Il corpo delle donne

Vorrei iniziare questo articolo proponendo al lettore la visione di un documentario che ho recentemente scoperto, si intitolata “Il corpo delle donne” ed è disponibile gratuitamente sulla piattaforma YouTube. (Link: https://youtu.be/EBcLjf4tD4E ).

Lorella Zanardo attivista femminista, scrittrice, giornalista e docente dal 2009 ha attraversato tutta l’Italia per parlare di un tema mai come oggi attuale, la mercificazione del corpo femminile nella televisione italiana. Si tratta di un breve docufilm che mostra il mutamento del servizio pubblico televisivo. Dalla creazione del grande gruppo Mediaset avvenuto il 15 Dicembre 1993 nei teleschermi italiani e nei nostri palinsesti sono comparse immagini di donne seminude, volti ricoperti di cera e make-up e taglie a dir poco al limite dell’anoressia. L’immagine delle veline a Striscia la notizia, delle co-conduttrici obbligate dalla figura maschile a collocarsi al di sotto di un tavolo di plexiglas o ancora peggio l’immagine di una donna, trasmessa la domenica all’ora di pranzo dalla Rai di una donna costretta come un pesce a cacciare un fragola, sono solo alcuni esempi di come il ruolo femminile sia quasi impercettibilmente ridotto allo stato animalesco.

Durante la conferenza stampa del Festival della Canzone Italiana 2020 è stata posta più volte come unica caratteristica idonea per la scelta delle ospiti femminili la qualità della bellezza e la loro capacità di porsi in secondo piano rispetto alla figura dei loro compagni di vita. Parlo in particolare di Diletta Leotta e di Francesca Sofia Novello, compagna del famoso pilota Valentino Rossi. Durante la conferenza a queste due donne non è stata data neanche l’occasione di parlare o esprimersi, in quanto erano state scelte solo ed esclusivamente per la loro bellezza. Sembra dunque inutile ribadire che alla luce di tali fatti, ancora una volta, la figura femminile viene denaturata della sua portata.

Eppure è da anni che la televisione italiana e in particolar modo il servizio pubblico ci propone immagini di questo tipo. L’immagine stereotipata della donna perfetta che invade lo schermo con le sue curve ingigantite da innumerevoli ritocchi qua e là è l’esempio di come la nostra mente si sia ormai assuefatta ad una bellezza confezionata. Abbiamo infatti perso la capacità di indignarci, abbiamo perfino smesso di lottare di fronte ad immagini di questo tipo e il gesto automatico è diventato per noi quello di cambiare canale alla ricerca di qualcosa di più idoneo, di più culturale.

Il festival di Sanremo nasce come una grande occasione per i cantanti emergenti e non solo italiani di proporre un contenuto artistico e culturale. Dal palco dell’Ariston sono passati grandi nomi e grandi figure, soprattutto femminili, Mina, Mia Martini, Anna Oxa, Paola Turci… ma soprattutto ha visto la scomparsa di grandi cantautori come il famoso Luigi Tenco che si tolse la vita proprio durante il Festival il 27 Gennaio del 1967. Questo dovrebbe essere dunque un momento di unione, di forza, di condivisone di un messaggio culturale, l’idea che la musica è in grado di cambiarti la vita, di migliorare l’umore, ma soprattutto l’idea che questo momento stia proponendo a tutta l’ Italia la canzone più rappresentativa di un momento, di una sensazione o di una emozione.

La scelta di queste ospiti è alquanto discutibile, soprattutto se si pensa che secondo gli ultimi dati istat le donne vittime di femminicidio in Italia nel 2019 sono state quasi 100. Ovvero dal 2000 al 2019 sono state uccise 3230 donne di cui 2355 in ambito familiare e 1564 per mano del proprio partner/ex marito/ ex fidanzato. Avremmo dunque sperato per quest’anno, di grandi cambiamenti ospiti più validi, come donne che gestiscono centri di violenza, psicologi che lavorano quotidianamente sul campo, avvocati che si battono per le donne e non il solito teatrino di donne che mostrano il loro tatuaggio inguinale o la loro dote migliore: quella di mettersi in mostra.

L’immagine stereotipata della donna- modella, bella ma poco intelligente, che non si applica abbastanza è un cliché che in tutti questi anni ha fatto la sua apparizione nelle pubblicità, nei programmi televisivi per cui noi paghiamo un canone annuale o un abbonamento. Donne che sanno solo parlare di calcio, ma soprattutto donne belle, anzi bellissime che non possono nemmeno parlare. Tutto questo potrebbe sembrare assurdo e invece è pura realtà.

Sulla pagina Instagram del conduttore Amadeus in condivisione con la sua compagna, nonché altro volto già conosciuto negli ambiti Rai si legge nell’ultimo post una frase del grande Troisi che dice: “Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci”. Eppure questa volta il messaggio l’abbiamo capito tutti molto bene. Viviamo in un mondo in cui esiste ancora una divisione uomo donna e questo si vede soprattutto dalle trasmissioni che quotidianamente bombardano i nostri schermi.

Siamo stanche di vederci così, brutte, insicure, piene di difetti solo perchè lo stereotipo ideale è quello di una modella o di una moglie di un calciatore. Siamo stufe di spendere soldi in creme, prodotti di finta bellezza che ci mostrano seni spropositati e occhi senza rughe. Vorremmo vedere più verità. Più cultura. Più informazione. Più sensibilizzazione. Vorremmo vedere non tanto il corpo delle donne, quanto la capacità di essere tali, che come si sa oggi è un dono che non tutte possono permettersi.

Per lungo tempo l’immagine della donna ideale era infatti raffigurato nella Venere di Willendorf, una statuetta di 11 cm scolpita sulla pietra calcarea oolitica dipinta in ocra rossa che rappresentava la madre terra da cui tutto origine. Eppure spesso nei luoghi pubblici se una donna allatta il figlio appena nato è una esibizionista.

Vorremmo dunque da donne avere tante cose, non scarpe, ma il riconoscimento dei diritti: quello della tampon tax al 4%, quello di esprimere noi stesse attraverso forme artistiche e culturali, quello di sentirci libere nell’ambiente familiare ed esterno delle mura di casa se indossiamo una gonna un po’ più corta. Vorremmo un mondo in cui se una donna fa carriera può anche avere una famiglia e dei figli, dove una donna può realizzare il suo sogno. Ma soprattutto ancora una volta, all’interno della televisione italiana vorremmo sentire di più la voce femminile e non vedere il corpo, un corpo di gomma, vorremmo vedere la bellezza, quella vera di chi ha combattuto una lunga battaglia per avere voce, la bellezza di chi ha sofferto nella vita, di chi è bella, ma bella perché se stessa.