conseguenza narcisismo sano con patologico. Il primo affonderebbe le proprie teorie nel riconoscimento dell’altro e quindi nel principio di umanizzazione della vita. Il secondo invece creerebbe una chiusura fino all’esaltazione di sé, identificando l’altro come un nemico e un rivale. La lotta per la sopravvivenza dunque sfocerebbe in una serie di pietismi e giochi psicologici atti a fare del male al nostro rivale.

Molti antropologi e studiosi si sono soffermati sul valore del bene nella nostra società in continuo e costante cambiamento. L’uomo sembra aver perso la sua identità collettiva e in alcuni casi il suo stesso inconscio e ipermoderno che sarebbe dunque privo di colpa, ma massimamente colpevole, incapace di assumere il coraggio dell’esistenza. Amare l’altro in un processo di convivenza, relazione, matrimonio, non è mai semplice, in ogni momento di donazione e condivisione con un’altra persona sentiamo perdere dentro di noi piccoli tasselli di esistenza e così preferiamo scegliere la strada della non affezione e del non impegno.

Capire cosa l’altro desidera, crede, pensa, ammira è il compito più difficile di un “imparare a conoscersi”, perché inevitabilmente ad ogni piccolo passo verso la realizzazione dell’apertura e del disvelamento all’altro vengono suscitate le esperienze più dolorose, profonde e sensoriali. Esiste dunque una soluzione a questo, oppure viviamo in un mondo senza amore?

L’amore c’è e spesso risiede proprio dentro di noi anche se nascosto dal desiderio di sopravvivere creato all’interno delle nostre esigenze. Secondo le stime la maggior parte della popolazione prova difficoltà all’impegno e alla convivenza, questa patologia viene definita come filofobia o anoressia sentimentale. Nicoletta Suppa, psicoterapeuta in una intervista per Repubblica (22 agosto 2018) ha spiegato che il meccanismo mentale che si crea nella coppia è quello del timore di perdere il controllo, che si manifesta nelle persone tipicamente razionali o che hanno subito traumi d’amore. Questo accade perché l’innamoramento comporta necessariamente una perdita di controllo, un affidarsi e dedicarsi all’altro. Quando però si è abituati a controllare sempre tutto, non si è disposti a vivere in funzione dell’altro. L’innamoramento è considerato un segno di debolezza e l’altro diventa un potenziale pericolo. Succede proprio l’opposto di quello che dovrebbe accadere in amore: invece che sentirsi sicuri vicino al partner, ci si sente fragili. Quando i sentimenti sono intesi come causa di insicurezza, non ci si lascia più andare. Quando, invece, l’amore passato è stato fonte di sofferenza, si teme di ritrovarsi nella stessa sensazione. Nelle storie successive la persona può “decidere” di non darsi completamente all’altro e di razionalizzare, per quanto possibile, il proprio coinvolgimento. In questo caso il passato sentimentale ha lasciato ferite aperte, che non permettono di fidarsi ancora dell’altro. Eppure, esistono proprio dei consigli utili per superare questa barriera. Il primo: non programmare nulla e vivere ogni singolo momento del quotidiano come l’attesa di una nuova possibilità. Secondo: sperimentare sempre scegliendo e facendo esperienze nuove per entrambi i partner della coppia. Terzo: non uscire sempre da soli, ma costruire intorno solidi sostegni, perché la vita di coppia si sa richiede del tempo. Quarto: evitare di coinvolgere troppo le famiglie nel primo momento e infine non considerare il passato come una strada già segnata, anzi cercare sempre il nuovo. Insomma, come direbbe Rossella O’Hara in Via col vento: “Domani è un altro giorno e si vedrà”, non precludiamoci così la possibilità del diverso, dell’altro e soprattutto dell’amore.

Posted by Chiara Frisone in Filosofia
L’Ilva di Taranto: una storia senza fine

L’Ilva di Taranto: una storia senza fine

Ci sono tanti tipi di storie, quelle che fanno sognare, che sono capaci di muovere emozioni e sensazioni, ci sono però anche vicende tragiche che non hanno nemmeno una fine, non hanno una storia d’amore e nemmeno qualche supereroe che alla fine ci salva. Questa è il caso dell’Ilva di Taranto, una storia che non ha ancora un lieto fine, ma solo il pesante fardello di morte che trascina per la città e l’Italia.

L’IIva nasce nel 1961 il gruppo è uno dei protagonisti più importanti del settore, ovvero quarto produttore europeo con 5,8 milioni di tonnellate d’acciaio prodotte nel 2016, circa 14.000 lavoratori e 15 unità operative. A Taranto, sorge proprio uno de centri più grossi di lavorazione, gli altri sono a Genova e a Novi Ligure. Trent’anni fa iniziò la prima inchiesta quando una casalinga esasperata dalla polvere rosa che ogni giorno era costretta a raccogliere sul suo balcone in una casa popolare del quartiere Tamburi (quartiere costruito a partire dagli anni’70 che con il suo spazio verde doveva svolgere una funzione isolante per l’ilva dalla città di Taranto) chiese alla Pretura spiegazioni. Vent’ anni dopo si è scoperto che dietro quella polvere non si nascondevano solo fastidio o sporcizia, ma una strage. Dal 1998 al 2010 sono morte a Taranto 386 persone per colpa delle emissioni industriali e nel 2013 erano mancate 174 persone a causa del valore del Pm 10. Nel 2010 è iniziato il lungo processo giudiziario quando la Magistratura di Taranto per la prima volta dispose il sequestro dell’acciaieria per gravi violazioni ambientali. Dagli anni ’80 i medici iniziarono a registrare una maggior incidenza di casi di malattie quali mesotelioma, leucemie, patologie tumorali e malattie della tiroide. Il 26 luglio 2012 il gip di Taranto Patrizia Todisco firmò il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’Ilva di Taranto e le misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici aziendali. Successivamente furono arrestati Emilio Riva, residente dell’Ilva Spa fino al Maggio 2010, il figlio e suo successore Nicola Riva, l’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, il dirigente a capo dell’area del reparto cokerie Ivan di Maggio e il responsabile dell’area agglomerato Angelo Cavallo. In poco tempo l’Ilva è su tutti i giornali, le televisioni e appaiono negli occhi degli italiani immagini di una politica corrotta, consumistica e indifferente al reale problema della popolazione. L’accusa è di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.

Vista l’importanza dell’Ilva e della sua produzione il governo, allora guidato da Mario Monti, cercò di attuare una serie di politiche per consentire la prosecuzione della produzione. Furono infatti varate leggi specifiche per aggirare i livelli di inquinamento consentiti, rimandando i termini entro i quali l’azienda avrebbe dovuto essere sistemata per riprendere la sua normale attività. Dunque, grazie al Decreto Ministeriale del 21 gennaio 2015 è stata aperta una Procedura di Amministrazione Straordinaria ed è stato nominato il Collegio Commissariale di ILVA S.p.A. Gli attuali commissari Ilva sono: Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi. I commissari straordinari avevano il compito di risanare, sia a livello ambientale che economico l’azienda, per poi rivenderla. I periti nominati della Procura di Taranto hanno calcolato che in sette anni sono morte 11.550 persone a causa delle emissioni, in particolare per cause cardiovascolari e respiratorie. Dopo l’inchiesta del 2012 lo stato ha avviato una gara internazionale vinta da Arcelor Mittal. Quest’ultima è una multinazionale indiana che nel Giugno 2017 vinse la gara pubblica che gli consentì di sottoscrivere all’epoca con il ministro Calenda per assumere il controllo parziale dell’acciaieria.  Grazie a quell’accordo, l’azienda indiana, controllata da Am Investco ha potuto affittare l’acciaieria per poi acquisirla. Martedì 24 luglio 2018 la multinazionale Arcelor Mittal ha reso noto di aver accettato tutte le richieste fatte dai commissari straordinari dell’Ilva per dare il via libera all’acquisizione dell’acciaieria.

Quando parliamo di Ilva dobbiamo considerare diversi aspetti e fattori spinosi che ancora oggi non permettono una chiara definizione della faccenda. La natura del primo problema riguarda essenzialmente l’ambiente, infatti quello dell’Ilva di Taranto è considerato come uno dei più grandi disastri sanitari e ambientali della storia europea. Secondo i dati relativi al 2010 sarebbero state diffuse nell’ambiente circostante 4.159 tonnellate di polveri sottili, 11 mila di diossido d’azoto e anidride solforosa, ovvero circa il 93% di tutta la diossina prodotta in Italia. Il secondo punto nodale riguarderebbe l’occupazione, sarebbero circa 14mila i dipendenti di Ilva che perderebbero il lavoro per una consequenziale chiusura della azienda e in più tutti i piccoli gruppi che si rifanno al gruppo Spa. Inoltre, la continua produzione manterrebbe l’Italia in una posizione favorevole per l’esportazione dell’acciaio e consentirebbe l’autosufficienza sulla produzione del materiale.

Le questioni qui riportate sono diventate ancora più spinose dopo l’avvio dell’acquisizione della Mittal, infatti il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha spiegato che la proposta sarebbe stata esaminata, tenendo però anche conto del fatto che l’Autorità Anticorruzione (Anac) ha rilevato delle criticità sulla procedura che ha portato Arcelor Mittal a firmare un contratto di acquisto con il precedente governo, bocciando così il 30 luglio 2018 il piano migliorativo presentato dal nuovo gruppo Ilva a causa di una scarsa attenzione ambientale. Dopo circa un anno non ci sono ancora ragionevoli soluzioni, ma i morti aumentano e la rabbia degli abitanti di Taranto è tanta.

Il 13 giugno 2019 gli abitanti del quartiere Tamburi si sono radunati presso le scuole da tempo chiuse per decisione del sindaco a causa dell’emissione delle polveri sottili. Il movimento 5 stelle, partito votato in gran numero alle scorse elezioni amministrative, presentava ben cinque candidati provenienti da Taranto che nel loro programma mostravano una profonda adesione e fiducia nella realizzazione di un piano per salvare Taranto dalle polveri sottili. In questi ultimi mesi abbiamo assistito a scene pietose del ministro Lugi di Maio. Non ci dimenticheremo mai dell’espressione del Ministro il 24 aprile 2019 durante le trattative al Tavolo permanente del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) quando Alessandro Maresotti, presidente di Pacelink, una delle 23 associazioni convocate incalzava Di Maio sulla questione Ilva con queste parole: ” Quando annuncia una cosa come sicura, e questa non si verifica, diventa pubblicità ingannevole”. (per rivedere il video: https://youtu.be/jlR7uda_Pyc)

Non ci dimenticheremo mai anche tutte le vittime di questa industria che lentamente strappa da Taranto, bambini, anziani, giovani donne e uomini, precludendo loro il diritto fondamentale dell’essere umano: la vita. I dati parlano chiaro, dopo le elezioni europee forse per non influenzare la campagna elettorale, l’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso i dati sconcertanti riguardanti la malformazione dei neonati. Tra il 2002 e il 2015 sarebbero nati 600 bambini con malformazioni congenite dettate dalla diffusione di polveri sottili e dal livello di Pm a 10.

È inaccettabile dunque che uno stato non si muova in aiuto degli stessi italiani di cui si proclamano paladini e se il ministro Di Maio è impegnato a vergognarsi alla tavola rotonda c’è chi con non curanza si lava le mani di un misfatto che dura da anni, come il vicepremier Matteo Salvini e lo stesso premier Giuseppe Conte. Abbiamo assistito in questi anni a manovre illecite, loschi traffici di soldi, modifiche delle leggi ambientali solo per alimentare un business che uccide e che ammala.

Dunque, in questa storia, senza fine, ci sono tanti nomi, ma poche accuse, ci sono molti colpevoli, ma poche condanne, ci sono molte vittime, con nomi, volti, storie personali che lentamente tendono a scomparire nella logica del potere logorante. Quello che ci auguriamo noi, ragazzi di Dedalo è che si possa trovare una mediazione e che per una volta l’Italia possa fare la scelta giusta; ovvero quella di salvarci.

(Per maggiori informazioni sulla vicenda vi lasciamo il servizio di Propaganda Live sull’emittente La7 che negli ultimi anni ha svolto un’indagine dettagliata sulla vicenda: http://www.la7.it/propagandalive/video/propaganda-live-le-promesse-disattese-su-ilva-06-05-2019-270793)

Posted by Chiara Frisone in Politica
Il traffico di esseri umani: una guerra dettata dal potere occidentale

Il traffico di esseri umani: una guerra dettata dal potere occidentale

“Siamo tutti migranti nessuno è veramente indigeno” questa è la frase riportata come slogan dal settimanale Internazionale per parlare della questione migranti un tema che nel 2019 ci riguarda proprio tutti in Italia e in Europa. Persone che scappano dalla guerra, esseri umani, come noi che percorrono lunghe tratte nel deserto, nel mare, senza acqua o cibo, seviziate e violentate; donne, bambini, uomini, tutti accomunati da un unico desiderio: la pace. Negli ultimi anni si è parlato molto di barconi, di blocchi navali voluti dal Ministro dell’ interno Matteo Salvini e dal carroccio di governo e di condizioni umane e processi ancora aperti in procura. Si è parlato poco invece della mutazione antropologica che riguarda la questione migranti. La condizione di rifugiato, ancora oggi, è uno delle definizioni più difficili e discusse sul piano internazionale. Numerose persone negli ultimi anni hanno dimostrato come il movimento migratorio sia costante esistenziale dei popoli. Fin dalle origini l’uomo primitivo si sarebbe spinto oltre i confini alla ricerca del sostentamento. La vera difficoltà in questo caso, a distanza di secoli, è capire la portata dello spostamento. Si tratta infatti di popolazioni che scappano da una condizione di guerra provocata proprio da noi occidentali che attraverso manifestazioni evidenti e meno palesi alimentiamo un “fuoco aperto” da anni senza condizione di tregua. In Italia stiamo assistendo a numerosi sbarchi negli ultimi anni e per quante siano state le parole spese e i piani attuati la situazione è ancora poco gestita e controllata.

​ Il 2 Giugno presso il porto di Genova, nella località di Calata Bettolo alle ore 9:00 del mattino è arrivata una nuova barca con a bordo 23 minori e 17 donne alcune in stato di gravidanza. Le operazioni di sbarco si sono concluse intorno alle 14:00 di questo pomeriggio. Le operazioni si sono svolte sotto la giurisdizione della Capitaneria di Porto e di140 operatori. Prima sono state soccorse le persone in gravi difficoltà come le donne e i bambini, successivamente sono stati aiutati gli uomini. Si tratta di persone provenienti da diverse parti dell’ Africa, in particolare Camerun, Somalia,​ Mali, Libia, Nigeria e Costa d’Avorio. Tutti i migranti sono stati trasferiti con dei pullman, alle ore 18 nel Lazio, sono rimasti in territorio ligure solo undici minori non accompagnati, una donna che ha riportato gravi ustioni e il suo bambino.​

Ai giornalisti del Secolo XIX il comandante della “Cigala Fulgosi”, il capitano Michele Fabiano ha raccontato il salvataggio: “C’erano donne anche in stato di gravidanza: una è al settimo mese. Di solito in quelle condizioni si preparano le valigie per l’ospedale, lei invece si è buttata in mare. Abbiamo salvato anche tanti bambini, l’equipaggio si è messo a giocare con loro per distrarli da quello che avevano passato.” Questo è il resoconto di una lotta che da anni si combatte in mare, in un territorio sconfinato e pericoloso, in cui le uniche vittime a subire le conseguenze sono i rifugiati che pagano anche cifre esorbitanti pur di donare ancora speranza alle loro vite. Come riportato da alcuni Psicologi che lavorano presso i centri di accoglienza e il cui reportage fu realizzato dal quotidiano “Il manifesto” la situazione è estremamente critica, le condizioni di violenza riportate da questi fuggitivi è allarmante e da anni si chiede una soluzione pratica a livello europeo di tale problema.​

Secondo le stime riportate dal Ministero degli interni gli sbarchi nel 2019 sarebbero in diminuzione, si tratta però di dati relativi agli attracchi portuali dichiarati e controllati, mentre di recente si assiste ad un progressivo aumento di sbarchi illegali attuati anche attraverso l’uso di barche a vela e gommoni. La lotta agli scafisti, trafficanti di esseri umani e di anime è diventata di recente una delle battaglie personali dei governi italiani. In particolare il governo giallo verde nell’ultimo periodo sembra rimproverare all’ Unione Europea uno scarso interesse e un mancato intervento su questa questione. In effetti secondo le recenti stime, i rifugiati userebbero l’Italia solo ed esclusivamente come punto di approdo, desiderando infatti spostarsi in cerca di lavoro e asilo in altri paesi europei con un alto tasso di occupazione come la Francia, la Germania e l’Inghilterra. La questione nodale per la penisola bagnata dal Mediterraneo riguarda principalmente gli immigrati clandestini che vivrebbero come vittime della malavita, schiavi dell’accattonaggio e della prostituzione.

Le questioni e i dibattiti da affrontare sono molti, dalla definizione di rifugiato, all’asilo politico e la corretta accoglienza. Le immagini strazianti che ci appaiono osservando telegiornali e giornali ci da costantemente l’idea di una insoddisfazione e delusione generale sul tema migranti. Ogni forza politica fino a questo momento ha dimostrato di non avere un corretto piano per risolvere questo traffico di esseri umani e punire i trafficanti e i delinquenti che alimentano da anni in diversi paesi europei e africani questi business che poggia sulla vita di esseri umani.​

In questa situazione di precarietà e di difficoltà ci appaiono però le immagini confortanti di volontari, medici, assistenti che ogni volta “cercano di ridare vita” a queste persone che scappano da condizioni di vita inimmaginabili. Alcuni hanno riportato la scabbia e l’intervento dei medici Dell’ ospedale Galliera di Genova ha permesso di individuare subito le situazioni più a rischio e intervenire subito. Alcuni hanno perso la vita lungo il tragitto in mare, come hanno dichiarato alcuni migranti all’arrivo nel porto. Questi 100 migranti sono rimasti alla deriva per tre giorni, con il mare forza tre prima di essere soccorsi.​

Nonostante l’ Italia stia lentamente chiudendo i centri di accoglienza, che secondo il ministro dell’interno non rispettano alcune norme, lasciando senza lavoro numerose persone e soprattutto rendendo i migranti vittime della strada e della malavita, rincuorano i sorrisi un po’ stanchi dei volontari del soccorso, gli occhi​ dei naufraghi che riacquistano in poco tempo, alla vista della terra ferma un po’ di speranza a dare fiducia ai fini di un lavoro internazionale di gestione del problema. Pier Paolo Pasolini in un famoso testo “A Jean Paul Sartre che mi ha raccontato la storia di Alì dagli occhi azzurri” narrando della guerra franco-algerina scrisse queste parole:

Essi sempre umili

Essi sempre deboli

essi sempre timidi
                                 

essi sempre infimi
                                 

essi sempre colpevoli
                                

  essi sempre sudditi[…] “

Allora così, con il cuore pieno di sofferenza, con le lacrime che rigano il volto per i maltrattamenti e le violenze che esseri umani come noi subiscono chiediamo una risposta collettiva e internazionale perché non si deve morire in mare, né sulla terra, né in cielo. Noi vogliamo la vita, vogliamo così elogiare l’esistenza di ogni essere umano che merita la pace, quella pace che noi occidentali non siamo in grado di fornire per le nostre lotte economiche senza fine.

#restiamoumani​

Posted by Chiara Frisone in Attualità e Informazione
L’apocalisse europea

L’apocalisse europea

Il 27 maggio si apre con una foto di Matteo Salvini sui social con una scritta: Grazie Italia!Sarà il suo sorriso tronfio, lo sguardo sempre un po’ perso nel vuoto a creare quel profondo senso di amarezza che portiamo sul petto. I risultati di queste elezioni europee segnalano un profondo mutamento ideologico all’interno dell’Italia. La vittoria del partito “La lega” è indice di un dilagante sistema populista e di una insoddisfazione generale in tema europeo.

Forza Italia è al 8,78% pari a 2.333.579 voti, Fdi al 6,46% con 1.717.054 voti. Restano sotto la soglia tutti i partiti più vicini ad una visione europea ecologista, femminista e solidale, Più Europa si ferma al 3%, Europa Verde si attesta al 2,3%, La sinistra all’1,7%, il Partito Comunista allo 0,9%, il Partito animalista allo 0,7%, i Popolari per l’Italia allo 0,5%, gli altri movimenti al 2%. Secondo le ultime informazioni Salvini durante la conferenza stampa si sarebbe presentato con un rosario in mano, ringraziando tutti gli elettori italiani e promettendo un grande lavoro in Europa con l’intenzione di cambiare la visione delle cose. È una politica che non sopportiamo quella che utilizza il crocifisso, le frasi del Vangelo, Pier Paolo Pasolini  e altri cantanti come Vasco Rossi e Fabrizio De André come strumento di propaganda per arrivare al cuore, o forse alla pancia, alla parte più nevrotica delle persone. Positiva invece la risposta del Partito Democratico, che supera rispetto al 4 Marzo 2018 (elezioni politiche italiane) il MoVimento 5 stelle che perde notevoli consensi. Il segretario Nicola Zingaretti ha dichiarato in conferenza stampa: “Salvini emerge come vero leader di un governo immobile e pericoloso. Noi vogliamo costruire l’alternativa a Salvini per essere credibili in vista del voto politico. Il governo esce ancora più fragile per divisioni interne di fronte ai grandi appuntamenti che lo aspettano”. Sarà che il carroccio non piace a tutti, saranno i loro modi estremi, saranno le promesse non mantenute che purtroppo vedono solo in pochi, a creare quel senso di oppressione che si prova osservando i risultati. Dall’unica forza di sinistra entrata in parlamento europeo ci aspettiamo non tanto una risposta contrastiva a Salvini e al governo, quanto un impegno profondo e cospicuo nella realizzazione dei programmi elettorali, attendiamo risposte ecologiste, decisioni in tema immigrazione, un’attenta analisi di criticità e di rischi per i nuovi sbarchi, insomma ci aspettiamo meno voce e più fatti concreti. Male il MoVimento 5 stelle che perde molti consensi, Luigi Di Maio ha commentato il risultato sostenendo che il grave insuccesso è da attribuire all’astensionismo al sud (forse dimentica la questione Ilva di Taranto, le promesse mai mantenute e le false dichiarazioni in conferenza stampa).  Entreranno nel parlamento europeo anche Forza Italia e il partito di Giorgia Meloni, un risultato deludente, che conferma ancora una volta una visione estremamente difficile per l’Italia. La situazione negli altri paesi europei è la seguente: Popolari e socialisti perdono la maggioranza che finora ha retto gli equilibri in Europa ma mantengono comunque ancora il controllo cooptando i liberali e il movimento En Marche del presidente Emmanuel Macron, e probabilmente anche i Verdi, vogliosi di far pesare in Europa i nuovi consensi conquistati. 

Un eventuale gruppone sovranista, se gli altri decidessero di mettere in atto un cordone sanitario nei loro confronti come avvenuto dopo le passate elezioni del 2014, potrebbe dunque non riuscire a incidere negli equilibri post-elettorali che porteranno come primo effetto di peso la composizione della nuova Commissione europea. Anche sommando le forze eterogenee di conservatori Ecr, Enf (il gruppo della Lega di Salvini) e Efdd (il gruppo dei 5 Stelle) si arriverebbe a 171 eurodeputati su 751.  Certo bisognerà capire cosa vorrà fare il vittorioso Orban con la sua truppa di eurodeputati. Se alla fine decidesse di uscire dal Ppe, andrebbe a rafforzare i nazionalisti. Ma anche così non sembra possa reggersi in piedi un’ipotetica maggioranza del Ppe alleato con i sovranisti, che si fermerebbe a 344 seggi, sotto i 370 necessari per governare l’aula.

Il dato che per ora sembra incontrovertibile è il boom dei Verdi, che sembrano ormai coagulare intorno alla proposta ambientalista – anche sull’onda dell’effetto Greta – il voto del dissenso giovanile e progressista, deluso dai socialisti, che pure segnano buoni risultati in diversi Paesi: in primis Spagna e Olanda.

La Germania in questo senso è emblematica della dinamica: nel Paese che elegge più eurodeputati, gli ecologisti raddoppiano i consensi e diventano il secondo partito mentre crolla la Spd e cala la Cdu di Merkel.

Sorpresa anche in Francia, dove la lista Europe-Ecologie le Verts è il terzo partito con il 12,8% dei voti. I populisti alleati di Matteo Salvini in Europa segnano buoni risultati soprattutto in Francia, dove il Rassemblement National di Marine Le Pen è il primo partito con il 23,2%.

La situazione appare veramente tesa. Tra dichiarazioni sui social, ai telegiornali, in conferenza stampa quel che rimane di questo voto è un forte astensionismo nelle regioni meridionali dell’Italia e una generale disinformazione sui programmi e le persone da votare. Spesso in questi mesi di campagna elettorale abbiamo sentito frasi del tipo: “ah io non voto tanto è tutto uguale” oppure “io non so chi votare, probabilmente voterò lega”. È proprio questo disinteresse, questo menefreghismo collettivo a portare alla ribalta partiti che fino a pochi mesi fa sostenevano che l’Europa fosse un covo di “radical chic”. Ci auguriamo all’alba del nuovo impegno europeo che Matteo Salvini sia più presente agli impegni istituzionali, infatti già nel lontano 2016 l’allora segretario generale della Fim, Marco Bentivogli, aveva dichiarato che Salvini era il più grande assenteista di Bruxelles. I recenti dati in Italia confermano una mancata presenza giustificata con la campagna elettorale e la presenza nelle piazze. Ci auguriamo inoltre che il suo compagno di partito Angelo Ciocca non sbatta altre scarpe sui documenti di Moscovici come accaduto il 23 ottobre 2018, mostrando un’Italia violenta e insignificante. Tra le molte speranze nutrite vorremmo vedere più fatti concreti e realizzati sul profilo social di Matteo Salvini e Luigi di Maio al posto di gatti, piatti e bottiglie di vino e tra gli innumerevoli sogni nel cassetto come non dimenticare la maggiore presenza del premier di questo governo Giuseppe Conte. L’Europa soffre per la vittoria di Orban in Ungheria che costruirà un muro profondo tra i nazionalisti e una visione comunitaria europea.

Per lasciarci con questa amarezza e questa sconfitta sul piano democratico, nella speranza di un futuro migliore e di una risposta complessiva e globale da parte degli altri stati membri citiamo una frase di Jean Paul Fitoussi: “L’Europa? Una tragedia greca.” Forse ora l’aggettivo più giusto è “tragicomica”.

Posted by Chiara Frisone in Attualità e Informazione