La bestia è umana

Le elezioni regionali in Emilia Romagna ci hanno lasciato un’eredità preziosa, da custodire con tutta la cura possibile: Salvini non è imbattibile, non è quella macchina da campagna elettorale che, colpa anche di molti media, siamo stati abituati a vedere. La sua “bestia” è diventata umana, ha svelato la sua natura vulnerabile, e il tonfo della caduta, si sa, produce tanto più rumore quanto più si è in alta quota, e la “bestia” di Luca Morisi stava volando a quote altissime. Ma la sconfitta emiliano-romagnola assume dimensioni e valenze politiche che travalicano l’elezione stessa; non si trattava, solamente, di infliggere un’ulteriore beffa a un centro-sinistra già martoriato sottraendogli la sua regione più identificativa. La posta in gioco era stata alzata da Salvini stesso, che con la sua arroganza, o forse sfacciataggine, ha voluto trasformare una semplice, seppur importante, elezione regionale in referendum personale. Oscurando quasi completamente la vera candidata alla guida della regione, si è prodigato in una campagna elettorale permanente e  invasiva, o meglio invadente. Ha davvero dato il meglio di sé, in negativo e in positivo, riproponendo in pochi mesi tutti gli aspetti caratteristici della sua propaganda: a ben vedere l’Emilia è diventata una summa della politica leghista, concentrando  tutti i caratteri che la bestia di Luca Morisi ha impresso alla politica salviniana negli ultimi anni. I Greci ci avevano condotti sulla via della “giusta misura”, del “nulla di troppo”, ma sembra che questa preziosa virtù sia stata totalmente dimenticata, talvolta addirittura violentata. Tutto ciò che sembrava invincibile fino all’altro ieri si è rivelato tremendamente debole, tutta quella propaganda giocata sul filo dell’illegalità e della decenza per spingere sulle paure più ataviche delle persone ha fallito; ha fallito perché per la prima volta la sinistra non ha giocato a fare la destra, non ha affrontato Salvini con le sue stesse armi, non si è resa ridicola scimmiottando una politica basata sull’urlo piuttosto che sui contenuti. Una regione governata molto bene, risultati concreti e visibili a tutti, una campagna elettorale seria, basata sui contenuti, che non ha evitato scontri anche duri ma sempre condotti all’interno di un perimetro democratico e di educazione; un mix perfetto a cui mancava solo lo storico cavallo di battaglia della sinistra: la partecipazione popolare. Ed ecco allora, come manna dal cielo, le sardine, che hanno riportato nelle piazze, e nelle urne, decine di migliaia di elettori emiliani, riproponendo nell’agone politico quei principi e quei valori elementari che la destra aveva sotterrato, sotto lo sguardo colpevole della sinistra, che si è limitata ad accettare la situazione come un dato di fatto.

Le ultime vicende non devono però far troppo gioire il Partito Democratico, che si è trovato nel posto giusto e con gli aiuti giusti: non è stata una vittoria del partito, ma della gente, della società civile consapevole e radicata a fondo nella propria realtà. Il cambio di rotta è ancora lungi a venire, ma una lezione si può portare a casa: la tendenza a destra non è inevitabile, il famoso “spostamento dell’asse” non è una realtà consolidata, e gli italiani sanno riconoscere quando la politica è seria e fruttuosa, premiandola a vantaggio di una volgare strumentalizzazione personale.