Medici specializzandi nel 2020: una sfida tra ricorsi e speranze. Un dialogo con i medici senesi.

Lunedì 7 dicembre 2020, in molte città d’Italia si è svolta la manifestazione organizzata dal collettivo Chisicuradite (https://chisicuradite.wordpress.com/author/chisicuradite/) per protestare in merito alla situazione relativa al concorso (SSM20) per l’ammissione alle scuole di specialità del SSN. La situazione emergenziale protratta dalla pandemia, ha necessitato dell’apporto di giovani medici impegnati in prima linea nella gestione di pazienti covid positivi. Il lavoro si è soffermato principalmente nell’attività di tracciamento, di assistenza territoriale, delle USCA e di guardie mediche. Gli aspiranti specializzandi, i corsisti di MMG e i camici grigi sono scesi in piazza per rivendicare la pubblicazione della graduatoria definitiva del concorso a cui hanno partecipato tre mesi fa.

La storia del concorso: le tappe che hanno portato a questa protesta sono molteplici. Il 22 settembre 2020, 24 mila medici hanno partecipato al test delle specializzazioni mediche a fronte di 14455 borse disponibili. La prova era stata già rimandata di due mesi per l’emergenza Covid. I partecipanti attendevano una risposta il 5 ottobre, ovvero la data prevista per la pubblicazione della graduatoria di merito, tuttavia visti i numerosi ricorsi
pervenuti al TAR del Lazio hanno indotto il Consiglio di Stato ad un blocco temporaneo. Il 26 ottobre viene pubblicata la prima graduatoria provvisoria. Il 9 novembre è stato diffuso il “cronoprogramma” in cui si comunicava che tra il 27 e il 30 novembre gli aspiranti specializzandi dovevano indicare le loro preferenza. Si attendeva dunque con grande fermento una risposta il 3 dicembre con una relativa presa di servizio stimata per il 30 dello stesso mese. Tuttavia, proprio qualche giorno fa, è
arrivato l’ennesimo rinvio: la fase di assegnazione delle borse e delle sedi
verrà infatti comunicata oltre il 15 dicembre perché il MUR è in attesa dei
risultati delle udienze dei ricorsi pendenti.

Da anni il problema relativo alle borse di studio in merito al test di specializzazione è tema caldo dell’opinione pubblica. 15000 è il numero massimo di finanziamenti che lo stato può investire dopo il cosiddetto imbuto formativo creato dai tagli alla sanità operati dai governi Renzi e Monti. Anche nel 2020 alcuni partiti hanno preso una posizione in merito alla vicenda. In particolare oltre alle proteste della Lega, anche il Pd ha invitato il Consiglio di stato a superare l’empasse che si è venuta a creare. Lo stesso Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri ha commentato la vicenda definendola come paradossale.

La nostra redazione ha assistito alla manifestazione che si è svolta a Siena in Piazza del Duomo, abbiamo cercato di dare voce alle loro istanze e alle loro frustrazioni. In particolare Silvia, aspirante pediatra, ci ha raccontato che il bando è stato redatto in maniera poco chiara, opinabile, le domande
erano equivocabili e questo ha dato la possibilità di andare incontro a numerosi ricorsi. Giovedì scorso, il giorno tanto atteso per la
pubblicazione e l’assegnazione, i giovani medici sono stati avvisati dello
slittamento delle tempistiche attraverso i mezzi di informazione e di
stampa e non da comunicati ufficiali.
Sofia, aspirante psichiatra, ha aggiunto che la situazione è ancora più grave
se si pensa che i nuovi specializzandi hanno terminato il loro percorso e
alcuni posti, in un periodo di pandemia, rimangono scoperti. Andrea ha scritto una lettera al Presidente dell’Ordine dei Medici di Siena specificando le problematiche di questo test e sottolineando il lavoro svolto dai giovani neolaureati in questo periodo. Anche Alberto, aspirante anestesista, ha commentato la vicenda riconoscendo che le loro attese non possono essere considerate alla pari di quelle dei precari della scuola, tuttavia riconosce che il loro sforzo in questi mesi è stato essenziale per reggere un sistema sanitario destinato altrimenti al collasso.

Le loro voci si uniscono a quelle di molti ragazzi che a turno, e nel rispetto delle norme vigenti, hanno parlato alla piazza in ascolto delle loro preoccupazioni e delle loro richieste. I timori non sono solo quelli legati ad un futuro che sembra essere costantemente rimandato, ma anche le difficoltà che nascono nel spostarsi in altre regioni per iniziare il servizio.

“Non siamo eroi, non vogliamo essere considerati come tali, vogliamo che ci vengano riconosciuti i nostri diritti e che si porti rispetto per quella che è la nostra professione e il nostro futuro. “

Nella piazza insieme a loro c’era anche l’associazione studentesca Link Siena che ha colto l’occasione anche per ricordare alcuni dei punti nodali di un sistema in crisi da tempo. In particolare si sono riferiti alle problematiche del numero chiuso, l’incapacità di governi che non riescono a garantire il diritto alla salute e la mancanza di garanzie.

“Noi stessi siamo pazienti, così come lo sono i nostri amici, i nostri genitori e le persone che abbiamo incontrato in reparto. Nel nostro lavoro abbiamo sempre messo umanità, la stessa che pretendiamo nei nostri confronti.”

Nell’attesa di una risposta definitiva e chiara da parte del Ministero, Lucio, aspirante medico sportivo, ci racconta che tutti coloro che fino ad ora erano impegnati nell’emergenza, hanno già dato le dimissioni per prendere servizio in diverse parti d’Italia e nei reparti e dunque per iniziare la loro specializzazione. È inammissibile pensare, vista la situazione, che giovani medici preparati non possano svolgere il loro servizio in quanto impossibilitati da ricorsi protratti nel tempo.

In attesa della graduatoria definitiva e di una collocazione definitiva, noi tutti ci auguriamo che questi giovani medici, come quelli di tutta Italia, possano continuare il loro lavoro e che anzi possano davvero fare la differenza in un paese che da anni ha smesso di investire nell’istruzione, nella ricerca, nella sanità, ma soprattutto nel futuro.