L’Ilva di Taranto: una storia senza fine

Ci sono tanti tipi di storie, quelle che fanno sognare, che sono capaci di muovere emozioni e sensazioni, ci sono però anche vicende tragiche che non hanno nemmeno una fine, non hanno una storia d’amore e nemmeno qualche supereroe che alla fine ci salva. Questa è il caso dell’Ilva di Taranto, una storia che non ha ancora un lieto fine, ma solo il pesante fardello di morte che trascina per la città e l’Italia.

L’IIva nasce nel 1961 il gruppo è uno dei protagonisti più importanti del settore, ovvero quarto produttore europeo con 5,8 milioni di tonnellate d’acciaio prodotte nel 2016, circa 14.000 lavoratori e 15 unità operative. A Taranto, sorge proprio uno de centri più grossi di lavorazione, gli altri sono a Genova e a Novi Ligure. Trent’anni fa iniziò la prima inchiesta quando una casalinga esasperata dalla polvere rosa che ogni giorno era costretta a raccogliere sul suo balcone in una casa popolare del quartiere Tamburi (quartiere costruito a partire dagli anni’70 che con il suo spazio verde doveva svolgere una funzione isolante per l’ilva dalla città di Taranto) chiese alla Pretura spiegazioni. Vent’ anni dopo si è scoperto che dietro quella polvere non si nascondevano solo fastidio o sporcizia, ma una strage. Dal 1998 al 2010 sono morte a Taranto 386 persone per colpa delle emissioni industriali e nel 2013 erano mancate 174 persone a causa del valore del Pm 10. Nel 2010 è iniziato il lungo processo giudiziario quando la Magistratura di Taranto per la prima volta dispose il sequestro dell’acciaieria per gravi violazioni ambientali. Dagli anni ’80 i medici iniziarono a registrare una maggior incidenza di casi di malattie quali mesotelioma, leucemie, patologie tumorali e malattie della tiroide. Il 26 luglio 2012 il gip di Taranto Patrizia Todisco firmò il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’Ilva di Taranto e le misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici aziendali. Successivamente furono arrestati Emilio Riva, residente dell’Ilva Spa fino al Maggio 2010, il figlio e suo successore Nicola Riva, l’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, il dirigente a capo dell’area del reparto cokerie Ivan di Maggio e il responsabile dell’area agglomerato Angelo Cavallo. In poco tempo l’Ilva è su tutti i giornali, le televisioni e appaiono negli occhi degli italiani immagini di una politica corrotta, consumistica e indifferente al reale problema della popolazione. L’accusa è di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.

Vista l’importanza dell’Ilva e della sua produzione il governo, allora guidato da Mario Monti, cercò di attuare una serie di politiche per consentire la prosecuzione della produzione. Furono infatti varate leggi specifiche per aggirare i livelli di inquinamento consentiti, rimandando i termini entro i quali l’azienda avrebbe dovuto essere sistemata per riprendere la sua normale attività. Dunque, grazie al Decreto Ministeriale del 21 gennaio 2015 è stata aperta una Procedura di Amministrazione Straordinaria ed è stato nominato il Collegio Commissariale di ILVA S.p.A. Gli attuali commissari Ilva sono: Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi. I commissari straordinari avevano il compito di risanare, sia a livello ambientale che economico l’azienda, per poi rivenderla. I periti nominati della Procura di Taranto hanno calcolato che in sette anni sono morte 11.550 persone a causa delle emissioni, in particolare per cause cardiovascolari e respiratorie. Dopo l’inchiesta del 2012 lo stato ha avviato una gara internazionale vinta da Arcelor Mittal. Quest’ultima è una multinazionale indiana che nel Giugno 2017 vinse la gara pubblica che gli consentì di sottoscrivere all’epoca con il ministro Calenda per assumere il controllo parziale dell’acciaieria.  Grazie a quell’accordo, l’azienda indiana, controllata da Am Investco ha potuto affittare l’acciaieria per poi acquisirla. Martedì 24 luglio 2018 la multinazionale Arcelor Mittal ha reso noto di aver accettato tutte le richieste fatte dai commissari straordinari dell’Ilva per dare il via libera all’acquisizione dell’acciaieria.

Quando parliamo di Ilva dobbiamo considerare diversi aspetti e fattori spinosi che ancora oggi non permettono una chiara definizione della faccenda. La natura del primo problema riguarda essenzialmente l’ambiente, infatti quello dell’Ilva di Taranto è considerato come uno dei più grandi disastri sanitari e ambientali della storia europea. Secondo i dati relativi al 2010 sarebbero state diffuse nell’ambiente circostante 4.159 tonnellate di polveri sottili, 11 mila di diossido d’azoto e anidride solforosa, ovvero circa il 93% di tutta la diossina prodotta in Italia. Il secondo punto nodale riguarderebbe l’occupazione, sarebbero circa 14mila i dipendenti di Ilva che perderebbero il lavoro per una consequenziale chiusura della azienda e in più tutti i piccoli gruppi che si rifanno al gruppo Spa. Inoltre, la continua produzione manterrebbe l’Italia in una posizione favorevole per l’esportazione dell’acciaio e consentirebbe l’autosufficienza sulla produzione del materiale.

Le questioni qui riportate sono diventate ancora più spinose dopo l’avvio dell’acquisizione della Mittal, infatti il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha spiegato che la proposta sarebbe stata esaminata, tenendo però anche conto del fatto che l’Autorità Anticorruzione (Anac) ha rilevato delle criticità sulla procedura che ha portato Arcelor Mittal a firmare un contratto di acquisto con il precedente governo, bocciando così il 30 luglio 2018 il piano migliorativo presentato dal nuovo gruppo Ilva a causa di una scarsa attenzione ambientale. Dopo circa un anno non ci sono ancora ragionevoli soluzioni, ma i morti aumentano e la rabbia degli abitanti di Taranto è tanta.

Il 13 giugno 2019 gli abitanti del quartiere Tamburi si sono radunati presso le scuole da tempo chiuse per decisione del sindaco a causa dell’emissione delle polveri sottili. Il movimento 5 stelle, partito votato in gran numero alle scorse elezioni amministrative, presentava ben cinque candidati provenienti da Taranto che nel loro programma mostravano una profonda adesione e fiducia nella realizzazione di un piano per salvare Taranto dalle polveri sottili. In questi ultimi mesi abbiamo assistito a scene pietose del ministro Lugi di Maio. Non ci dimenticheremo mai dell’espressione del Ministro il 24 aprile 2019 durante le trattative al Tavolo permanente del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) quando Alessandro Maresotti, presidente di Pacelink, una delle 23 associazioni convocate incalzava Di Maio sulla questione Ilva con queste parole: ” Quando annuncia una cosa come sicura, e questa non si verifica, diventa pubblicità ingannevole”. (per rivedere il video: https://youtu.be/jlR7uda_Pyc)

Non ci dimenticheremo mai anche tutte le vittime di questa industria che lentamente strappa da Taranto, bambini, anziani, giovani donne e uomini, precludendo loro il diritto fondamentale dell’essere umano: la vita. I dati parlano chiaro, dopo le elezioni europee forse per non influenzare la campagna elettorale, l’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso i dati sconcertanti riguardanti la malformazione dei neonati. Tra il 2002 e il 2015 sarebbero nati 600 bambini con malformazioni congenite dettate dalla diffusione di polveri sottili e dal livello di Pm a 10.

È inaccettabile dunque che uno stato non si muova in aiuto degli stessi italiani di cui si proclamano paladini e se il ministro Di Maio è impegnato a vergognarsi alla tavola rotonda c’è chi con non curanza si lava le mani di un misfatto che dura da anni, come il vicepremier Matteo Salvini e lo stesso premier Giuseppe Conte. Abbiamo assistito in questi anni a manovre illecite, loschi traffici di soldi, modifiche delle leggi ambientali solo per alimentare un business che uccide e che ammala.

Dunque, in questa storia, senza fine, ci sono tanti nomi, ma poche accuse, ci sono molti colpevoli, ma poche condanne, ci sono molte vittime, con nomi, volti, storie personali che lentamente tendono a scomparire nella logica del potere logorante. Quello che ci auguriamo noi, ragazzi di Dedalo è che si possa trovare una mediazione e che per una volta l’Italia possa fare la scelta giusta; ovvero quella di salvarci.

(Per maggiori informazioni sulla vicenda vi lasciamo il servizio di Propaganda Live sull’emittente La7 che negli ultimi anni ha svolto un’indagine dettagliata sulla vicenda: http://www.la7.it/propagandalive/video/propaganda-live-le-promesse-disattese-su-ilva-06-05-2019-270793)

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