Bellezza ed eleganza: una fiaba che conquista il cuore

La bella addormentata nel bosco di Pëtr Il’ič Čajkovskij

La musica avvolgente di Čajkovskij, il racconto di una favola senza tempo. La bella addormentata nel bosco, quarto balletto della stagione del Teatro alla Scala di Milano, viene riportato in scena secondo la coreografia e la regia di Rudolf Nureyev, spettacolo eseguito per la prima volta assoluta nel 1996, proprio sul palco scaligero.

La trama è nota a tutti. Alla corte del re Florestano viene indetta una festa per il battesimo della piccola principessa Aurora: vengono invitati cavalieri, dame e le sette fate buone del regno, che portano con sé doni per la principessina. Tra gli invitati però manca la malvagia fata Carabosse; per vendicarsi, nonostante le suppliche della corte, la fata getta una maledizione alla piccola: al sedicesimo anno di età, Aurora morirà pungendosi con un fuso. La fata dei Lillà, non avendo ancora pronunciato il suo dono, modifica la maledizione: non morirà, ma sprofonderà solamente in un lunghissimo sonno insieme con tutta la corte e avrà fine solamente grazie al bacio di un giovane principe.

La magia delle note che compongono il balletto è esaltata dalle meravigliose scenografie e i preziosi costumi di Franca Squarciapino, che permettono di sentirsi immersi nel mondo fiabesco raccontato da Charles Perrault e di volare con la fantasia in quegli sfarzosi palazzi luccicanti, di essere avvolti dai sinuosi movimenti e dalla leggiadria dei ballerini.

Bellissima e di straordinaria eleganza Nicoletta Manni nelle vesti di Aurora, non a caso, prima ballerina della Scala. Entrata in corsa per il ruolo, a causa dell’infortunio capitato alla collega Svetlana Zakharova, la Manni restituisce al personaggio quella dimensione di fanciullezza che lo caratterizza. Non bisogna infatti dimenticare che la principessa Aurora ha solo sedici anni e Nicoletta Manni, grazie alla ancora giovane età e a un physique du rôle minuto e delicato, incarna perfettamente le qualità musicali e di danza presenti nella partitura, oltre a una vera gioia per gli occhi nella perfezione degli Adagi e nello splendido Pas de deux del finale del terzo atto.

Mirabile anche Claudio Coviello nei panni del principe Désiré. La coreografia di Nureyev mette a dura prova tutti i ballerini, ma risulta parecchio faticoso il ruolo del principe, crescendo continuo di Variazioni senza sosta. Coviello regge bene il peso dell’opera, senza perdere di intensità fisica ed emotiva, regalando Arabesque e Grand Jeté tecnicamente impeccabili.

Di particolare fascino anche la direzione di Felix Korobov, direttore dotato di una mirabile mole e di una simpatia e una passione unica. Assolutamente da non perdere di vista durante l’esecuzione del finale di terzo atto: lo vedrete infatti librarsi in aria dal suo “podietto” a tempo con i ballerini sulla scena, trasportato completamente dal fervore e dalla potenza musicale di Čajkovskij (alla faccia di chi crede che i russi siano gente fredda).

Una fiaba che conquista il cuore e riempie di gioia. Un’esecuzione pressoché perfetta. Un’opera che restituisce tutta la splendore e la bravura di un artista, Nureyev, che oltre a essere stato un eccelso ballerino, si rivela padroneggiare magnificamente anche tutti gli aspetti coreografici e registici e regala al ruolo maschile del principe Désiré, un’importanza mai presente nelle precedenti coreografie.

Aggiungete l’emozione di una musica strepitosa e avrete raggiunto il risultato perfetto: una serata che difficilmente dimenticherete.

Voto: 9/10

Prossime repliche:

Teatro alla Scala

Martedì 2 luglio ore 20

Mercoledì 3 luglio ore 20 – ScalAperta tutti i biglietti scontati del 50%

Venerdì 5 luglio ore 20

Martedì 9 luglio ore 20

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