Spider-Man Life Story #5 – Grandi responsabilità

Nei cinque mesi trascorsi dall’uscita del primo numero di Spider-Man Life Story, il nostro Chip Zdarsky ha fatto molta strada. Reduce di un premio Eisner grazie al meraviglioso Peter Parker: The Spectacular Spider-Man 310 (che meriterebbe di essere approfondito in un articolo a parte) e attualmente al timone di diverse testate, tra cui spicca la fan favorite Daredevil, l’autore canadese si è guadagnato un posto alla Tavola Rotonda degli “architetti” della Casa delle Idee.

La miniserie, nel frattempo, è cresciuta altrettanto, portando la sua esplorazione della storia editoriale Marvel allo sfondamento di una barriera generazionale, la Modern Age, spostando il panorama verso la familiarità dei giovani adulti, i lettori di oggi. In altre parole, noi.

Quindi come aprire la finestra sul nuovo millennio se non con uno dei cliché più ricorrenti della nostra contemporaneità, con l’eroe che, seppellito il suo passato da combattente, passa gli anni della sua senilità prendendosi cura della sua famiglia e spaccando legna, mentre il mondo intorno a lui brucia?

Dopo la pausa di riflessione del numero 4, Spider-Man Life Story torna a parlare di guerra. Chip Zdarsky mescola attentamente le storie da cui prende spunto, creando una brillante finestra sulla reale America dei primi anni dieci: l’attentato dell’11 settembre, parallelamente a quanto insegna la storia americana, diventa il pretesto per l’approvazione dell’Atto di Registrazione dei Superumani, anticamera della celeberrima Civil War, rendendo Tony Stark, neanche in maniera troppo celata, il Bush Jr della Marvel. D’altronde cos’è l’Atto se non un sintomo della diffidenza di un’America sanguinante e spaventata? L’ormai anziano Iron Man fa dell’insicurezza dell’uomo comune la sua forza, spostando l’ira dell’opinione pubblica verso la comunità dei vigilanti, che se da un lato esercitano il loro potere in aiuto del prossimo, dall’altro lo fanno senza nessun controllo. «Who watches the watchmen?»

Che il “nemico” indossi una maschera o un turbante, l’obiettivo di Stark è comunque una militarizzazione a larga scala, che incontra una vera e propria resistenza presso i suoi ex fratelli d’armi, guidati dall’immancabile Capitan America, che per la seconda volta in questa miniserie dichiara guerra ai colori che indossa.

Certo, la questione in ballo è grigia, e la tutela del popolo americano è un’argomentazione valida da parte dei pro-Atto, ma si riduce tutto all’eterno dilemma: conta più la sicurezza o la libertà?

L’ex Spider-Man, dal canto suo, brama il suo lieto fine nel calore famigliare e cerca di tenersi lontano dal conflitto, fino a quando non viene smosso dalla sua stessa figlia, Claire, la quale gli ricorda l’eroe che, in cuor suo, non ha mai dimenticato, e che lei si aspetta torni ad essere. Da un grande potere derivano grandi responsabilità, e quale responsabilità è più grande di quella verso una figlia, nei cui occhi vedi il tuo passato e, contemporaneamente, il futuro di questo mondo?

Il conflitto generazionale fa da protagonista di questo quinto episodio, ma Chip Zdarsky ne rovescia i ruoli: la generazione dei Green Day e degli Oasis rappresenta qui la parte più razionale della società, più diligente, rassegnata verso lo status quo, mentre sono i vecchi a vestire il ruolo dei ribelli, che testardamente puntano i piedi e scelgono la disobbedienza. Interessante è la frase pronunciata da Tony Stark: «Sono solo gli anziani, Pete. Sono loro il problema. I giovani restano in riga. Si sono tutti registrati, per senso del dovere o per paura.»

Così come negli anni 60, questi ragazzini coperti di rughe tornano a fare fronte unito dinanzi ai potenti, pronti a morire per un’idea: guerrieri sì, soldati mai. «I’ve got soul but I’m not a soldier», come recita il motto dei Killers.

Peter Parker, da sempre obiettore di coscienza, abbraccia la causa della resistenza e, indossando nuovamente il costume, lancia un pensiero al mai dimenticato zio Ben prima di affrontare il bullo di turno, come ha fatto per tutta la vita. Il più grande supereroe della terra è tornato.

Il finale di questo capitolo arriva in sordina, quasi inaspettato, accompagnato soltanto dalle parole che il nostro eroe rivolge al suo Capitano: «Siamo entrambi dei vecchi, Cap. Dobbiamo fare ciò che i vecchi fanno, e lasciarci dietro un mondo migliore… prima di andarcene.».

Le basi per il gran finale di questa avventura sono state piazzate.

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