Dante vs Dante: due libri per riscoprire il poeta a 700 anni dalla morte

Da qualche settimana le classifiche dei libri più venduti, tra il best seller del momento e l’immancabile ricettario, accolgono due ospiti d’eccezione: Dante, dello storico Alessandro Barbero, che non ha bisogno di ulteriori presentazioni, e il saggio A riveder le stelle, firmato dall’editorialista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo. Non bisogna pensare, tuttavia, che i due libri si propongano come un’asettica ricognizione attorno a vita e opere del padre della volgar lingua, né tantomeno che siano orientati agli stessi tagli narrativi. Se i lettori italiani, tradizionalmente più pigri nella saggistica rispetto alla narrativa, stanno premiando questi due titoli, delle buone ragioni senz’altro ci saranno, e infatti ci sono. 

Nel caso di Barbero, la carta vincente è il ritratto squisitamente umano che l’autore riesce a restituirci di una figura resa intoccabile dalla tradizione letteraria. Dal canto di Cazzullo, invece, spicca la capacità di ricongiungere l’opera somma della poesia italiana ai più diversi eventi e personaggi storici, dall’aneddoto sui tentativi di Rodin di scolpire la porta dell’Inferno alla vicenda di padre Kolbe, quasi un Ugolino ribaltato nella sua scelta spontanea ed eroica di offrirsi per la reclusione. 

Per chi, come me, è un seguace dei podcast di Alessandro Barbero, sarà inevitabile leggere con la stessa voce del medievalista che risuona nella testa, icastica e squillante, in grado di galvanizzare anche gli individui più refrattari alla ricostruzione storica. È con il medesimo stile serrato e coinvolgente che Barbero ci cala nella quotidianità dell’uomo fiorentino che fu Dante, con il suo albero genealogico, la sua infanzia, il suo matrimonio di convenienza – per gli Alighieri, non per la sposa, dato che il poeta allora ventisettenne, orfano di padre, necessitava di una tutela economica –, le lotte intestine tra i guelfi – dove, mi si perdoni il gioco di parole, non era affatto tutto bianco o tutto nero come ci insegnano a scuola –, gli amici,  gli affari – Dante fu infatti coinvolto in vari prestiti e transazioni – e infine i parteggiamenti politici.

Della Commedia si parla poco, e comunque sempre a sostegno di alcuni fatti salienti della vita del poeta, come la citazione dei versi dei canti XXI e XXII dell’Inferno, che provano, rispettivamente, la partecipazione di Dante all’assedio del castello di Caprona nel 1289 e la sua militanza tre le schiere dei guelfi nella battaglia di Campaldino, occorsa nello stesso anno, un paio di mesi prima. Insomma non è di letteratura che Barbero intende parlarci, bensì di come doveva essere, nella realtà, la vita del sommo, riconducendolo così alle caratteristiche di medietà che per natura caratterizzano l’uomo: Dante apparteneva a una famiglia nobile, ma non tra le più potenti di Firenze, aveva del denaro, ma non tanto da essere privo di preoccupazioni economiche, nutriva delle speranze, soprattutto politiche, che vide sgretolarsi una dietro l’altra. Ogni informazione qui presentata è, neanche a dirlo, corroborata dal rigore documentaristico tipico dello storico di professione, con un apparato di note, in coda al volume, da fare invidia a una tesi di dottorato.

Per gli appassionati della prima cantica che hanno il desiderio di ripercorrere i gironi infernali, invece, A riveder le stelle sarebbe di sicuro un ottimo regalo da concedersi. Non solo perché offre la possibilità di rinfrescare la memoria dei passi più noti, ma soprattutto per l’intelligente scelta di riproporre questi ed altri – anche i più trascurati – come chiave di interpretazione per successivi eventi della nostra storia, dimostrando man mano come Dante sia stato davvero, come recita il sottotitolo, il poeta che inventò l’Italia. Ecco allora che il verso del canto X sul golfo del Quarnaro, “ch’Italia chiude e i suoi termini bagna”, ispira generazioni di irredentisti, nati sotto l’impero austriaco ma determinati a una riannessione con l’Italia, tra l’unificazione e la Prima Guerra Mondiale. Ed ecco che Ungaretti, grande amante della Commedia, nella stesura dei suoi forse più celebri versi, “Si sta come d’autunno/sugli alberi/le foglie” quasi parafrasa un noto passo di inferno III: “Come d’autunno si levan le foglie/l’una appresso de l’altra, fin che ’l ramo/ vede a terra tutte le sue spoglie”.

In definitiva, entrambi questi volumi aprono una nuova finestra sulla questione Dante: da un lato uomo del suo tempo, dall’altro autore dell’opera che getta le basi della nostra cultura nazionale. Se dunque volete muovervi tra le strade della Firenze del Due-Trecento e incontrare i personaggi e i luoghi che ispirarono il poeta, Dante è il libro che fa per voi. Se preferite ascoltare il lamento di Francesca da Rimini, volare su Gerione e fuggire da grotteschi diavoli, A riveder le stelle vi farà da ottima guida. Se, infine, per un motivo o per l’altro non avete mai approfondito la vicenda del poeta né della sua opera, il consiglio è decidersi a leggere entrambi i volumi, oppure “guai a voi, anime prave!”