Il perché della letteratura tramite una lettura del “Grande Gatsby”

Then wear the gold hat, it will move her; / If you can bounce high, bounce for her too, / Till she cry “Lover, gold-hatted, high-bouncing lover, / I must have you!”

In pochissimi, in Italia, conosceranno questi quattro versi, eppure sono i versi che Francis Scott Fitzgerald (Saint Paul 1896 – ­Los Angeles 1940) pone in epigrafe al suo romanzo più celebre, Il grande Gatsby. Purtroppo questa epigrafe non viene trascritta o tradotta in nessuna edizione italiana a mia conoscenza, il che, a mio parere, rappresenta un grave errore editoriale perché un’epigrafe di questo genere ci fa comprendere meglio il senso del romanzo. Anche perché questi quattro versi sono firmati Thomas Parke D’Invilliers, pseudonimo dell’autore nonché personaggio principale – e quasi autobiografico – del primo romanzo scritto da Fitzgerald, Di qua dal Paradiso. Tentiamo una traduzione dell’epigrafe: «Quindi indossa il cappello d’oro, la impressionerà; / se riesci a saltare in alto, salta anche per lei, / fino a quando lei non griderà: “Amore dal cappello d’oro, amore arrivato così in alto, / io devo averti!”»

A questo punto, prima di proseguire, è necessario raccontare l’incontro dell’autore con Zelda Sayre (Montgomery 1900 – Asheville 1948), giovane figlia di un ricchissimo magistrato e futura Miss Fitzgerald: i due si incontrano a un ballo nel 1912, in cui subito si innamorano. I due, dopo essere stati costretti a separarsi per un breve periodo a causa dell’adempimento della leva militare di lui, riescono finalmente a ricongiungersi e intendono sposarsi. Ma in quella che sembrava una normalissima storia d’amore giunge un intoppo: per la famiglia di Zelda, Francis è troppo poco ricco e aristocratico. Ma Fitzgerald non si dà per vinto e inizia a scrivere Di qua dal Paradiso, riuscendo, grazie alla fama e alla ricchezza derivanti dal romanzo, ad ottenere il permesso per sposarla. I due vivono, però, una vita sregolata, dedita all’alcool (nonostante quelli fossero gli anni del proibizionismo), ma proprio quel periodo fornisce a Fitzgerald numerosi spunti per molti racconti e per il suo romanzo più celebre.

Ritornando al Grande Gatsby, possiamo sicuramente dire che sia il Sogno Americano, rappresentato dalla luce verde di un molo, al centro del romanzo. Fitzgerald, infatti, narra la storia di Jay Gatsby, giovane innamorato della bellissima Daisy, che ricambia il suo amore. Ma anche questi due sono costretti a separarsi per la leva obbligatoria che porta Jay in guerra in Europa. Tornato negli Stati Uniti, Gatsby comprende che è troppo povero per sposare Daisy ed essere accettato dalla sua famiglia e così fa di tutto – in modi anche illeciti – per arricchirsi. Ma Daisy nel frattempo sposa Tom Buchanan: nonostante una figlia, però, il matrimonio tra i due non va molto bene, soprattutto perché Tom la tradisce più e più volte. Ma Gatsby ritorna, ormai ricco, e riesce a far innamorare Daisy di sé, e vorrebbe che l’amore passato ritornasse in loro due come se il tempo non fosse trascorso, come se lei non fosse sposata e non avesse una famiglia. Tutta la storia, però, ci viene narrata dal punto di vista di Nick Carraway, che segue la sfida che nasce tra i due uomini e le forze oscure che combattono dall’interno del loro animo, e comprende, pur preferendo l’amicizia e la storia di Gatsby, che quest’ultimo è destinato a soccombere e a perdere la partita. Ma Gatsby non è il solo a morire: con lui muore il suo sogno, che non è solo un sogno d’amore, ma è il simbolo del fallimento del Sogno Americano, che, proprio nella sua figura, rivela tutta la sua faccia oscura e contraddittoria. Ma muore anche la sua illusione di far rivivere il passato: così Nick, insieme a tutti gli americani della sua epoca, non può che dire: «Così continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato».

Come possiamo ben vedere, il romanzo è quasi un’autobiografia dell’autore. Una storia che finisce sicuramente male ma che ci porta in un mondo simile al nostro, anche se ci appare così lontano. «Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni». Una citazione di Fitzgerald che ci aiuta a comprendere il senso della letteratura: l’appartenenza al mondo, ad un mondo fatto di persone che sognano, e che, magari, sognano le nostre stesse cose. Nonostante nel romanzo sia rappresentata la morte del Sogno Americano, non dobbiamo mai dimenticare che nel mondo ci sono persone che soffrono come soffriamo noi, e che, proprio per questo non dobbiamo mai smettere di sognare perché sono proprio i sogni che ci permettono di andare avanti, di superare i nostri limiti e di cercare di migliorare sempre il mondo.