L’ancestrale storytelling del “Marvel Cinematic Universe”

Immaginate di tornare indietro nel tempo, in un momento in cui la civiltà non era ancora sorta e la razza umana era sparsa in piccole tribù, in cui a comandare vi era lo sciamano-stregone, il più anziano del gruppo. Sopravvivere era un’impresa, la caccia nella maggior parte dei casi era infruttuosa e l’uomo rischiava di essere la vittima di molti predatori. Al calar del sole o durante le celebrazioni, la tribù si riuniva attorno al fuoco e lo sciamano, sostenendo di andare nel regno degli spiriti, raccontava al resto del villaggio il viaggio degli eroi che ha incontrato nell’aldilà. Le storie di nobili guerrieri ancestrali che hanno lasciato il villaggio per addentrarsi in un mondo straordinario sono materia universale per l’antico auditorio, che le ascolta e le assimila, dato che proprio grazie a quelle storie, gli iniziati ed i cacciatori hanno trovato la forza ed il coraggio per spingersi fuori dai loro protetti confini. Nel mondo in cui si addentreranno, non troveranno una primordiale lotta fra luce ed ombra di antichi guerrieri di tradizione evemerista, ma quel che conta è che la forza universale di quello storytelling è penetrata fino alle loro viscere. È qualcosa di primitivo, di linfatico, che tocca tutte le corde della nostra essenza squisitamente umana. Siamo l’unica creatura vivente in grado di compiere questo rituale e ci ha portato dove siamo ora. 

Nonostante i mutamenti tecnologici degli strumenti e dei mezzi con cui è trasmesso, resta questa la natura dello storytelling. La sua essenza è immobile, ci sarà sempre qualcuno che racconterà storie attorno al fuoco ad una sua audience. È da sempre così e così sarà per sempre, per citare John Keating. Questo spirito universale prescinde dai mezzi, prescinde dagli strumenti e dal modo con il quale le storie vengono raccontate. Siamo in una cultura convergente matura, romanzi, fumetti, film, serie tv e tutto il conglomerato mediatico (con le proprie diversificate regole) ribolle insieme in un immenso calderone posto proprio sopra questo falò attorno al quale lo “sciamanomediale“, ritornato dal mondo degli spiriti, stimola il cervello limbico e rettiliano (la parte più antica della nostra mente e dei nostri impulsi) dei giovani iniziati-cacciatori

Se un simile discorso può sembrare una divagazione senza capo ne coda, com’è giusto che venga percepito, sappiate che è proprio in questo modo che mi è parso tutto il lavoro dei Marvel Studios – alla luce della quinta visione di Avengers: Endgame – in questi 11 anni. Mi sono seduto attorno a quel falò all’età di 12 anni e ieri mi sono finalmente rialzato e sono andato a riposarmi nell’attesa dell’inizio del mio rituale d’iniziazione.

Messa in questi termini, l’allegoria appare abbastanza ridicola, eppure, come detto poc’anzi, i principi essenziali che muovono lo storytelling, ed in particolare questo tipo di storytelling, sono universali ed immobili. L’azione e l’avventura, il coraggio o la vendetta degli antichi guerrieri che hanno oltrepassato la soglia fra il mondo ordinario e quello straordinario è paragonabile proprio alle avventure che in questi 11 anni abbiamo visto sul grande schermo. Cambiano i costumi ed il contesto, ma mai l’eroe e le sue vicende perderanno quel sapore antico che ha fatto fremere audience di ogni epoca e civiltà sparse per ogni angolo del globo

Chi, meglio dei supereroi dei fumetti, può essere il degno erede di un così ampio repertorio mistico e mitologico? Questi infatti non sono legati indissolubilmente al mito solo per la tematica eroistica ben manifesta, ma bensì anche da un rapporto semiotico che decenni dopo decenni ha trasmesso al tempo archetipi e topoi narrativi, che il medium-fumetto ha immediatamente assorbito. Anche in questo caso, le vicende degli eroi sono mostrate nella prospettiva del “rito di passaggio”, quindi per un’audience giovane. Il successivo passaggio di testimone del medium di riferimento, non poteva che riguardare il cinema.

Com’è proseguito questo percorso, l’abbiamo visto – ed anche vissuto – tutti noi spettatori, avendo condiviso questo falò, ascoltato tutte le storie ed i numerosi viaggi degli eroi di questo ciclo epico su pellicola e partecipato al potere cosmico di questo storytelling. Abbiamo sentito storie di dei e di guerrieri, di mercenari e di maghi, ed infine di una grande battaglia che ha necessitato delle forze di tutti gli eroi. Le forze del male sono state spazzate via dalla loro sorgente.

Il Viaggio dell’Eroe illustrato da Ted Ed

Il mio entusiasmo può certamente essere condiviso se misurato in un contesto più ampio. Gli eroi di un popolo definiscono la loro epoca d’appartenenza, ed io sono piuttosto sicuro che, se mai l’umanità prosperasse ancora su questo pianeta, fra qualche secolo questi super-eroi verranno presi in esame e studiati esattamente come lo sono oggi i poemi epici di ogni cultura. Gli eroi dei Marvel Studios non sono altro che questo: i primi eroi-manifesto di una cultura globalizzata e convergente, la prima grande avventura epica non appartenente ad un solo popolo, ma ad un mondo intero

Volendo ricapitolare, ci sono due punti cardine in questo discorso:

  1. I mezzi e gli strumenti sono cambiati solo per semplificare la diffusione dello storytelling. In parole povere, l’audience attorno al falò non ha ricoperto un solo villaggio, ma l’intera civiltà. 
  2. La natura ancestrale del racconto è rimasta immutabile nel sua valore più elementare: un portale per accedere al regno degli dei. Non da intendersi come un regno-altro-da-noi, ma come un tutt’uno col nostro mondo, poiché

«Il regno degli dei è una dimensione dimenticata del mondo a noi noto. E la vera avventura dell’eroe è costituita dall’esplorazione volontaria o meno, di quella dimensioni»

(Joseph Campbell)
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