Star Wars: L’ascesa di Skywalker – un moderno Deserto dei Tartari [NO SPOILER]

Star Wars IX è finalmente uscito, la saga è probabilmente conclusa e l’emozione è tanta. Tanta perché è dal 2012 che aspettiamo una nuova storia, una nuova avventura in cui lasciare nuovamente un pezzo di noi. Dopo la delusione di Episodio VII, un piatto remake che emoziona solo per il ritorno sul grande schermo di personaggi che non possiamo non amare, e (personalmente) anche di Episodio VIII, ho tanto atteso questo capitolo finale; non solo perché non ho mai perso la fiducia nella Disney e in J.J. Abrams, ma perché, nonostante tutto, gli spunti per creare un ultimo capitolo degno di nota c’erano tutti.

Dicevo di non aver amato Episodio VIII. Ma al di là dei giudizi personali ha un serio problema strutturale: non dice nulla. Giustamente “Il risveglio della forza” lascia in sospeso parecchie questioni, praticamente su tutto. Ogni volta che ci viene detto qualcosa, contemporaneamente qualcos’altro è ignorato. E così accanto alla storia si sviluppa una non-storia, piacevolmente in fieri, che crea la struttura di attesa da un episodio all’altro. Scelta azzeccata e perfettamente funzionante, dal momento che dall’uscita di Episodio VII non si è mai smesso di parlare delle evoluzioni della storia, con appassionanti dibattiti e discussioni anche accese che sono ormai parte integrante della saga stessa, e va bene così. Il problema è che i fili lasciati in sospeso sono tanti, ed Episodio VIII non solo non ne ha risolto nessuno, ma ne ha creati di nuovi. Dal punto di vista della trama negli “Ultimi jedi” non succede praticamente nulla, anzi, non fa altro che perpetuare interrogativi con lo scopo, suppongo, di creare aspettative e attesa per Episodio IX.

Bene, inizio col dire che il lavoro di J.J. Abrams non è stato per nulla facile, e ho sinceramente apprezzato lo sforzo di dare una spiegazione a tutto e di ricucire tutti i fili, o per lo meno di provare a farlo. Come incastrare tutto questo lavoro con l’esigenza di avere anche una trama fluida, appassionante ed emozionante? Ricordo alcuni dei punti in questione: le origini di Rey, l’identità e la natura del Leader Supremo Snoke, andato incontro a una morte così ridicola pur essendo stato presentato come il personaggio più potente post Impero Galattico, il nuovo ruolo di Luke da fantasma di forza, l’evoluzione di Kylo Ren, ma soprattutto l’arrivo a sorpresa di Palpatine, che ha fatto letteralmente impazzire i fan, credo più per nostalgia di qualcosa di passato che per una speranza futura.

La domanda viene da sé: ce l’ha fatta? Ni. Risposta brutta ma l’unica possibile. Probabilmente J.J. Abrams si è trovato di fronte a qualcosa di troppo grande, a fronte anche di film precedenti che non hanno fatto altro che aprire nuovi orizzonti; e allora Abrams, pazientemente, si mette a chiuderli tutti, a volte bene altre meno, con un unico vero grande colpo di scena. L’impressione è proprio di assistere a un film “tappabuchi” in cui tutto deve tornare, che di per sé non è un male, sia chiaro, ma già provare questa impressione non è un bel segnale. Detto questo, tuttavia, non assistiamo a un film brutto, anzi. Nelle quasi 2 ore e mezzo non ci si annoia mai, la storia procede abbastanza bene e le tanto agognate spiegazioni arrivano quasi tutte. Certamente non è neanche il capolavoro che mi aspettavo (o che speravo), e credo che tutti i difetti si riassumano in uno solo: non hanno osato abbastanza. Star Wars è per antonomasia il film che osa, che ha il coraggio di portare sullo schermo scelte difficili e controverse, che emoziona con l’inaspettato grandioso. Il fatto che non ci sia un grande combattimento finale è, purtroppo, una mancanza imperdonabile. Questo significa che in tutta la trilogia non c’è mai stato un vero duello, lungo e appassionante come solo Star Wars poteva fare (ricordo solamente, come esempio, quello tra Anakin e Obi-Wan che ha degnamente concluso la seconda trilogia). La figura di Palpatine, poi, è indubbiamente una sorpresa più che positiva, ma il suo sviluppo lascia un po’ con l’amaro in bocca. Succede allora che la storia prosegue ma non emoziona davvero, rimanendo invischiata in problemi da lei stessa creati e da cui sembra non riuscire a uscirne, con conseguenze non trascurabili su quel pathos che è stata la linfa di Star Wars per così tanto tempo.

È in sostanza un film piacevole, sicuramente il più bello della nuova trilogia Disney, ma in cui si perde molto: è come se tutto fosse una preparazione, un’attesa a qualcosa di più grande ma che alla fine non arriva mai. Un moderno Deserto dei Tartari.