Perché stiamo sbagliando a giudicare WandaVision

Sembra ormai chiaro che le serie originali Disney+ tendono sempre a far discutere per quanto riguarda l’impostazione della struttura narrativa del prodotto. La critica mossa fin da subito a The Mandalrian è quella di essere una serie stracolma di episodi “filler” (ovvero, riempitivi) in cui sembra che il plot faccia fatica ad andare avanti. Questa critica è vera senza ombra di dubbio. In particolare nella seconda stagione, la struttura sembra costituita da “sidequest“, le tipiche missioni secondarie di un videogioco, slegate totalmente dalla missione principale.

Con WandaVision, però, ci troviamo davanti ad altri problemi. I problemi di cui tratteremo non sono ovviamente da ricondurre al fatto che la serie non ha ancora visto la propria conclusione, ma sono questioni irrimediabili persino a metà stagione.

Fin dalla prima puntata, la serie ha assunto una forma volutamente criptica e poco chiara nel tentativo di creare mistero. Questo risultato viene raggiunto attraverso una riproduzione esteticamente fedele agli stilemi delle sit-com degli anni che la serie tende a citare per tre puntate consecutive. Quest’imitazione raggiunge certamente ottimi risultati da un punto di vista più filologico che contenutistico. Queste prime tre puntate, infatti, trattano ciascuna un decennio della storia delle sit-com americane. Per motivi non ancora esplicitati, gli attanti che agiscono nella storia restano invariati, ma mutano linguaggi, contesti ed ambientazione. Da questo punto di vista, il tipo di ritmo delle battute, il tipo di umorismo e gli effetti visivi sono perfetti rispetto al decennio preso di riferimento in ciascuna puntata.

Il ruolo che viene però svolto da queste puntate è scarso a livello di plot (trama) e di storia. Questi due termini possono apparentemente sembrare omonimi, ma, in sintesi, il PLOT è la successione degli eventi narrativi, lo schema e la struttura che dà ritmo alla narrazione, ovvero lo scheletro portante di ogni narrazione. La STORIA è invece la fusione armoniosa fra PLOT e TEMA, cioè il “cosa” viene raccontato, dei valori assoluti ed universali di cui ogni storia è, volente o nolente, portatrice.

Il problema a questo punto appare evidente. Le prime tre puntate, funzionali alla costruzione del contesto e accennando con parsimonia a ciò che la storia andrà a raccontare, risultano disintegrate dall’interno da una quarta puntata che altro non fa se non distruggere l’attesa attraverso spiegazioni fin troppo dettagliate del “campo da gioco” che le prime tre puntate ci hanno mostrato.

Ecco che quindi la quarta puntata aggiusta di fretta e furia la grave mancanza delle prime tre: il PLOT. Intanto, però, il tema, il messaggio ed il valore che questa storia intende comunicare non è ancora chiaro. Chiariamoci, è più che legittimo che una storia scelga di allungare il brodo per quanto concerne la mostrazione degli eventi narrativi portanti della narrazione. Non è invece altrettanto legittima la scelta di non trasmettere al fruitore nemmeno una vaga idea di quello che è il valore in gioco dopo quasi metà stagione televisiva.

Certo, gli spettatori più attenti e puntigliosi avranno certamente colto tramite un processo induttivo il tema di fondo della vicenda, strettamente legato al motivo per cui Wanda ha creato questo mondo fittizio. Ciò risulta ancora più evidente dal promo della quinta puntata, che presenta la scritta “Life could be perfect when it’s made just for you“. Ecco il primo accenno al valore della serie, al “di che cosa parla”: la NEGAZIONE del “lutto” da parte di uno dei personaggi Marvel che, al pari di Thor, più di chiunque altro è uscito sconfitto dalle vicende di Avengers: Infinity War.

Un frame del promo della puntata 5

La questione non è dunque legata alla mancanza di pazienza da parte dei fan. È giusto che una serie si prenda il tempo opportuno per raccontare la propria storia ed infatti la mancanza di ritmo non è certo un problema per WandaVision. Il punto è che il tema morale non è ancora emerso in maniera esplicita. Per un film è necessario anche aspettare la conclusione per avere una visione completa della storia attraverso il plot.

La serialità televisiva, per quanto orizzontale, ha una precisa pezzatura ed ogni elemento è un testo a sé che il fruitore deve essere in grado d’interpretare, sia considerandolo autonomamente che in relazione col resto delle puntate. Cosa che qui non è possibile. Almeno, non ancora.

In conclusione, gli elogi per questo tipo di prodotto dipendono in buona parte dall’estetica e non dall'”etica”, ovvero, dalla STORIA, che è l’unica cosa che conta quando si parla di prodotti mediali di carattere finzionale. Perciò è chiaro che le lodi che in questo periodo sono sulla bocca di tutti, derivano certamente da motivi legati allo stile, all’espressione, e non al contenuto in sé. In sintesi: per elementi che per il momento si stanno rilevando fini a se stessi.