Thor: Ragnarok e la transtestualità

Sebbene abbia fatto discutere non poco, è innegabile riconoscere nel film Thor: Ragnarok un superamento del genere supereroistico tout court, e delle dinamiche che ruotano attorno a questo tipo di narrazione.

Partiamo da alcune definizioni semplici. Quando parliamo di transtestualità intendiamo il rapporto che intercorre fra un testo (cioè l’unità minima di un prodotto mediale, nonché il contenuto, che può essere un libro, un film, un fumetto o un videogioco) ed un altro testo, fu elaborato da Gerard Genette, nel suo saggio Palinsesti. La letteratura al secondo grado, divenuto fondamentale negli studi di Rick Altman per l’elaborazione della teoria di generificazione di un testo filmico.

Rientra in quest’ottica la nostra analisi di Thor: Ragnarok e come esso si collochi rappresenti anche il genere parodico ed il simile travestimento burlesco.

Genette parla di ipertesto quando un testo B (ipertesto) si relazione ad un testo A (ipotesto) precedente. L’ipertesto si ottiene o per traformazione, se viene emulata e richiamata solo la struttura del testo di partenza (si veda ad esempio il rapporto fra l’Odissea e l’Ulisse di Joyce), oppure per imitazione, in cui il testo viene imitato o ricalcato direttamente (come l’Eneide con l’Odissea).

Questa parentesi tecnica ci serve per capire il vero rapporto con fra Thor: Ragnarok ed il genere cinecomic. Sempre Genette sostiene che c’è una differenza fra Genere Parodico e travestimento burlesco:

  • Parodia: viene modificato soggetto di partenza senza modificare lo stile dell’ipotesto.
  • Travestimento burlesco: modifica lo stile del testo senza modificare il soggetto.

Chiaro che da questo punto di vista, il collocamento di Thor: Ragnarok è abbastanza chiaro: si tratta ovviamente di una Parodia. Ovviamente bisogna fare delle precisazioni su determinati parametri, se con “testo di partenza”, Genette faceva riferimento ad un singolo testo letterario, oltre che al genere, bisogna tener conto del cambiamento caratteriale dei personaggi che lo stesso regista, Taika Waititi, ha attuato partendo dalla mitologia Marvel (filmica e fumettistica) di partenza.

Come da sempre accade, nella letteratura e nella narrativa, la modifica di un testo di partenza, implementando elementi di carattere comico e parodistico, presuppone una conoscenza viscerale del testo di partenza. Il risultato è ovviamente una rete di omaggi a situazioni e caratteristiche topiche del genere preso in esame. In quest’ottica risulta chiaro il lavoro di Taika Waititi: il suo lavoro non solo prende la forma di un lavoro strutturato e citazionistico su materiale pre-esistente, ma di conseguenza si rivela un omaggio tout court, una rielaborazione ed un ribaltamento del mondo narrativo di partenza, il chè, dal punto di vista industriale si rivela un’arma a doppio taglio.

Da un lato la produzione può tranquillamente venderlo come commedia, aumentando così la curva della domanda del pubblico, mentre dall’altro può permettersi di riformulare nuovi aspetti dei personaggi, potendo affrontare con “leggerezza” anche aspetti maggiormente tragici che avrebbero potuto allontanare parte del pubblico alla ricerca di uno svago dai toni più leggeri.

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