Finché morte non ci separi

Finché morte non ci separi – Nascondino rosso sangue

Inizia come il più classico degli horror Finché morte non ci separi: Famiglia benestante di lui, trattamento inquietante e tutt’altro che accogliente riservato alla sua nuova sposa e inevitabili guai in arrivo. Un incipit tanto semplice quanto funzionale quello adottato dal duo di registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, che senza troppi indugi e alla loro prima esperienza su grandi schermi worldwide si giocano saggiamente le carte dello splatter e della black comedy che sempre bene si sposano con un prodotto nato per essere puro divertimento. Una caccia all’uomo, o meglio alla sposa, nelle mura domestiche di una lussuosa e labirintica villa tra urla e schizzi di sangue fanno da cornice a quel che diventerà ben presto un violento delirio scorretto nel quale la splendida Samara Weaving dovrà destreggiarsi per sopravvivere. Un gioco innocente come il nascondino, nel film è pretesto di morte, di risate scorrette e, come se non bastasse, di sedute spiritiche. Non a caso il sacrificio della sposa è volto a prevenire qualcosa di più grande e letale che potrebbe incombere sulla ricca famiglia satanista e proprio da qui nasce l’ossessione per la morte della candida vittima. Essere cresciuti a suon di heavy metal, borchie e cerone in viso potrà indubbiamente aiutare a godere di più di una visione tanto assurda quanto spensierata, senza freni né limiti e con il solo ed onesto scopo di far ridere lo spettatore portando all’esasperazione i protagonisti della vicenda e esagerando con la violenza che li circonda e aggredisce. Finché morte non ci separi è il perfetto pop-corn da gustare al cinema nell’ormai imminente notte di Halloween.

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