Il G8 vent’anni dopo, cosa ci ha lasciato?

Era il 2001 quando Genova si infuocava per il G8, i manifestanti si riversavano in strada, mentre altri chiudevano le serrande dei poggioli quasi a rimarcare la separazione netta tra la strada e la vita. Molti di noi quell’anno se lo ricordano come uno dei più caldi, e per chi è nato a Genova come me, il G8, o ferse meglio, i fatti della Diaz hanno cambiato completamente la visione dell’unico mondo possibile.

Sono passati vent’anni e la nostra generazione è cresciuta sotto il peso di quegli avvenimenti che all’epoca, per noi bambini, sembravano qualcosa di incomprensibile. Ricordo ancora quando sotto casa mi trovai davanti una schiera di poliziotti armati da manganelli e scudi, avevo all’incirca 6 anni e loro venivano verso di noi, tutti uniti, in fila perché poco prima qualcuno aveva incendiato un cassonetto sotto casa. Non riuscirono a discernere che davanti a loro c’era solo una signora anziana con la nipote.

A distanza di anni, tra ricordi che emergono e immagini che con il tempo ho ricostruito, ho imparato a parlare di Genova e del G8 leggendo quotidianamente e informandomi sempre di più. Alla domanda: “ma perché si è arrivati alla guerriglia urbana?” rispondo sempre che non era una lotta, ma una questione di sopravvivenza e la risposta andava ricercata nella storia della città. Tornando indietro nel tempo, più precisamente all’aprile 1945. La città di Genova è una delle poche in Italia a liberarsi da sola dall’occupazione tedesca. Quando la notte tra il 25 e il 26 aprile gli alleati entrarono nella città trovarono un luogo illuminato. Era il 23 aprile quando alle ore 21:00 il CLN genovese si riunì per decidere se iniziare l’insurrezione o aspettare. Si decise di non attendere ulteriormente. Successe poi nel 1960 che la Genova antifascista insorse facendo cadere il governo Tambroni.

La storia della città di Genova è basata e fondata su un senso comune di antifascismo, solidarietà e liberazione. Questo ci riporta a quell’afoso luglio 2001 quando nel capoluogo ligure si sta tenendo la riunione dei capi di governo dei maggiori paesi industrializzati svoltasi proprio da venerdì 20 a domenica 22 luglio 2001. Al governo c’è Silvio Berlusconi che in quel momento ha sostituito D’Alema inglobando nella sua formazione di governo i neofascisti Fini e Bossi. 

G8 Genova, diciotto anni dopo: una testimonianza diretta - Fuori dal Comune

È venerdì 20 luglio, la città è completamente deserta, ma occupata militarmente. Il giorno precedente si era svolta una manifestazione per i diritti degli immigrati; la situazione è tesa, subito vi è uno scontro tra gli anarchici e la polizia. È tuttavia il giorno successivo a suscitare più scalpore, in diversi punti della città iniziano una serie di manifestazioni:

-Zona Sampierdarena alcuni lavoratori iniziano a protestare e si spostano poi a Piazza di Negro 

-Un corteo di Legambiente e Marcia Mondiale per le donne parte da Piazza Manin e realizza diversi sit-in in Piazza Corvetto 

-un corteo di Globalise Resistance che parte da Piazzale Kennedy (zona Foce) per violare le zone rosse. Durante questo corteo un uomo anziano e una ragazza violano la zona protetta e si faranno arrestare senza opporre resistenza. La ragazza una giornalista francese sarà la prima condannata a cinque mesi di reclusione.

File:Quartieri di Genova.png - Wikipedia

Questi sono alcuni dei punti della città dove sono in corso manifestazioni pacifiche. È un più lontano che qualcosa sta per succedere. Nel primo pomeriggio nei pressi della stazione di Brignole alcuni Black Bloc attaccarono con bottiglie Molotov i Carabinieri, parte l’assalto e improvvisamente i manifestanti violenti e pacifici si mischiano. Il corteo si sposta e si trova vicino a Marassi, anche in questo caso è difficile separare la violenza dalla manifestazione pacifica. Quello che tutti però ricordano è lo scontro di Piazza Alimonda, zona vicino alla Foce. I Carabinieri lanciano lacrimogeni sui manifestanti pacifici di via Invrea, i cassonetti erano stati usati come protezione e da un Land Rover Defender partì il colpo di pistola che ammazzò Carlo Giuliani. La camionetta lo investe, la sua morte obbliga a sospendere ogni idea democratica che avevano sostenuto fino a quel momento. Sono le 16:00 e polizia e carabinieri iniziano a caricare i manifestanti senza distinzione. 

Ho scoperto con il tempo che parlare degli avvenimenti del G8 non è mai facile, anzi spesso si scade in una retorica vuota e senza fondamenta. Ciò che invece vorrei sottolineare è come la nostra generazione sia cresciuta all’ombra di quegli avvenimenti. Le immagini della scuola Diaz (episodio del 21 luglio 2001) ce le ricordiamo bene. Pozze di sangue lungo il pavimento di marmo. Li arrestarono tutti. Le immagini che passavano ai telegiornali erano quelle di uomini in fila che venivano scortati sulle camionette della polizia. Erano persone che si erano trovate un rifugio per la notte per manifestare in maniera pacifica il giorno successivo. Furono picchiate, maltrattate e una delle vittime rimase in coma per due giorni. Le vicende giudiziarie sono state complesse e ricche di sotterfugi e omissioni. In merito a questo aspetto consiglio la lettura dell’articolo dell’Espresso di Simone Pierani. (https://espresso.repubblica.it/attualita/2021/07/14/news/diaz_vent_anni_dopo_g8_non_eravamo_nati_ma_vogliamo_le_stesse_cose_-310172510/)

A lungo si è parlato di colpevoli e condannati e le vicende giudiziarie non sono mai finite. Secondo alcune indiscrezioni l’attacco della polizia e dei carabinieri per disperdere i manifestanti durante le rivolte fu pensato e organizzato male, lasciando ampio margine di scelta ai singoli gruppi. Ciò che resta è un senso di rammarico profondo per i depistaggi e le false informazioni che sono state riportate dalle forze dell’ordine.

Genova 2001 vent'anni dopo, un altro mondo è necessario": il palinsesto di  eventi, dibattiti e iniziative per discutere sui giorni del G8 - Il Fatto  Quotidiano

Oggi in parlamento si chiede un numero di riconoscimento sulle divise delle forze dell’ordine, nonostante questa sia un’ottima e nobile proposta mi chiedo cosa scateni tanta violenza, tanta rabbia sociale. Me lo sono chiesta in questi anni, a lungo, e sono sempre riuscita a vedere nella manifestazione una giusta reazione ad una crisi economica dilagante, che aveva portato al governo i neofascisti. Lo sancisce anche la nostra Costituzione, la libertà di manifestare ed esprimere il nostro pensiero. Nel 2001 tutto non funzionava, mancavano non solo le basi politiche, ma anche quelle sociali e democratiche. Mi sono schierata dalla parte di Giuliani, delle vittime della Diaz dei manifestanti e poi lentamente ho capito che quell’odio, quel rancore era simbolo di un vuoto di potere, di un potere democratico. Il G8 porta con sé il marciume di chi ancora oggi è “assetato e affamato” di legalità e di giustizia, di chi sente il bisogno di tornare ad un solo capo unico e universale che controlli la disciplina. Noi oggi sediamo su un abisso, su un vuoto che rinnega dopo vent’anni pestaggi e depistaggi giudiziari. Eppure, noi ce lo ricordiamo quel sangue, quel cordone di persone davanti a noi quando scendevi a fare la spesa. Ce la ricordiamo la città deserta, le scritte sui muri, la violenza. Noi che eravamo bambini, che dopo vent’anni urliamo le stesse cose nelle piazze: la democrazia, la libertà e il rispetto. Torneranno forse ad occupare un posto nel dibattito politico e civile. Abbiamo bisogno di un modello, la nostra generazione nata sotto il peso di quella che chiamavano la guerriglia urbana, noi che siamo cresciuti sapendo di dover pagare anni di politiche economiche neoliberiste che di fatto ci hanno schiacciato verso un precariato insostenibile. Noi lo ricordiamo, perché in quei manifestanti di Genova ritroviamo tutta la nostra rabbia sociale, per noi che dopo vent’anni abbiamo visto questo vuoto ampliarsi maggiormente. Per noi che ancora ci battiamo per gli stessi diritti.

Verità e giustizia per i fatti di Genova.

Per ulteriori approfondimenti consiglio la visione del docufilm “In campo nemico” e la riedizione del volume “Nessun rimorso” curato da Zerocalcare, Erri De Luca, Alessio Spataro e Filippo Scòzzari.