Il traffico di esseri umani: una guerra dettata dal potere occidentale

“Siamo tutti migranti nessuno è veramente indigeno” questa è la frase riportata come slogan dal settimanale Internazionale per parlare della questione migranti un tema che nel 2019 ci riguarda proprio tutti in Italia e in Europa. Persone che scappano dalla guerra, esseri umani, come noi che percorrono lunghe tratte nel deserto, nel mare, senza acqua o cibo, seviziate e violentate; donne, bambini, uomini, tutti accomunati da un unico desiderio: la pace. Negli ultimi anni si è parlato molto di barconi, di blocchi navali voluti dal Ministro dell’ interno Matteo Salvini e dal carroccio di governo e di condizioni umane e processi ancora aperti in procura. Si è parlato poco invece della mutazione antropologica che riguarda la questione migranti. La condizione di rifugiato, ancora oggi, è uno delle definizioni più difficili e discusse sul piano internazionale. Numerose persone negli ultimi anni hanno dimostrato come il movimento migratorio sia costante esistenziale dei popoli. Fin dalle origini l’uomo primitivo si sarebbe spinto oltre i confini alla ricerca del sostentamento. La vera difficoltà in questo caso, a distanza di secoli, è capire la portata dello spostamento. Si tratta infatti di popolazioni che scappano da una condizione di guerra provocata proprio da noi occidentali che attraverso manifestazioni evidenti e meno palesi alimentiamo un “fuoco aperto” da anni senza condizione di tregua. In Italia stiamo assistendo a numerosi sbarchi negli ultimi anni e per quante siano state le parole spese e i piani attuati la situazione è ancora poco gestita e controllata.

​ Il 2 Giugno presso il porto di Genova, nella località di Calata Bettolo alle ore 9:00 del mattino è arrivata una nuova barca con a bordo 23 minori e 17 donne alcune in stato di gravidanza. Le operazioni di sbarco si sono concluse intorno alle 14:00 di questo pomeriggio. Le operazioni si sono svolte sotto la giurisdizione della Capitaneria di Porto e di140 operatori. Prima sono state soccorse le persone in gravi difficoltà come le donne e i bambini, successivamente sono stati aiutati gli uomini. Si tratta di persone provenienti da diverse parti dell’ Africa, in particolare Camerun, Somalia,​ Mali, Libia, Nigeria e Costa d’Avorio. Tutti i migranti sono stati trasferiti con dei pullman, alle ore 18 nel Lazio, sono rimasti in territorio ligure solo undici minori non accompagnati, una donna che ha riportato gravi ustioni e il suo bambino.​

Ai giornalisti del Secolo XIX il comandante della “Cigala Fulgosi”, il capitano Michele Fabiano ha raccontato il salvataggio: “C’erano donne anche in stato di gravidanza: una è al settimo mese. Di solito in quelle condizioni si preparano le valigie per l’ospedale, lei invece si è buttata in mare. Abbiamo salvato anche tanti bambini, l’equipaggio si è messo a giocare con loro per distrarli da quello che avevano passato.” Questo è il resoconto di una lotta che da anni si combatte in mare, in un territorio sconfinato e pericoloso, in cui le uniche vittime a subire le conseguenze sono i rifugiati che pagano anche cifre esorbitanti pur di donare ancora speranza alle loro vite. Come riportato da alcuni Psicologi che lavorano presso i centri di accoglienza e il cui reportage fu realizzato dal quotidiano “Il manifesto” la situazione è estremamente critica, le condizioni di violenza riportate da questi fuggitivi è allarmante e da anni si chiede una soluzione pratica a livello europeo di tale problema.​

Secondo le stime riportate dal Ministero degli interni gli sbarchi nel 2019 sarebbero in diminuzione, si tratta però di dati relativi agli attracchi portuali dichiarati e controllati, mentre di recente si assiste ad un progressivo aumento di sbarchi illegali attuati anche attraverso l’uso di barche a vela e gommoni. La lotta agli scafisti, trafficanti di esseri umani e di anime è diventata di recente una delle battaglie personali dei governi italiani. In particolare il governo giallo verde nell’ultimo periodo sembra rimproverare all’ Unione Europea uno scarso interesse e un mancato intervento su questa questione. In effetti secondo le recenti stime, i rifugiati userebbero l’Italia solo ed esclusivamente come punto di approdo, desiderando infatti spostarsi in cerca di lavoro e asilo in altri paesi europei con un alto tasso di occupazione come la Francia, la Germania e l’Inghilterra. La questione nodale per la penisola bagnata dal Mediterraneo riguarda principalmente gli immigrati clandestini che vivrebbero come vittime della malavita, schiavi dell’accattonaggio e della prostituzione.

Le questioni e i dibattiti da affrontare sono molti, dalla definizione di rifugiato, all’asilo politico e la corretta accoglienza. Le immagini strazianti che ci appaiono osservando telegiornali e giornali ci da costantemente l’idea di una insoddisfazione e delusione generale sul tema migranti. Ogni forza politica fino a questo momento ha dimostrato di non avere un corretto piano per risolvere questo traffico di esseri umani e punire i trafficanti e i delinquenti che alimentano da anni in diversi paesi europei e africani questi business che poggia sulla vita di esseri umani.​

In questa situazione di precarietà e di difficoltà ci appaiono però le immagini confortanti di volontari, medici, assistenti che ogni volta “cercano di ridare vita” a queste persone che scappano da condizioni di vita inimmaginabili. Alcuni hanno riportato la scabbia e l’intervento dei medici Dell’ ospedale Galliera di Genova ha permesso di individuare subito le situazioni più a rischio e intervenire subito. Alcuni hanno perso la vita lungo il tragitto in mare, come hanno dichiarato alcuni migranti all’arrivo nel porto. Questi 100 migranti sono rimasti alla deriva per tre giorni, con il mare forza tre prima di essere soccorsi.​

Nonostante l’ Italia stia lentamente chiudendo i centri di accoglienza, che secondo il ministro dell’interno non rispettano alcune norme, lasciando senza lavoro numerose persone e soprattutto rendendo i migranti vittime della strada e della malavita, rincuorano i sorrisi un po’ stanchi dei volontari del soccorso, gli occhi​ dei naufraghi che riacquistano in poco tempo, alla vista della terra ferma un po’ di speranza a dare fiducia ai fini di un lavoro internazionale di gestione del problema. Pier Paolo Pasolini in un famoso testo “A Jean Paul Sartre che mi ha raccontato la storia di Alì dagli occhi azzurri” narrando della guerra franco-algerina scrisse queste parole:

Essi sempre umili

Essi sempre deboli

essi sempre timidi
                                 

essi sempre infimi
                                 

essi sempre colpevoli
                                

  essi sempre sudditi[…] “

Allora così, con il cuore pieno di sofferenza, con le lacrime che rigano il volto per i maltrattamenti e le violenze che esseri umani come noi subiscono chiediamo una risposta collettiva e internazionale perché non si deve morire in mare, né sulla terra, né in cielo. Noi vogliamo la vita, vogliamo così elogiare l’esistenza di ogni essere umano che merita la pace, quella pace che noi occidentali non siamo in grado di fornire per le nostre lotte economiche senza fine.

#restiamoumani​

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