Un comico per presidente: «Guardateci, tutto è possibile»

Elezioni in Ucraina: con una preferenza del 73,17% contro il 24,5% del presidente in uscita Petro Poroshenko, il candidato Vladimir Zelensky, attore e comico, definito il «Beppe Grillo ucraino», si prepara alla presidenza del paese. Il candidato ha preso parte ad uno show televisivo e come attore ad una serie tv, che ha contribuito al suo successo a livello mediatico. La particolarità di queste elezioni sta anche nel fatto che Zelensky è riuscito a rompere la storica divisone dell’elettorato ucraino tra Est e Ovest, grazie ad un’immagine elettorale vincente e un’agenda politica piuttosto vaga, spesso adattabile alle preferenze di elettorati differenti: il suo dualismo malleabile rispetto ai temi scottanti del Paese (come la lotta alla corruzione, i rapporti con la Russia o la politica economica e finanziaria) lo ha reso il candidato favorito, anche se il vero limite rispetto alla sua figura resta comunque quello della poca credibilità, la totale assenza di esperienza e competenza in ambito politico (dibattiti e considerazioni che sicuramente non ci giungono nuovi), tanto da rendere palese, per certi versi, l’esito di queste elezioni quasi più come l’espressione di un voto di protesta contro Poroshenko. Infatti l’Ucraina, durante la precedente presidenza, si è guadagnata lo status di paese più povero d’Europa e l’agenda politica dell’ex presidente è stata portata avanti senza troppi risultati. Una cosa è certa: la popolazione si aspetta cambiamento, risultati tangibili, specialmente per quanto riguarda la crisi del Donbass. La guerra in Ucraina orientale è senza dubbio il conflitto più sanguinoso in corso in Europa, dopo quello nell’ex Iugoslavia.

A battersi, da una parte ci sono le forze separatiste filorusse delle autoproclamatesi Repubblica Popolare di Doneck e Repubblica Popolare di Lugansk, dall’altra parte c’è il governo ucraino (prima retto dal presidente Petro Poroshenko). La crisi ha inizio alla fine del 2013, quando l’ex presidente Yanukovych ritira l’intenzione di favorire l’entrata dell’Ucraina in Europa a favore di un prestito da parte della Russia, rendendo così esplicita la volontà di un legame più solido. Dopo violente proteste note come Euromaidan e risposte da parte di attivisti filorussi, alcuni soldati provenienti dalla Russia, spacciandosi per ucraini antirivoluzionari, iniziarono a conquistare il territorio della Crimea. Il referendum del 16 marzo 2014 ne sancisce l’annessione da parte della Russia: nel Donbass (regioni ucraine di Donetsk e Lugansk) inizia il conflitto armato. Nel settembre 2014 viene siglato un accordo chiamato Protocollo di Minsk da parte di Russia, Ucraina, Repubblica Popolare di Lugansk e Repubblica Popolare di Donetsk che prevedeva l’immediato «cessate il fuoco», lo scambio di prigionieri e un passo indietro da parte dell’Ucraina nei confronti delle due repubbliche secessioniste. Non è mai stato rispettato. Mosca viene accusata di sostenere militarmente la sezione separatista, mentre la Nato appoggia la sovranità dell’Ucraina. Il conflitto si protrae senza alcun tipo di tentativo di mediazione da parte di Poroshenko, ed è proprio questo il punto cardine delle argomentazioni dell’opposizione che vengono utilizzate in campagna elettorale. Il fatto che Zelensky possa rappresentare una speranza per la risoluzione del conflitto si è concretizzata nel momento in cui il candidato si è espresso a favore di una maggiore comunicazione e intenzione di risolvere il conflitto, a discapito della fermezza e dello scontro continuo con Putin protratto dall’avversario. La reale speranza è che si possa superare l’impasse politica che ha tenuto il paese bloccato, anche e specialmente nella politica estera, aprendosi maggiormente a potenze come gli Stati Uniti, Cremlino permettendo.