Imparare dai romanzi: “Sostiene Pereira”

A qualche giorno dalla celebrazione dell’anniversario della nostra Liberazione, pure con reiterati tentativi di riduzione a semplicistico derby “fascisti vs comunisti” perpetrati da ben note autorità politiche, la ricorrenza del 25 aprile risveglia, negli animi più sensibili, interrogativi e stimoli di vario tipo. Uno di questi, personalmente parlando, è senza dubbio quello del senso della responsabilità. Saremmo stati in grado di assumerci le stesse responsabilità di quelle donne e di quegli uomini che votarono le loro esistenze alla rottura delle catene del nazifascismo? Siamo in grado, oggi, di assumerci la responsabilità di ricordarle e ricordarli adeguatamente? Ce la sentiamo, in altre parole, di sostenere una posizione? L’impressione è spesso quella di sentirci troppo piccoli, troppo indaffarati con le nostre vite, troppo nella norma per pensare a certi grandi temi, e allora il viver privato sovrasta il viver civile e non ci si pensa più. Il protagonista del pluripremiato romanzo di Tabucchi, Sostiene Pereira (1994), è appunto un uomo noiosamente comune: abitudinario all’inverosimile e golosissimo di omelettes, in pessimi rapporti con il proprio fisico corpulento, dirige la pagina culturale di un giornaletto del pomeriggio nella Lisbona di fine anni ’30. Non è toccato dai grandi ideali, la dittatura conservatrice di Salazar non pare creargli particolari problemi morali, l’unica bizzarria che caratterizza la sua vita è il tenero dialogo che tutti i giorni instaura con il ritratto della moglie, morta da qualche anno. Ma egli ha in questa sede il compito di incarnare tutti i piccoli e gli impotenti, e dunque Tabucchi gli dà un nome parlante: Pereira, “albero del  pero”, che in Portogallo «come tutti i nomi degli alberi da frutto, è di origine ebraica» e rievoca così le grandi ingiustizie subite nel corso della Storia.

«Ma viviamo nel sud» disse Silva «il clima non favorisce le nostre idee politiche, noi siamo gente del Sud, Pereira, e ubbidiamo a chi grida di più, a chi comanda […]. Comandava il capo, e noi abbiamo sempre avuto bisogno di un capo, ancora oggi abbiamo bisogno di un capo». «Però io faccio il giornalista» replicò Pereira. «E allora?» disse Silva. «Allora devo essere libero» disse Pereira «e informare la gente in maniera corretta». 

Che cosa ha da insegnarci, che cosa c’è di ancora attuale in questo personaggio all’apparenza così poco memorabile? Per ritornare al nostro discorso: il senso della responsabilità, che va sempre più ingombrando i suoi pensieri, nei confronti tanto della propria coscienza quanto della propria nazione. Ecco allora che sono i caratteri così comuni di Pereira a renderlo iconico e vivo anche ad anni di distanza, perché inversamente proporzionali al coraggio da lui dimostrato. Da quando, all’inizio del romanzo, fa la conoscenza del giovane ribelle Monteiro Rossi, nella mente di Pereira cominciano a divenire sempre più nitide le categorie di giustizia e ingiustizia, i dettami della legge naturale, al di là di che cosa la legge positiva predisponga. La sua graduale e irreversibile presa di posizione contro il regime si riverbera nell’infallibile ritornello «Sostiene Pereira» che apre il sipario su tutte le scene che lo vedono protagonista, dalla prima pagina all’ultima. Sostenere, il verbo della resistenza, dell’abnegazione e dell’irriducibilità è continuamente declinato in un monito che ci ricorda come ognuno di noi, nell’insignificanza della propria quotidianità, può sostenere un’idea, può scegliere da che parte stare, può ergersi di fronte ad eventi avversi proprio come ha fatto il grasso giornalista.

«Ma non ho nessuno con cui parlare» confessò Pereira […]. Ci sarebbe Monteiro Rossi, ma è latitante». «È Monteiro Rossi che ha conosciuto?» chiese il dottor Cardoso. «È il mio praticante» rispose Pereira «il ragazzo che mi scrive gli articoli che non posso pubblicare». «E lei lo cerchi» replicò il dottor Cardoso «lo cerchi, dottor Pereira, lui è giovane, è il futuro, lei ha bisogno di frequentare un giovane, anche se scrive articoli che non possono essere pubblicati sul suo giornale, la smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro».

Quando Pereira smette di prendersi cura solo di sé e della propria precaria salute, quando decide di aiutare Monteiro Rossi unendosi, inconsapevolmente, alla clandestina opposizione alla dittatura di Salazar, quando non straccia ma conserva i polemici e sovversivi articoli del giovane su D’Annunzio e Marinetti, deliberatamente contrari al fascismo dilagante, è lì che avviene il suo cambiamento, la presa di coscienza del suo ruolo. Ora Pereira sa cosa deve fare, e lo farà come meglio può. Definito in più occasioni un grande romanzo civile, premiato dalla critica e oggi in una nuova edizione a fumetti targata Feltrinelli, quindici anni dopo la sua prima pubblicazione Sostiene Pereira ci insegna che quando si ha una voce che può essere ascoltata, si ha anche la responsabilità di usarla. E di usarla bene, s’intende.

Un libro per: chi cerca la verità nella letteratura.