Il Cous Cous salverà il mondo

ATTO I – Cous Cous Klan regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi

In un futuro, neanche troppo lontano,  l’acqua è stata privatizzata. Ogni fiume o sorgente di tutto il pianeta è sorvegliato da guardie armate che sparano a chiunque tenti di trasgredire le regole, cercando di bere un po’ del prezioso e vitale liquido. La popolazione è fortemente divisa: i ricchi abitano nelle «recinzioni»,  le città recintate da filo spinato, i poveri tentano di sopravvivere al di fuori di queste, combattendo ogni giorno contro la mancanza di cibo e acqua.

Ambientata in un mondo post apocalittico e distopico,  Cous Cous Klan è l’ultima tragicommedia firmata dalla Carrozzeria Orfeo, compagnia nata nel 2007 dai registi Massimiliano Setti e Gabriele Di Luca, anche drammaturgo di tutte le loro produzioni. Lo spettacolo va a comporre il primo tassello di una vera e propria trilogia della commedia umana, tragica ironia dell’esistenza terrena,  in scena fino al 5 luglio al Teatro Elfo Puccini di Milano.

Protagonista è una micro comunità di senzatetto, costretta ad abitare in un parcheggio abbandonato dietro a un cimitero,  dove due roulotte fatiscenti e una vecchia Fiat Punto trasandata e affondata nel terreno, fungono da loro abitazioni.

Nella prima abitano tre fratelli orfani: Caio, ex prete, nichilista e depresso, Achille, sordo e con qualche problema mentale, e Olga, la sorella maggiore con un occhio solo e una benda da pirata. Nell’altra roulotte vive Mezzaluna, compagno di lei, musulmano, immigrato in Italia da dieci anni,  che per sopravvivere seppellisce rifiuti tossici di giorno e lavora come venditore ambulante di notte. 

Il loro è un fragile equilibrio, logorato continuamente da conflitti razziali  a causa soprattutto di Achille, attivo membro, o forse meglio, estimatore,  del Ku Klux Klan,  e da scontri interpersonali per la sopravvivenza.

A tutto questo si aggiunge l’improvviso arrivo di Aldo, un elegante medio borghese, costretto a dormire per strada a causa di un grave problema famigliare, il quale creerà nuovi problemi e contrasti. Ma a sconvolgere definitivamente gli equilibri sarà Nina, giovane donna indomabile, ribelle e imprevedibile, capace di vedere il futuro, allo stesso tempo il più grande dei loro problemi, ma anche soluzione per il loro riscatto finale.

Una commedia brillante, una trama anticonvenzionale per un palco teatrale, una scenografia molto elaborata e curata nei dettagli, che crea un’atmosfera ricca di tensione e realismo. I dialoghi colpiscono per la crudezza e irriverenza, ma risultano fortemente poetici, divertenti e drammatici.  

A rendere pregevole il tutto, è la completa assenza di retorica o moralismo: il mondo che ritrae l’autore Gabriele Di Luca è estremamente reale, ogni personaggio è costruito con minuzia e caratterizzato da tratti esagerati, paradossali e assurdi in alcuni momenti, ma che, a ben guardare, risultano profondamente umani.

La loro vita è un ritratto forte e estremo dell’esistenza, uomini costretti a una dimensione di bestialità, dove a sopravvivere è chi riesce a dominare l’altro, dove vince chi è più forte. Uno specchio deformato di vizi e manie, disperazione e solitudine, sopraffazione e cinismo, che sfocia in un realismo provocatorio e in un divertimento mai fine a se stesso.

La regia, oltremodo attenta a tutto ciò che accade, è pronta a spostarsi da una roulotte all’altra, a fare il fuoco su ogni situazione intima che si crea, senza ostacolarla in alcun modo, ma esaltandola e facendone vedere tutti i dettagli. Uno sguardo acritico e attento, ma allo stesso tempo commosso e paterno.

A tratti si ha però l’impressione di un sovraffollamento di emozioni e situazioni: il ritmo vorticoso della commedia provoca momenti di confusione, che non guastano il clima generale dell’opera, ma generano nello spettatore una sensazione di smarrimento e incertezza. Fortunatamente gli attori riescono sempre a riprendere  presto in mano la situazione, permettendo così di avere una visione chiara della trama fino a fine spettacolo.

Unico altro neo che salta all’occhio è l’irrequietezza nel concludere. Il finale della commedia appare un po’ troppo compresso nella tempistica, quasi a voler a tutti i costi arrivare a un termine, senza rispettare il ritmo generale dell’opera.  Il risultato è un dialogo finale frettoloso, che, seppur molto commovente, lascia l’amaro in bocca per la mancanza di tempo concessa per comprenderlo e apprezzarlo adeguatamente.

Considerazioni inattuali a parte,  si può sicuramente dire che Cous Cous Klan, nome che i protagonisti scelgono per il loro gruppo di ribellione creato per reagire alla situazione avversa della società in cui vivono,  è uno spettacolo emozionante e ben congegnato, in continuo alternarsi fra realtà e assurdo. Con la rara capacità di raccontare storie di uomini che si muovono sul sottile e fragile confine dove tutto può inevitabilmente risolversi o precipitare tragicamente

E questo assolutamente ci basta.

Voto: 8/10

Prossime repliche: 

Teatro Elfo Puccini

18, 19, 20, 21 giugno ore 21

In questa serie:

Animali da bar

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