Un piccolo sguardo al movimento NONUNADIMENO

Sentiamo spesso nella nostra società parlare di femminismo, di movimenti rivoluzionari guidati da donne che organizzano eventi in tutto il mondo per mobilitare e sensibilizzare l’importanza di alcuni temi caldi, eppure alcuni argomenti sembrano ancora dei tabù nella nostra società, per quale motivo? La parola “Femminismo” nasce in Francia a partire dal XX secolo e indicherebbe due correnti di pensiero: la prima riguarda il campo della letteratura medica francese e indicava un progressivo indebolimento del corpo maschile, mentre la seconda istanza riguarderebbe un filone di protesta nato per dare il voto alle donne. In questo secondo ambito fu introdotto nell’uso e nel senso corrente grazie a Hubertine Auclert che lo utilizzò nella sua rivista La Citoyenne, pubblicata dal 13 febbraio 1881. Con tale nome il movimento femminista è venuto alla ribalta internazionale negli anni Sessanta del Novecento, con l’intento di modificare radicalmente la divisione dei ruoli femminili e maschili  e quindi di rimettere in discussione, in tutti gli aspetti del vivere associato, una gerarchizzazione umana che riteneva gli individui di maggiore o minore valore sulla base dei rapporti di potere basati sul genere sulle relative proiezioni sociali e politiche.

In Italia di recente è nato, sulla scia di altri paesi europei, il movimento Non una di meno che sta mobilitando un ingente numero di donne e uomini alla protesta relativa soprattutto ad alcune scelte attuate dal governo giallo-verde e dalla politica del ministro Salvini. Come si legge nel loro comunicato stampa si tratta di un movimento politico transfemminista, intersezionale, antirazzista, antifascista, anticapitalista, autonomo da qualsiasi partito, che mira alla trasformazione radicale della società a partire dalla lotta contro la violenza maschile e di genere e contro le gerarchie sociali. Un grande impegno e un grande valore che sta interessando diverse città italiane, contribuendo a mobilitare donne di tutte le età: ma per cosa si batte questo gruppo e qual è il suo scopo?

Il loro interesse è quello di mobilitare attraverso lo sciopero globale l’autonomia delle donne. In particolare, le abbiamo viste attive a Verona durante il XIII Congresso della Famiglia (29- 31 Marzo 2019) mobilitando non solo donne, ma bambine, famiglie e le comunità LGBT*QI+, precar*, italian*. La loro autonomia è stata affermata attraverso le manifestazioni riversatesi nelle città italiane, che ha aperto uno spazio transnazionale per il protagonismo di chiunque voglia lottare contro le politiche sessiste, razziste e neoliberali implementate con maggiore intensità a livello globale. I temi contro i quali si schierano queste donne sono molti e prenderemo in analisi solo alcuni punti essenziali.

Il primo tema del dibattito è la questione della violenza. Nessuna autorità politica ha finora dimostrato un profondo interesse a discutere sulle reali e profonde cause della violenza sulle donne. Violenza e sopraffazione sono del resto tratti distintivi dell’uomo come erede diretto del mondo animale (ce lo diceva già la formula plautina homo homini lupus) e la violenza che permea una comunità di uomini non è esclusivamente fisica, ma verbale, sociale e strumentale: ogni giorno ognuno di noi compie almeno un atto di prevaricazione su una persona o una cosa, anche minimo e impercettibile.
Ciò non sta a significare che la violenza, in virtù del suo carattere intrinseco alla progenie umana, debba essere socialmente accettata, ma ci rende consapevoli che non possa mai essere definitivamente estirpata poiché radicata troppo profondamente nell’animo umano. Oggi viviamo in un mondo in cui, però, la violenza è stata legittimata, divenendo la dimensione in cui ogni messaggio viene veicolato all’auditorium di ascoltatori da politici e figure autorevoli. La violenza ci è quotidianamente imposta sotto forma di immagini e parole, tanto da renderci assuefatti e anestetizzati a tal punto da non riuscire più a decodificare le sue espressioni. La violenza sulla donna non si esprime in forme plateali, ma nel silenzio delle mura casalinghe, o per le vie delle città, dove spesso sono proprio i padri di famiglia, gli onesti lavoratori, i mariti perfetti ad assumere posizioni animalesche e vessatorie, fino ad arrivare nei casi più gravi all’omicidio. Secondo le ultime stime (novembre 2018), in Italia ogni 72 ore si compie un femminicidio, dal 2000 ad oggi si sono consumati 3100 delitti, ovvero più di tre alla settimana. Il tema della violenza di genere è un tema che tocca profondamente la dimensione quotidiana delle nostre esistenze. Spesso si parla solo di violenza fisica, senza considerare quella psicologica ed economica che ha subito un notevole aumento dal 2014. L’impegno dei movimenti femministi è quello di chiedere maggior sicurezza per la propria vita, per la propria dignità e per la libertà. Una donna deve sentirsi sicura per le vie del proprio quartiere, libera di indossare una gonna la sera, libera da chiamate vessatorie e minacciose. Si chiede dunque una pena giusta e severa nei confronti dei violenti e una tutela maggiore per le vittime.

Un altro tema importante è la famiglia. Più volte Giorgia Meloni, leader del partito Fratelli d’Italia, ha sottolineato l’importanza della famiglia “naturale” composta da padre, madre e figli; nel frattempo Matteo Salvini durante un comizio a Montegranaro nelle Marche
(9 maggio 2019), ha ricordato che «domenica è la festa della mamma, non è la festa del genitore B, è la festa della mamma». In qualsiasi direzione si muova il nostro sguardo si parla di legittimo e illegittimo, senza considerare l’amore che muove il sentimento della famiglia e della condivisione. Una delle questioni più dibattute sul piano politico è fonte primaria di ispirazione per i movimenti femministi, che si muovono in tale direzione al fine di riconoscere i diritti dell’amore, di qualsiasi tipo, contro ogni barriera politica, istituzionale e legislativa. Dovrebbe essere il senso di collettività e amore a muovere alcune scelte politiche.

L’aborto è un altro tema estremamente importante per i movimenti di emancipazione femministi. In Italia vige una regolamentazione (n. 194 del 22 Maggio 1978), da quando per la prima volta fu riconosciuto il diritto alla procreazione cosciente e responsabile e l’interruzione volontaria della gravidanza. Il Congresso della Famiglia ha sottolineato come questa legge vada contro ogni principio etico, religioso e sociale, scatenando di conseguenza le proteste dei movimenti femministi. Il diritto della donna è uno dei principi fondamentali del movimento che sottolinea l’importanza del libero arbitrio e della libera opinione che riguarderebbe anche il proprio corpo e le proprie scelte di vita.

Sono moltissimi i dibattiti aperti sulla questione femminile in Italia e nel mondo, basti solo citare l’Iva al 22% su beni di prima necessità femminili come gli assorbenti. Ogni giorno nel nostro quotidiano entriamo in contatto con donne di tutte le età: le nostre madri, le figlie, le nipoti, le nonne e nell’ambiente familiare faremmo di tutto per proteggerle, per tutelarle, per vederle felici; ma quando si esce fuori casa o si cammina per la strada si assiste ad episodi di violenza gratuita, anche di tipo verbale. Alla luce delle recenti dichiarazioni del nostro governo, dei ministri e dei rappresentati istituzionali, ci auguriamo che il dibattito possa essere costruttivo al fine di raggiungere uno stato paritario tra uomo e donna e che quest’ultima possa essere tutelata e libera da imposizioni o restrizioni sociali. Il potere femminile negli ultimi anni cresce notevolmente, con l’obiettivo di rendere egualitaria una nazione che purtroppo presenta ancora notevoli difficoltà sotto questo punto di vista. Dovremmo dunque prendere come insegnamento un importante frase del regista Giancarlo Mazzacurati: «Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre». Così nel nostro piccolo dovremmo sempre imparare a leggere le dure sfide che la vita ci pone, ponendo sempre uno sguardo speciale nei confronti delle donne: esse sono linfa vitale del mondo e meritano lo stesso rispetto riservato agli uomini.

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