IT capitolo 2

IT capitolo due, A.K.A. “attento a ciò che prometti”

Hanno giurato, con il sangue, non hanno via di scampo. I Perdenti hanno giurato che se quella cosafosse tornata, loro si sarebbero riuniti nel tentativo di fermarla. Allo stesso modo noi abbiamo promesso di tornare al cinema per assistere alla fine della saga, nella paura generale di un ennesimo flop. 

Si riuniscono così i Perdenti, dopo ben 27 anni, per dare nuovamente la caccia a Pennywise; potremmo dire – non senza ironia – che per loro ne è passata parecchia di acqua sotto il ponte e, non fosse per qualche piccolo tratto stereotipico, sarebbe difficile rintracciare in quei volti maturi i bambini che un tempo erano stati. Uno dei primi grandi scogli che la pellicola non riesce a superare è proprio questo; indubbiamente è difficile gestire un gap temporale così grande, ma ognuno degli interpreti scelti sembra, il più delle volte, un adulto che imita macchiettisticamente il bambino designato. Inoltre le scialbe e tiepide interpretazioni di James McAvoy e compagnia non aiutano quasi affatto nell’empatizzare con i protagonisti; l’unica eccezione tra i Perdenti – escludendo quindi dal discorso il brillante Bill Skarsgård – potrebbe essere rappresentata da Bill Hader, piuttosto adatto al ruolo e mai eccessivamente sotto tono. Ma a fallire miseramente nell’impresa non sono solo gli interpreti della pellicola. I primi minuti di film, ad alto impatto goreci portano a credere di aver davanti finalmente un capitolo capace di intrattenerci almeno sul versante horror; inutile dire che anche quella promessa sarà spazzata via in men che non si dica da un fiume di jump scaresutili solo a stancare lo spettatore. Pochi i momenti di reale tensione psicologica di cui il film è capace, forse gli unici davvero soddisfacenti. A far da cornice a questo grottesco e deludente quadro intervengono una regia – firmata nuovamente da Andrés Muschietti – sì pulita ma davvero poco interessante e degli effetti speciali che sfiorano il ridicolo, almeno quanto quelli del precedente capitolo. 
Unica nota positiva di questo piccolo esperimento fallito, è forse il montaggio, sia audio che video; quella poca attrattiva che il film riesce a mettere in gioco è forse esclusivamente merito di un buon collage tanto visivo quanto sonoro. 
Inutile, poi, addentrarsi in una disamina sulle differenze con il libro; impresa già poco sensata in qualunque altra trasposizione – che ne dicano gli amanti di questo tipo di polemiche – ma completamente inutile nel caso del celeberrimo romanzo di Stephen KingGary Dauberman– lo sceneggiatore – ha scelto, come per il primo capitolo, solo una delle sfumature presenti nel libro, quella horror e risulta quindi infruttuoso approcciare un parallelo del genere, proprio perché carente di termini di paragone. 

IT, con il suo secondo capitolo, è solamente la conferma che un lavoro di autoanalisi sia necessario a chi si dedica al genere, ormai solo capace di infilare jump scaresnel film come fossero perline di una collana che, una volta completa, sarà evidentemente di pessima fattura.   

Galleggeremo tuttisì, ma non prima di essere annegati in un mare di mediocrità.

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