Alexa Meade, quando il corpo si fa pittura

Dal pennello alla tela, dalla tela all’occhio dello spettatore: questo è il normale ordine delle cose. Per secoli gli artisti si sono adoperati nella resa perfetta della tridimensionalità: partire dalla tela, liscia e intonsa, per plasmare immagini con una loro profondità e dimensione, con le loro ombre, le loro sporgenze, quali le vediamo nella realtà. La quasi totalità degli artisti ha fatto questo, ma si è mai sentito di qualcuno che ha provato a spingere la nave nella direzione contraria?

Prima di tutto, ad Alexa Meade non occorrono tele. Dal 2009, quando muove i primi passi da autodidatta nella pittura, il supporto e il soggetto sono sempre coincisi. Come ha più volte raccontato, il suo punto di partenza sono state le ombre: dipingeva le ombre, nel vero senso della parola, passava il pennello intriso di vernice nera sull’ombra gettata dallo steccato, dall’albero, da un suo amico o da se stessa, cristallizzando una realtà in movimento. Nessuna tela di mezzo, nessun materiale a interporsi tra il colore e il soggetto.

Sviluppando questo concetto, la giovane artista americana è approdata a una nuova frontiera pittorica: il dipingere gli oggetti non come riproduzione sulla tela, ma letteralmente. Alexa Meade passa il colore sulle cose, sulle cose della realtà, come un toast o della frutta, e le trasforma in quadri, cosicché l’impressione che abbiamo osservando le fotografie che scatta non sia affatto quella di trovarci di fronte a oggetti reali, bensì a strati di colore, a pure e semplici rappresentazioni.

Parallelamente agli oggetti, affrontando una sperimentazione ancor più avanguardistica e inusuale, Alexa comincia a lavorare sulle persone: il loro corpo diventa la sua tela. Comincia così la serie dei Living paintings,che le conferisce subito un’incredibile popolarità. La studentessa che sognava di entrare in politica ha innalzato un vento che soffia in direzione contraria alla tradizione: perché rappresentare una persona, quando la persona stessa può essere un’opera d’arte? Ecco dunque che i canoni del processo pittorico vengono ribaltati, l’ordine scardinato, ogni confine tra realtà e riproduzione dissolto.

Facebook
Instagram
YouTube
Twitter