“Commissione Segre”: esiste un pericolo razzista in Italia?

L’astensione di gran parte dei parlamentari di centro-destra sull’istituzione di una commissione anti-odio proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre non è che l’ultimo atto di un macabro spettacolo. Giorno dopo giorno gli episodi di intolleranza, nelle loro più variegate sfumature, hanno raggiunto numeri preoccupanti e difficilmente calcolabili; ma se un’esatta quantificazione del fenomeno è senza dubbio ardua impresa, è altresì pacifico che il problema esiste, è grave e va affrontato, e sarebbe nient’altro che una pericolosa mistificazione negarlo. La commissione anti-odio vorrebbe andare in questa direzione, proponendosi come un primo, seppur timido, tentativo non tanto di arginare il problema, quanto di rendere consapevoli e partecipi tutti coloro che eludono o fingono di eludere il problema. Perché il reale rischio che stiamo correndo, in primis in Italia ma anche in Europa, è l’incapacità di riconoscere la natura e la gravità della questione, creando come naturale conseguenza una generale indifferenza verso i dilaganti atti di intolleranza, liquidati come episodi isolati e di nessuna importanza. Ecco perché è così significativo che sia stata proprio la Segre a proporre tale commissione, lei che dell’indifferenza ne ha pagato le più folli estremizzazioni. Di fronte a un’iniziativa etica come questa, di buon senso (visto che proprio alla destra piace ammantarsi di questa espressione), abbiamo assistito a qualcosa che, questo sì, dovrebbe essere intollerabile. Passi pure il voto di astensione, ma lo squallido spettacolo dei parlamentari che neppure si degnano di alzarsi in piedi per applaudire una donna come Liliana Segre è indecoroso. Purtroppo ancora una volta, nonostante se ne parli molto, si nota una generale difficoltà a prendere una posizione netta, forte, e a denunciare chiaramente e senza mezzi termini che esiste un fenomeno razzista dilagante, di fronte al quale non solo la destra, ma anche la sinistra rimane soggetto passivo.

Personalmente non sono propenso a reputare certi comportamenti di intolleranza come intrinseci dell’animo del popolo italiano (a questo proposito viene spesso citata la frase di Mussolini, il quale disse di non aver creato il fascismo, ma di averlo semplicemente “estratto” dall’inconscio degli italiani). Piuttosto sarebbe da prendere in considerazione tutto ciò che viene detto, attuato e trasmesso dai politici, perché è la politica che detiene il potere di orientare, o meglio dettare, una “linea comportamentale”. Sentire il leader con il maggior consenso in Italia che taccia come “sovietica” la commissione Segre e invita i suoi colleghi dell’opposizione a rileggere 1984 di Orwell è insieme patetico e vergognoso (senza sottolineare il fatto che in Orwell è presente una “neo-lingua” semplificata, scarna, perfettamente adatta a orientare il consenso e a plasmare le menti: certamente la neo-lingua si avvicina più alla comunicazione salviniana che alle parole della Segre). Sentire subito dopo il suo alter-ego Meloni inanellare fantasiose accuse sul possibile pericolo della commissione di mettere a rischio il principio di famiglia tradizionale dovrebbe invece provocare uno sdegno collettivo, ma sembra che abbiamo tutti perso la capacità di indignarci; è dovuto addirittura intervenire il figlio della Segre sulle colonne del Corriere della Sera per esprimere tutto il suo disappunto e per cercare di palesare una situazione che rischia di diventare irreversibile. È stato anche chiamato in causa, come giustificazione all’astensione, il pericolo di imporre un reato di opinione, come se il pensiero non fosse l’anticamera o meglio ancora la premessa necessaria dell’azione: rimodellando la famosa citazione di Feuerbach, noi siamo quello che pensiamo.

Non possiamo più chiudere gli occhi di fronte a tutto quello che succede ogni giorno nel nostro paese, che siano gli insulti razzisti a Balotelli o le vergognose schermaglie verso gli immigrati, e se un’istituzione presieduta da un personaggio autorevole e scevro da pregiudizi politici come la senatrice Segre può contribuire a fare un primo passo verso la consapevolezza del problema, ben venga. Non possiamo più permetterci di fare finta di nulla e girarci dall’altra parte: peggio del razzismo c’è solo l’indifferenza.

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