Che fine ha fatto Bernadette? – La nuova meravigliosa favola di Richard Linklater

Bernadette Fox (Cate Blanchett) non è un tipo facile; dietro i suoi occhialoni da diva si celano modi scostanti e un’abrasiva ironia nei confronti del mondo e delle persone. È una leggenda nel campo dell’architettura, ma da tempo ha smesso di lavorare e si è ritirata a vita privata, evitando il più possibile l’interazione con altri esseri umani.
Il suo solitario equilibrio sarà stravolto quando la figlia Bee (Emma Nelson) chiede un viaggio in Antartide come premio per la pagella perfetta. Bernadette inizialmente si getta nei preparativi, ma si riscopre ben presto priva di energie, consumata ormai dallo sforzo di adattarsi a una vita che non le assomiglia affatto in una città che le sembra ostile. Incapace di gestire intoppi e disastri del quotidiano, abbandona i preparativi e asseconda il suo istinto di fuga, scomparendo di punto in bianco e lasciando a suo marito (Billy Crudup) e a sua figlia il compito di raccogliere i cocci. Ma la tenace Bee, nel tentativo di trovare sua madre, inizierà a ricomporre il complicato puzzle che rappresenta Bernadette.

La scelta di utilizzare un narratore interno non solo da un taglio diverso all’intero svolgimento ma, essendo la voce della piccola Bee quella che ci guida all’interno della trama, l’occhio con cui affrontiamo il viaggio è sempre quello di una candida ed imparziale innocenza, in grado di mettere nero su bianco la realtà, senza renderla inutilmente complicata e piena di tutte quelle giustificazioni che solo gli adulti hanno bisogno di annettere ad ogni dettaglio della propria vita. 
Il brillante Richard Linklater [BoyhoodSchool of Rock] torna al cinema in grande stile, con una storia che arriva dritta al cuore dello spettatore. Che fine ha fatto Bernadette? è infatti un film stratificato, vista la molteplicità di tematiche che affronta o che riesce elegantemente ad accennare; il rapporto madre-figlia, la difficoltà di adattarsi ad una vita che non si è esattamente scelti, scendere a patti con i propri fallimenti sono sicuramente le questioni che spiccano maggiormente nella pellicola; ma il fulcro stesso della storia, il viaggio in Antartide, la semplicissima frase pronunciata da Bee – “vorrei vederla finché sono in tempo” – e le stesse sequenze ambientate tra i ghiacci, dichiarano anche velatamente un’attenzione alla problema ambientale, tema più che mai attuale e discusso in questo momento storico. 
Una trama che mette a nudo la fallibilità degli esseri umani e l’intero spettro emotivo esistente, trattata con una sensibilità che non ha pari; trattandosi quindi di tematiche così delicate, il regista ha l’obbligo morale di scegliere accuratamente attori che siano all’altezza dell’umanità messa in gioco. Linklater, da sempre molto attento a questo importante aspetto della produzione, ci propone un cast eccezionale a partire da Cate Blanchett, sulle cui spalle grava effettivamente il peso dell’intera operazione. La sua Bernadette, donna dalle mille contraddizioni e idiosincrasie, è una presenza vibrante ma mai esageratamente macchiettistica, unica responsabile dell’intero ritmo della trama con la sua squilibrata emotività. Perfetta sia nel mettere in scena sentimenti di angoscia e terrore quanto gioia e spensieratezza, la Blanchett dimostra ancora una volta di essere un’attrice eccezionale e adatta ad ogni tipo di ruolo. Da non sottovalutare ovviamente anche la performance di Billy Crudup, a cui spetta l’arduo compito di bilanciare la presenza vulcanica di Bernadette e, soprattutto, raccogliere i pezzi dopo la fuga di quest’ultima. 

Non c’è dubbio che Richard Linklater abbia di nuovo centrato il bersaglio, con una favola che vibra costantemente grazie a toni diversissimi – dalla commedia al dramma – trattando ogni argomento con estrema delicatezza e arrivando indubbiamente al cuore dello spettatore.