I richiami all’11 Settembre nei film Marvel

L’elemento interessante dei personaggi coinvolti nelle vicende del Ciclo dell’Infinito è sicuramente la peculiare natura eroica già mostrata e sviluppata nei rispettivi franchise, e – nonostante gli eventi di Captain America: Civil War (2016) – la loro decisione di riunirsi con coloro con cui hanno avuto delle divergenze. Questo ovviamente sarebbe stato molto più complicato se Tony Stark e Steve Rogers si fossero rincontrati immediatamente nel corso di questa pellicola, poiché avrebbero irrimediabilmente bloccato il corso degli eventi in favore di un loro secondo conflitto o di una riconciliazione. I personaggi secondari invece mettono da parte i loro conflitti per il bene superiore dell’universo.

I fratelli Russo in questo nuovo capitolo della saga ed il loro secondo evento team-up hanno nuovamente decostruito l’andamento narrativo dell’intreccio classico di stampo supereroistico, ribaltando non solo la mitologia che sta alla base del Marvel Cinematic Universe, ma anche gli elementi predittivi topici dei film e delle serie tv commerciali.

Le dipartite rappresentate nel finale del terzo atto non riguardano esclusivamente personaggi secondari, ma veri e propri protagonisti delle loro relative saghe, alcune delle quali estremamente efficaci al botteghino, come Black Panther, dimostrando di aver rappresentato un personaggio con il quale il pubblico è riuscito immediatamente ad affezionarsi. Ciò che secondo gli autori colpisce immediatamente lo spettatore, non è l’azione in sé, l’evento tragico, ma la reazione che hanno quelli che restano, come ad esempio il personaggio di Okoye – protettrice del re di Wakanda che deve proteggere a costo della vita – che vede Black Panter smaterializzarsi fra le sue braccia dopo gli eventi di Avengers: Infinity War.

Per l’arco narrativo di Tony Stark, vedere morire fra le sue braccia il ragazzo, l’Eroe, a cui ha fatto da Mentore è ciò che definirà maggiormente il suo personaggio d’ora in avanti.

Thor, al contrario degli altri, ha portato a termine il ciclo completo del suo viaggio, che però non ha portato il risultato sperato, non riuscendo ad ottenere il suo elisir: la vendetta nei confronti di Thanos.

L’avventura di Thanos, invece, si è pienamente compiuta e vede la propria conclusione su un fertile pianeta in cui, proprio in vista del suo ruolo messianico, si riposerà. È infatti molto interessante la simmetria costituita da una parte dalla frase detta da Loki, prima di venire brutalmente assassinato, dire a Thanos «Non sarai mai un Dio» e dall’altra l’epilogo del film che invece vede il Titano Pazzo riposarsi, come se fosse l’equivalente del riposo che Dio ha compiuto il settimo giorno della creazione della terra descritto nel libro della Genesi, facendo raggiungere l’apoteosi al proprio complesso messianico con un sorriso tragico d’innanzi al suo operato. In altri termini, il film mostra una serie di sacrifici che gli eroi-supereroi devono affrontare durante il film. In diversi momenti si sono ritrovati costretti a dover mettere a rischio le loro vite e sono disposti a farlo per la salvezza dello status quo.

L’innegabile status di divinità di Thanos (presente già nei fumetti originari di Jim Starlin, che lo creò nel 1977) rende più evidente che “Our Gods Wear Spandex” (trad. i nostri dei vestono le tute in lattice), come recita il titolo di un noto saggio del 2007.

Il nome dell’antagonista rimanda infatti a thanatos, la morte come entità divinizzata, e il pianeta Titano, da cui proviene, è un richiamo ai Titani, le divinità spietate che dominavano il mondo prima dell’avvento degli dei olimpici.

Come riportato nell’articolo sopra citato, se Thanos è, appunto, un titano ed una forma divinizzata della morte, allora gli eroi, in quest’allegoria, sono associabili alle figure presenti nel pantheon greco in quanto prossimi alla sconfitta da parte di una forza dominatrice. Da questo punto di vista, più volte la pellicola ha mostrato una loro crisi.

Quasi tutti gli eroi qui presenti sono in possesso di una componente in grado di trasmetter loro lo status di divinità o delle semi-divinità. Basti pensare ad esempio a Thor, il cui contesto è ripreso quasi fedelmente dai miti norreni, ma anche altri personaggi subiscono un trattamento analogo:

Star-Lord dei Guardiani della Galassia è figlio di un dio, Tchalla (Black Panther) ricorda da vicino Tshaka, storico fondatore degli Zulu la cui storia si ammanta però di leggenda. Il Dottor Strange, umano, è però un occultista in grado del dare del tu agli dei (non a caso il confronto con la sua nemesi, Dormammu, vedeva similmente il confronto con un’entità divina). Il più umano dei protagonisti principali (a parte comprimari che si limitano a una, magari riuscita, comparsata) è probabilmente Iron Man, magistralmente interpretato da Robert Downey Jr., uomo di incredibile intelligenza, coraggio e competenza tecnologica che si trova però costretto a confrontarsi con un piano superiore rispetto al quale non ha nessun reale controllo. Meno “in parte”, volutamente, i due altri grandi eroi umani (che almeno hanno dalla loro una più o meno evidente mutazione): il supersoldato Capitan America (qui senza le sue insegne) e il moderno Jekyll/Hyde, Bruce Banner/Hulk, che non riesce più a risvegliare il proprio distruttivo alter-ego.

https://www.unionemonregalese.it/2018/04/29/infinity-war-i-nostri-dei-sono-i-
superuomini/

Ognuno di loro, a suo modo, è prossimo ad una caduta fino al più volte citato schiocco che porterà inesorabilmente alla dipartita della maggior parte di essi. Un tale sentimento di totale perdita non solo d’identità, ma di valori – di cui gli stessi superuomini in questo caso sono portatori – è ormai facilmente riscontrabile in una narrativa cinematografica che più volte ha voluto raccontare il sentimento di un trauma collettivo come quello dell’attentato terroristico dell’11 Settembre 2001 e l’immaginario fumettistico e filmico dei supereroi si è potuto spesso prestare ad una tale metafora. La battaglia di New York in The Avengers (2012) ha certamente dei riferimenti di natura estremamente esplicita al’11 Settembre:

The Avengers, which last week enjoyed the biggest North American opening in history, recasts 9/11 in the Bush years’ dominant movie mode, namely the comic book superhero spectacular – albeit with a heavy dose of irony and added stereoscopic depth.

https://www.theguardian.com/film/2012/may/11/avengers-hollywood-afraid-
tackle-9-11

Invece Avengers: Infinity War, benché mantenga il topos dell’invasione e dell’attacco di natura aliena, presenta due particolari sequenze legate semioticamente ad altri prodotti della cultura dell’intrattenimento. La prima di queste mostrata in ordine cronologico si svolge durante l’attacco a New York tra il primo ed il secondo atto del film. Si tratta di un riferimento esplicito, dichiarato dagli stessi registi Joe ed Anthony Russo, di La Guerra dei Mondi di Steven Spielberg.

Hulk, Doctor Strange, Tony Stark e Wong hanno appena appreso dell’esistenza di una minaccia della portata di Thanos, già in possesso di due gemme dell’infinito e gli eroi – in un momento che ricorda il topos epico del concilio degli dei – stano discutendo del loro prossimo piano di azione all’interno del Sancta Sanctorum.

Vengono interrotti da un boato, un rumore di bassa frequenza che colpisce immediatamente l’attenzione dello spettatore. Successivamente Tony Stark e gli altri eroi escono dall’edificio accompagnati da questo suono continuo che aumenta col passare del tempo d’intensità. È da notare che in questa sequenza l’inquadratura mira a seguire i personaggi ad una distanza ravvicinata così da aumentare la tensione mentre si avvicinano all’obiettivo, contrastati dalle figure dei civili, i quali si stanno muovendo nella direzione opposta alla loro, mentre un’intensa polvere si solleva sull’intero quartiere. Man mano che i protagonisti proseguono, emerge una macroscopica astronave nel campo visivo sia dei protagonisti che di quello dello spettatore.

Questa scena presenta molte analogie con quella del film di Spielberg, che lo stesso regista ha definito come il proprio film sull’evento terroristico dell’11 Settembre 2001. Il personaggio interpretato da Tom Cruise, dopo essersi diretto nell’epicentro di un’intensa scarica elettrica provocata da una tempesta, è costretto a fuggire per via di quello che hai suoi occhi appare come un movimento sismico, mentre in realtà si tratta del Tripode che emerge dalla superficie terrestre. Nel suo percorso, le sue azioni molto simili a quelle compiute da Tony Stark/Iron Man, sebbene presentino una componente eroica meno marcata in quanto il personaggio si ritrova costretto alla fuga.

La Guerra dei Mondi

In particolare ciò che avvicina le due pellicole è lo stile visivo e le tecniche di ripresa utilizzate. All’interno dell’inquadratura vi sono in entrambi i casi numerosi soggetti intenti alla fuga al fine di trovare sicurezza allontanandosi da dove ha luogo l’invasione aliena all’interno di un contesto urbano in cui sono presenti in grande quantità detriti ed edifici in frantumi, dato che la polvere è entrata a far parte, grazie all’attentato, di un immaginario collettivo.

Oltre a ciò è fondamentale notare che un’innovazione stilistica data proprio dalla volontà di Hollywood di rappresentare un’iconografia analoga alle immagini di repertorio dell’evento dell’11 Settembre 2001, è caratterizzata da un movimento di camera impreciso così da ricalcare lo stile delle riprese di tipo amatoriali compiute dai civili per documentare in diretta l’attacco.

Un articolo del The Telegraph spiega come questo trauma americano si sia tradotto in uno stile visivo estremamente efficace. Afferma che la conseguenza diretta di questo fenomeno è un’inquadratura in contro-plongee (dal basso) nei momenti in cui è mostrato il punto di vista del soggetto e in plongee (dall’alto) nei momenti in cui l’attenzione da parte del soggetto è rivolta verso l’oggetto di minaccia imminente, e ciò è riscontrabile in numerose pellicole, anche di stampo commerciale, fra cui il già citato La Guerra dei Mondi (War of the Worlds, 2005) di Steven Spielberg, Cloverfield (2008) diretto da Matt Reeves e Batman V Superman: Dawn of Justice di Zack Snyder. È curioso notare che le tre principali pellicole citate nell’articolo vedono nel proprio intreccio narrativo un attacca di tipo extra-terrestre.

L’artista Damien Hirst a questo proposito ha detto:

Penso che il nostro linguaggio visivo sia stato modificato da quello che è successo l’11 settembre […]. Un aereo diventa un’arma e se vola vicino agli edifici, la gente inizia a farsi prendere dal panico. Il nostro linguaggio visivo cambia continuamente in questo modo, ed io penso, come artista, che tu sia costantemente alla ricerca di cose del genere.

https://www.telegraph.co.uk/film/batman-v-superman-dawn-of-justice/world-trade-
centre-9-11-movies/

La seconda sequenza che richiama un prodotto legato all’11 Settembre 2001, si ritrova invece dopo lo show-down che ha portato gli eroi alla sconfitta e nella scena post-credit, con la già in precedenza si è fatto riferimento alla smaterializzazione e della dipartita di alcuni personaggi.

L’ispirazione per questo determinato effetto visivo e stilistico nel mostrare le varie morti all’interno della pellicola deriva sicuramente dalla serie televisiva The Leftovers (2014), che vede come showrunner Damon Lindelof – co-creatore, insieme a J. J. Abrams e Jeffrey Lieber, di Lost -, tratta dal romanzo omonimo di Tom Perrotta. La serie è ambientata ai giorni nostri e racconta le vicende di alcuni personaggi in un mondo in cui, nella fatidica data del 14 Ottobre, il due per cento della popolazione è scomparsa, anch’essa smaterializzatasi improvvisamente, con la differenza che in questa serie la sparizione – o dipartita come viene chiamata – non ha lasciato alcuna traccia di tipo materico, a differenza di Avengers: Infinity War.

Come detto dallo stesso autore del romanzo e dallo sviluppatore della serie in più occasioni, la serie ha un legame profondo con gli eventi avvenuti l’11 Settembre 2001, nonostante le tematiche sembrino aprirsi verso un’interpretazione degli eventi che oscilla tra il piano materiale e quello più spirituale, The Leftovers racconta in una prima istanza come i propri protagonisti affrontano la dipartita dei propri cari, in base alla propria morale e tenendo anche in considerazione la propria condizione sociale; ad esempio il personaggio interpretato da Justin Theroux, Kevin Garvey, in quanto membro delle forze dell’ordine ha il dovere morale di non far prevalere il caos nonostante sia avvenuto un fatto completamente irrazionale, ancora senza spiegazione, dall’aspetto quasi paranormale.

Se questo riferimento non appare evidente in una prima istanza, diventa estremamente esplicito nella scena post-credit, la quale presenta delle dinamiche simili al prologo della puntata pilota della serie televisiva. Una volta conclusi i titoli di coda, come accade di norma in ogni film appartenente al Marvel Cinematic Universe, è presente una particolare sequenza che narrativamente non collega solo l’intreccio all’episodio successivo degli Avengers, Avengers: Endgame (2019), ma anche ad un film stand-alone a sé stante, ovvero Captain Marvel (2019). Come illustrato dai registi della pellicola, la scena post-credit ha una funzione specifica: serve a mostrare il livello della tragedia che non ha coinvolto unicamente un ambiente limitrofo agli eroi, bensì anche centri urbani di grandi dimensioni così da dimostrare le conseguenze su scala universale delle azioni di Thanos.

Due figure rimaste ancora al di fuori degli eventi narrati, Nick Fury e Maria Hill, si trovano in una vettura mentre discutono degli eventi che hanno sconvolto il Wakand, impegnati a decidere come agire. Improvvisamente il loro veicolo si scontra con una vettura che li precede. Nick Fury scende dalla macchina per accertarsi delle condizioni del passeggero insieme alla collega Maria Hill, ed entrambi notano che il conducente con cui hanno effettuato la collisione non si trova all’interno nel veicolo. Come accade anche nel prologo dell’episodio pilota, qualcuno che ha causato un incidente automobilistico non si trova all’interno dello stesso veicolo. Nella serie, una madre visibilmente nervosa, mentre parla al telefono si volta verso i sedili posteriori dei passeggeri, dove aveva posto la culla del neonato figlio, si accorge della scomparsa del proprio figlio. Una volta scesa dalla macchina, comincia a chiamare ad alta voce il nome del proprio figlio smarrito, richiamando l’attenzione di coloro che si accorgono della sua disperazione. Parallelamente, un bambino si chiede dove sia finito suo padre, chiamandolo anch’egli a gran voce, mentre un carrello della spesa colmo di alimenti, non essendo mantenuto da nessuno, procede lentamente lungo una discesa verso le macchine parcheggiate. Dietro la donna in lacrime, intanto, avviene un incidente stradale con le stesse dinamiche precedentemente descritte in Avengers: Infinity War (2018). La sequenza si chiude con il pianto disperato della madre che aumenta man mano d’intensità. Tornando alla scena post-credit, il personaggio interpretato da Samuel L. Jackson, si accorge che diversi civili attorno a lui si stanno smaterializzato davanti agli occhi increduli di coloro che sono stati risparmiati dallo schiocco di dita di Thanos.

The Leftovers

A rendere ancora più stretto il legame fra questa scema e le sue implicazioni in un contesto culturale post-11 Settembre, vi è la rappresentazione di un velivolo, un elicottero, che in quanto privo di pilota si abbatte contro un edificio alle spalle di Nick Fury. Questo personaggio, colto anche di sorpresa dalla disintegrazione di Maria Hill, recupera il più velocemente possibile un cercapersone per contattare una figura ancora misteriosa, che si rivelerà essere Captain Marvel.

Un ultimo riferimento che quest’universo ha infine rivolto alla serie ed allo stato d’animo evocato dalla serie poc’anzi citata è reso manifesto dallo spot di un minuto rilasciato durante l’evento del Super Bowl, in cui viene mostrato un manifesto che recita «Where do we go, now that they’re gone?», e nella parte inferiore riporta la silhouette di diverse figure che si tengono per mano. Questa reazione è analoga a quella presente fin dalle prime puntate della serie televisiva di Damon Lindelof, in cui è presente un movimento denominato i Colpevoli Sopravvissuti. Questo gruppo, infatti, si comporta come una sorta di manifestazione collettiva della sindrome del sopravvissuto, tale sintomo si manifesta in coloro che hanno sperimentato un trauma e maturano un forte senso di colpa dato dall’esser sopravvissuto ad esso.

È un tematica particolarmente matura quella sviluppata nell’epilogo di Avengers: Infinity War, matura soprattutto per esser trattata da uno dei film che in assoluto si è dimostrato tra i più rilevanti al botteghino globale. Secondo gli stessi registi della pellicola, la contaminazione di diversi generi narrativi è particolarmente funzionali per film che presentano toni così eterogenei proprio a causa dei diversi franchise di genere differente da cui derivano. Hanno infatti descritto lo schiocco di dita come una componente fortemente orrorifica, funzionale per un ampio sviluppo dei caratteri dei personaggi attraverso le loro rispettive reazioni a quest’evento traumatico collettivo.

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