Pertini: una concezione mediatica della politica

Anche analizzando un aspetto diverso dell’operato di un Presidente della Repubblica come la sua rappresentazione mediatica è possibile trarre interessanti dati circa la concezione del proprio ruolo. Le modalità con cui si comunicano le informazioni sono fondamentali, importanti tanto quanto le informazioni stesse: con la sua politica comunicativa (che però era politica, eccome), Pertini svolse un ruolo di primo piano, andando a trasformare tanto profondamente la prassi comunicativa e le modalità di rapportarsi attraverso i mass media che i suoi successori non poterono esimersi dall’imitarlo. Per dimostrare questa sua capacità di “bucare lo schermo” vorrei ricordare un curioso episodio che ebbe come protagonista l’attore napoletano Massimo Troisi. La notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un terribile terremoto rase al suolo una vasta area della Sicilia occidentale, la Valle del Belice. In occasione di un altro terremoto, quello dell’Irpinia del 1980, Pertini tenne un duro discorso in televisione, nel quale si augurava che non si ripetesse quello che era accaduto nel Belice: denunciò infatti gravissime inadempienze e speculazioni da parte dell’amministrazione statale che non era riuscita a mettere a frutto il denaro stanziato, tanto che moltissimi terremotati vivevano ancora nelle baracche. Così denunciò i fatti:


su questo punto io voglio soffermarmi, sia pure brevemente. Non deve ripetersi quello che è avvenuto nel Belice. Io ricordo che sono andato in visita in Sicilia. Ed a Palermo venne il parroco di Santa Ninfa con i suoi concittadini a lamentare questo: che a distanza di 13 anni nel Belice non sono state ancora costruite le case promesse. I terremotati vivono ancora in baracche: eppure allora fu stanziato il denaro necessario. Le somme necessarie furono stanziate. Mi chiedo: dove è andato a finire questo denaro? Chi è che ha speculato su questa disgrazia del Belice? E se vi è qualcuno che ha speculato, io chiedo: costui è in carcere, come dovrebbe essere in carcere? Perché l’infamia maggiore, per me, è quella di speculare sulle disgrazie altrui.

Pertini pronunciò tali accuse guardando fisso in camera, addirittura indicando verso l’obiettivo. Evidentemente questo dettaglio colpì fortemente l’immaginario di Massimo Troisi, che se ne servì per creare uno dei suoi sketch. Prendendo spunto proprio dall’additare del Presidente direttamente in camera, Troisi si difende, giurando di non sapere dove fossero finiti i “soldi del Belice” e assicurando di non avere nulla a che fare con le accuse mosse dal Capo dello Stato. Al di là della scena comica costruita dall’attore napoletano, è interessante notare e cogliere la novità comunicativa introdotta da Pertini. Mai nessuno prima di lui si era rivolto in modo così esplicitamente diretto e spregiudicato verso gli spettatori, creando un ponte che finiva per diventare quasi un contatto concreto con l’ascoltatore. Il suo modo di porsi non era più freddo, standardizzato e rituale come in precedenza: per la prima volta un Presidente svestiva i panni della figura lontana e distaccata per assumere quelli di una persona vicina, tanto vicina da potersi permettere di dialogare con i suoi cittadini, seppur in maniera mediata come attraverso lo strumento televisivo. Mi sbilancerei nel dire che Pertini ruppe quella che Pier Paolo Pasolini definì la “banalissima televisione”. Il suo parlare non rappresentava più “un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico”, non era più un parlare “ex cathedra”: sovvertendo i termini dello standard comunicativo corrente, riuscì davvero a colmare quella distanza tra parlante e ascoltatore e a spezzare quel rapporto di aristocratica superiorità che Pasolini denunciava a proposito della comunicazione televisiva. Credo che non sia un caso che proprio dalla Presidenza Pertini cambiò radicalmente il modo di concepire il medium di massa, e non solo da parte dei politici: da questo momento possiamo avvertire il passaggio alla “neotelevisione” di cui parla Eco. Sarà soprattutto grazie alla televisione che Pertini definì l’opera di personalizzazione della politica: la strada verso il definitivo passaggio allo “Stato spettacolo”, secondo la definizione di Schwartzenberg, era tracciata. La sua polarità era inoltre confermata dai sondaggi, anche i più curiosi: la copertina del “Radiocorriere Tv” del febbraio 1984 mostrava i tre personaggi pubblici più amati del momento: il Presidente appariva insieme a papa Giovanni Paolo II e niente di meno che a Raffaella Carrà, vera icona televisiva degli anni Ottanta. Si può allora definitivamente notare come la televisione, che aveva reso quotidiano il rapporto con la più alta carica dello Stato, determinava ormai un mutamento profondo nel rapporto cittadini-Presidente.

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