Una vita al bar

ATTO II –  Animali da bar regia di Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti

Una barista incinta, che affitta il suo utero a una coppia sposata, dove il marito, buddista e melariano (mangia infatti per scelta solo e soltanto mele che siano cadute dall’albero), viene picchiato ogni giorno dalla moglie. Uno scrittore, con un perenne blocco per la scrittura, passa le sue giornate a bere e a insultare la vita e l’universo intero. Uno scassinatore depresso che, in quanto depresso, non fa altro che deprimersi tutto il giorno. Un proprietario di pompe funebri per animali di piccola taglia, che organizza le cremazioni e i funerali per cavie e criceti dei padroni in lutto. Un vecchio, proprietario del bar, burbero, volgare, razzista, guarda tutti dall’alto della sua camera sopra al locale, o meglio, comunica con loro attraverso una radiolina, senza scendere o farsi mai vedere, per non mischiarsi «con le miserie del mondo». Una selezione varia e particolareggiata di esemplari umani unici, con i quali confrontarsi, contemplandoli nel loro “habitat naturale”, un minuscolo ecosistema fatto di birre e banconi trasandati.

Animali da bar è una vera e propria esposizione umana, che il drammaturgo e regista Gabriele Di Luca, mostra con spietata ironia, sottolineando la meschinità di uomini intenti a passare la propria vita in un bar dei bassifondi, in una perpetua paralisi che impedisce loro di liberarsi e vivere. 

Lo spettacolo costituisce il secondo capitolo della Trilogia della Carrozzeria Orfeo in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano, e continua il viaggio all’interno della psiche e delle dinamiche umane, con la consueta dose di tragica ironia, marchio di fabbrica della compagnia friulana. 

Ancora una volta viene affermata un’umanità sospesa tra la realtà e il sogno, dove i personaggi, paradossali e grotteschi, si limitano a sopravvivere all’interno di una realtà indifferente a loro, che li rigetta e li lascia abbandonati a una noiosa e volgare routine.  Nonostante un inizio che fatica a decollare e a trovare una via netta e incisiva, Di Luca riesce a tenere in mano le fila di un intreccio costellato di sorprese e cambi di ritmo. L’opera, infatti, con le sue imperfezioni, trova il punto di forza nel racconto di un’assurda e triste vicenda umana, capace di commuovere e spiazzare. Bandita ogni sorta di intellettualismo, lunghi momenti tragici e riflessivi, fanno da contraltare ed esaltano l’ironia della gran parte delle scene. L’empatia con i personaggi è come un bruciore improvviso, quasi un pugno nello stomaco.

Il bar viene eletto a luogo simbolico dove si ritrovano e  concentrano spaccati di umanità, una società-zoo cruda e feroce, dove tutti sono contro tutti, volano offese, si impreca contro i cinesi, si discute di sesso, violenza, eutanasia, politica. Si vivono sbalzi di umore, si compiono viaggi mentali: ricerca di rifugio da debolezze e delusioni.

I sei “animali”  da bar, illusi e perdenti, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, ad una speranza che resiste troppo a lungo, combattono nonostante tutto, ma invano. Come quelle erbacce infestanti e velenose che crescono e ricrescono, e non si estirpano mai.

La regia, quasi a non voler risolvere o alterare la situazione, lascia completo spazio agli interpreti, veri e propri narratori interni, che hanno il compito di gestire le loro esistenze, di scegliere il proprio destino, di decidere come concludere le loro personali storie. Pregio assoluto di uno spettacolo che mette in scena, vivo e reale, il riflesso della vita

Voto: 7/10

Prossime repliche:

Teatro Elfo Puccini

24, 25, 26, 27, 28 giugno ore 21

In questa serie:

Cous Cous Klan

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