L’apocalisse europea

Il 27 maggio si apre con una foto di Matteo Salvini sui social con una scritta: Grazie Italia!Sarà il suo sorriso tronfio, lo sguardo sempre un po’ perso nel vuoto a creare quel profondo senso di amarezza che portiamo sul petto. I risultati di queste elezioni europee segnalano un profondo mutamento ideologico all’interno dell’Italia. La vittoria del partito “La lega” è indice di un dilagante sistema populista e di una insoddisfazione generale in tema europeo.

Forza Italia è al 8,78% pari a 2.333.579 voti, Fdi al 6,46% con 1.717.054 voti. Restano sotto la soglia tutti i partiti più vicini ad una visione europea ecologista, femminista e solidale, Più Europa si ferma al 3%, Europa Verde si attesta al 2,3%, La sinistra all’1,7%, il Partito Comunista allo 0,9%, il Partito animalista allo 0,7%, i Popolari per l’Italia allo 0,5%, gli altri movimenti al 2%. Secondo le ultime informazioni Salvini durante la conferenza stampa si sarebbe presentato con un rosario in mano, ringraziando tutti gli elettori italiani e promettendo un grande lavoro in Europa con l’intenzione di cambiare la visione delle cose. È una politica che non sopportiamo quella che utilizza il crocifisso, le frasi del Vangelo, Pier Paolo Pasolini  e altri cantanti come Vasco Rossi e Fabrizio De André come strumento di propaganda per arrivare al cuore, o forse alla pancia, alla parte più nevrotica delle persone. Positiva invece la risposta del Partito Democratico, che supera rispetto al 4 Marzo 2018 (elezioni politiche italiane) il MoVimento 5 stelle che perde notevoli consensi. Il segretario Nicola Zingaretti ha dichiarato in conferenza stampa: “Salvini emerge come vero leader di un governo immobile e pericoloso. Noi vogliamo costruire l’alternativa a Salvini per essere credibili in vista del voto politico. Il governo esce ancora più fragile per divisioni interne di fronte ai grandi appuntamenti che lo aspettano”. Sarà che il carroccio non piace a tutti, saranno i loro modi estremi, saranno le promesse non mantenute che purtroppo vedono solo in pochi, a creare quel senso di oppressione che si prova osservando i risultati. Dall’unica forza di sinistra entrata in parlamento europeo ci aspettiamo non tanto una risposta contrastiva a Salvini e al governo, quanto un impegno profondo e cospicuo nella realizzazione dei programmi elettorali, attendiamo risposte ecologiste, decisioni in tema immigrazione, un’attenta analisi di criticità e di rischi per i nuovi sbarchi, insomma ci aspettiamo meno voce e più fatti concreti. Male il MoVimento 5 stelle che perde molti consensi, Luigi Di Maio ha commentato il risultato sostenendo che il grave insuccesso è da attribuire all’astensionismo al sud (forse dimentica la questione Ilva di Taranto, le promesse mai mantenute e le false dichiarazioni in conferenza stampa).  Entreranno nel parlamento europeo anche Forza Italia e il partito di Giorgia Meloni, un risultato deludente, che conferma ancora una volta una visione estremamente difficile per l’Italia. La situazione negli altri paesi europei è la seguente: Popolari e socialisti perdono la maggioranza che finora ha retto gli equilibri in Europa ma mantengono comunque ancora il controllo cooptando i liberali e il movimento En Marche del presidente Emmanuel Macron, e probabilmente anche i Verdi, vogliosi di far pesare in Europa i nuovi consensi conquistati. 

Un eventuale gruppone sovranista, se gli altri decidessero di mettere in atto un cordone sanitario nei loro confronti come avvenuto dopo le passate elezioni del 2014, potrebbe dunque non riuscire a incidere negli equilibri post-elettorali che porteranno come primo effetto di peso la composizione della nuova Commissione europea. Anche sommando le forze eterogenee di conservatori Ecr, Enf (il gruppo della Lega di Salvini) e Efdd (il gruppo dei 5 Stelle) si arriverebbe a 171 eurodeputati su 751.  Certo bisognerà capire cosa vorrà fare il vittorioso Orban con la sua truppa di eurodeputati. Se alla fine decidesse di uscire dal Ppe, andrebbe a rafforzare i nazionalisti. Ma anche così non sembra possa reggersi in piedi un’ipotetica maggioranza del Ppe alleato con i sovranisti, che si fermerebbe a 344 seggi, sotto i 370 necessari per governare l’aula.

Il dato che per ora sembra incontrovertibile è il boom dei Verdi, che sembrano ormai coagulare intorno alla proposta ambientalista – anche sull’onda dell’effetto Greta – il voto del dissenso giovanile e progressista, deluso dai socialisti, che pure segnano buoni risultati in diversi Paesi: in primis Spagna e Olanda.

La Germania in questo senso è emblematica della dinamica: nel Paese che elegge più eurodeputati, gli ecologisti raddoppiano i consensi e diventano il secondo partito mentre crolla la Spd e cala la Cdu di Merkel.

Sorpresa anche in Francia, dove la lista Europe-Ecologie le Verts è il terzo partito con il 12,8% dei voti. I populisti alleati di Matteo Salvini in Europa segnano buoni risultati soprattutto in Francia, dove il Rassemblement National di Marine Le Pen è il primo partito con il 23,2%.

La situazione appare veramente tesa. Tra dichiarazioni sui social, ai telegiornali, in conferenza stampa quel che rimane di questo voto è un forte astensionismo nelle regioni meridionali dell’Italia e una generale disinformazione sui programmi e le persone da votare. Spesso in questi mesi di campagna elettorale abbiamo sentito frasi del tipo: “ah io non voto tanto è tutto uguale” oppure “io non so chi votare, probabilmente voterò lega”. È proprio questo disinteresse, questo menefreghismo collettivo a portare alla ribalta partiti che fino a pochi mesi fa sostenevano che l’Europa fosse un covo di “radical chic”. Ci auguriamo all’alba del nuovo impegno europeo che Matteo Salvini sia più presente agli impegni istituzionali, infatti già nel lontano 2016 l’allora segretario generale della Fim, Marco Bentivogli, aveva dichiarato che Salvini era il più grande assenteista di Bruxelles. I recenti dati in Italia confermano una mancata presenza giustificata con la campagna elettorale e la presenza nelle piazze. Ci auguriamo inoltre che il suo compagno di partito Angelo Ciocca non sbatta altre scarpe sui documenti di Moscovici come accaduto il 23 ottobre 2018, mostrando un’Italia violenta e insignificante. Tra le molte speranze nutrite vorremmo vedere più fatti concreti e realizzati sul profilo social di Matteo Salvini e Luigi di Maio al posto di gatti, piatti e bottiglie di vino e tra gli innumerevoli sogni nel cassetto come non dimenticare la maggiore presenza del premier di questo governo Giuseppe Conte. L’Europa soffre per la vittoria di Orban in Ungheria che costruirà un muro profondo tra i nazionalisti e una visione comunitaria europea.

Per lasciarci con questa amarezza e questa sconfitta sul piano democratico, nella speranza di un futuro migliore e di una risposta complessiva e globale da parte degli altri stati membri citiamo una frase di Jean Paul Fitoussi: “L’Europa? Una tragedia greca.” Forse ora l’aggettivo più giusto è “tragicomica”.

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