Gandhi e la Telecom: come sarebbe stato e come sarebbe potuto essere

Nell’ormai lontano 2004 avevo soli dieci anni, ed era quindi per me impossibile guardare uno spot pubblicitario senza dedicare la mia attenzione unicamente al giocattolo o alla merendina presentati.

Tuttavia, esiste uno spot che è sempre rimasto nella mia memoria prescindendo il prodotto per cui veniva trasmesso, complice probabilmente il fatto che il Galà della Pubblicità, la “notte degli Oscar” degli annunci televisivi, gli conferì nel 2005 il Mezzominuto d’Oro: lo spot in questione, che solo oggi ho appreso essere stato girato da Spike Lee, era della Telecom e aveva il volto di Mahamata Gandhi.

Cioò che viene mostrato, con tutta la sensibilità riconoscibile in un nome come quello di Lee, è un discorso di Gandhi, tratto dal reale intervento One World, che viene trasmesso e diffuso in tutto il mondo attraverso i “moderni” (parliamo pur sempre del 2004) mezzi di comunicazione: televisioni, maxischermi, computer e compagnia bella.

A concludere lo spot vi è lo slogan “Se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?”

Ciò che, nel suo minuto di durata, il girato vuole sostenere è che, se persone come Gandhi avessero beneficiato dei contemporanei mezzi di comunicazioni, la storia sarebbe stata diversa.

Se mettiamo da parte la fonte e le ovvie implicazioni commerciali dello spot e prendiamo per buona solo la natura della riflessione, questa risulta essere interessante e ricca di spunti. Abbiamo visto qualcosa di simile nel recente romanzo, e successivamente film, Lui è tornato, ma lì era il personaggio storico, in quel caso Adolf Hitler, ad essere proiettato nel presente, e non la tecnologia ad essere immaginata nel passato.

Spike Lee scommette invece sul fatto che, a scapito dei tanti nomi infelici, come appunto Hitler, che avrebbero controbilanciato la “buona propaganda” di Gandhi, Mandela e gli altri volti della pace, questo rimaneggiamento della nostra storia avrebbe reso il mondo un posto migliore. Scommessa che, benché utopistica, non è affatto azzardata: la prematura nascita di questa tecnologia avrebbe modificato non soltanto l’impatto dei messaggi dei già citati personaggi storici, ma le persone stesse e, soprattutto, il medium stesso.

«Il medium è il messaggio» insegna Marshall McLuhan, quindi educare alla percezione del medium significa educare alla percezione del messaggio; se la nostra formazione all’uso delle comunicazioni digitali fosse stata impartita in modo migliore, con un esempio migliore e da persone migliori, l’ovvia conseguenza sarebbe un miglioramento quotidiano delle relazioni umane.

Per questo lo spot di Spike Lee, girato nel 2004 per promuovere un’azienda telefonica, è ancora oggi importante, e soprattutto attuale: perché il messaggio non si ferma allo slogan, con il rimpianto di come sarebbe stato, ma ci porta a riflettere su come potrebbe ancora essere.

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