“Altaforte” no, “Sharjah Authority book” sì. La censura ai tempi delle fake news

Ancora Sgarbi. Ancora un misto di ingenuità e disinformazione. Ancora una volta tanta, tanta violenza inutile. “Storia di ordinaria follia” verrebbe da dire, se solo l’ignoranza fosse davvero ordinaria.

Siamo ai giorni appena precedenti il famigerato Salone del libro di Torino. La casa editrice Altaforte, tacciata di essere vicina a posizioni di stampo fascista, ha da poco pubblicato un libro-intervista al ministro dell’Interno Matteo Salvini e ottiene l’autorizzazione per presentare il proprio programma editoriale al Salone. Le polemiche sono insistenti e accese, tanto da creare un vero e proprio caso: molti personaggi noti, tra cui Giuseppe Civati e Zerocalcare, decidono di boicottare il Salone in segno di protesta. Intervengono addirittura il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e la sindaca di Torino Chiara Appendino per calmare gli animi e trovare una soluzione. Forse un po’ tardi, riescono a revocare l’autorizzazione ad Altaforte, che così, ad appena un giorno dall’inizio della kermesse torinese, è costretta a smontare lo stand.

Ovviamente le polemiche e le proteste continuano ininterrottamente per tutta la durata del Salone, andando a permeare il dibattito pubblico. Si può considerare una censura? Sono stati negati dei diritti alla casa editrice vicina a Casapound? Il nervoso clima di agitazione non sembra placarsi.

Arriviamo al 12 maggio 2019, penultimo giorno di Salone. Vittorio Sgarbi, già contrario alla decisione di allontanare Altaforte, pubblica sul suo profilo facebook un post dove possiamo leggere


Il vero scandalo del Salone non è il libro-intervista di Chiara Giannini al ministro Salvini, edito da Altaforte Edizioni, ma la presenza degli Emirati Arabi (con uno stand generosamente collocato all’ingresso) dove vige ancora la pena di morte, e in cui avvengono gravi violazioni dei diritti umani, come denuncia Amnesty International. 
Gli antifascisti della domenica su questo non hanno nulla da dire?


Apriti cielo. Provocazione puntualmente accolta dai suoi followers, con quasi 7500 condivisioni, che contribuisce ancor di più a esacerbare gli animi. Cercherò ora di fare quello che avrebbe dovuto fare Sgarbi, cioè informarmi e approfondire la questione prima di condividere notizie sul web.

La casa editrice Sharjah Authority book è effettivamente presente con un suo stand al Salone del Libro. Effettivamente lo Sharjah (non Shari’a, si badi, che è tutt’altra cosa) fa parte degli Emirati Arabi, più volte attaccati per negare i diritti umani fondamentali, in primis quelli delle donne (ironico, però, mi verrebbe da dire, che Sgarbi citi proprio Amnesty International, fino a poco tempo fa ampiamente attaccata e screditata dallo stesso critico d’arte perché difendeva l’innocenza di Cesare Battisti). Ma questa, come spesso accade, è solo una parte della verità. L’Emirato di Sharjah rappresenta un’eccezione, un unicum se vogliamo all’interno del mondo arabo. Emirato ultramoderno e commerciale, è stato scelto come Paese ospite d’onore al Salone Internazionale del libro di Torino. D’altronde gli Emirati Arabi sono una confederazione di Stati, ed è piuttosto banale e semplicistico considerarli sempre tutti insieme, come se non ci fossero differenti sensibilità al loro interno. Sharjah può infatti vantare un vasto patrimonio culturale della tradizione arabo-islamica, una ventina di musei, 620 luoghi di preghiera tra moschee e (rara eccezione) chiese, festival artistici, ed è anche sede di una Biennale. È stato nominato dall’Unesco Capitale mondiale del libro 2019 «per il suo ruolo prominente nella diffusione della letteratura, per l’instancabile incoraggiamento alla lettura anche nei più giovani e per la promozione della conoscenza come strumento per il dialogo tra i popoli». A differenza di altri Stati arabi dove alle donne è proibito addirittura guidare, qui hanno la possibilità di pubblicare libri: su 57 titoli presentati dalla Sharjah Authority book ben 21 sono le voci femminili, tanto da convincere importanti autrici italiane in prima linea per i diritti delle donne, tra cui Valeria Parrella, a partecipare agli eventi promossi dalla casa editrice araba e a presentare alcuni libri del loro catalogo.

Con questo non voglio assolutamente considerare lo Sharjah un paese idilliaco, né assurgerlo a paradiso in cui tutti i diritti universali vengono rispettati; tuttavia, concordemente al ragionamento portato avanti finora, trovo perfettamente legittima la scelta di invitare la Sharjah Authority Book al Salone di Torino, permettendole di presentare indisturbata le proprie proposte editoriali.

Ecco però arrivare la nota dolente. Un così elevato numero di condivisioni del post di Sgarbi non può lasciare indifferente la “realtà virtuale”. Iniziano a fioccare vergognose fake news, al solo scopo di screditare la suddetta casa editrice araba, accusandola di pubblicare libri «che spiegano come sposare bambine, picchiare mogli e uccidere infedeli». Più di 2520 condivisioni e quasi 800 commenti, dal tono e dall’aggressività facilmente intuibili, per quelle che si rivelano assurde falsità.

Odio, ancora odio, diventato ormai denominatore della nostra società. Era così difficile, per Sgarbi, verificare ciò che andava condividendo, evitando in tal modo questa lunga scia di fake news a sfondo razziale? Aveva davvero senso paragonare l’esperienza di Altaforte, casa editrice guidata da Francesco Polacchi, dichiarato fascista, pregiudicato e tuttora sotto processo per violenze, a quella della Sharjah Authority Book, che pur nelle mille difficoltà e contraddizioni degli Emirati Arabi, tenta di portare avanti un discorso culturale aperto e disponibile al dialogo? C’è stata davvero una censura ai danni di Altaforte, a discapito di un atteggiamento più clemente assunto nei confronti della Sharjah Authority Book?  Ovviamente no, e un aiuto ce lo può fornire il cosiddetto paradosso della tolleranza, definito da Karl Popper nella Società aperta e i suoi nemici. La democrazia è, per definizione, tollerante. Tuttavia una tolleranza illimitata porterebbe alla scomparsa della tolleranza, in quanto, se non riusciamo a difendere la società dagli attacchi degli intolleranti, i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro. E così conclude, lapidario: «Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti». Tollerare la presenza di Altaforte, editore antidemocratico e intollerante per definizione, potenzialmente illegale per Costituzione? No. Tollerare la Sharjah Authority Book? Nella misura in cui rimane una casa editrice sui generis, tollerante nei confronti delle minoranze e aperta al dialogo e al confronto con il mondo occidentale, non vedo perché no.

Condividere un post solo perché l’ha condiviso Sgarbi non è responsabile. In retorica questo procedimento viene chiamato entimema, e pertanto considerato non valido in un’argomentazione sana. Nel 2019 si hanno tutti i mezzi possibili per informarsi autonomamente e verificare le informazioni che ogni giorno troviamo in rete. Il web non è un male. I latini l’avrebbero definito una vox media, qualcosa che non è né positivo né negativo in sé, ma dipende dall’uso che ne sappiamo fare. Facciamone buon uso.

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