Cherchér l’homme: “La ragazza di Marsiglia”

Cherchér l’homme, questo il proposito fissato da Maria Attanasio (Caltagirone, 1943) al momento di cercare informazioni riguardo a quella che sarebbe diventata la protagonista del suo fortunato romanzo (La ragazza di Marsiglia, Sellerio, 2018): Rosalia Montmasson. Un nome singolare, che già solo a sentirsi sembra promettere storie d’altri tempi. Effettivamente, Rosalia Montmasson non ha nulla da invidiare ai personaggi che afferiscono al genere epico, tranne la fama eterna. Raschiata via dai palinsesti della Storia, Rosalia fu infatti il trecentotrentottesimo eroe dei Mille di Garibaldi, l’unica donna ad aver partecipato attivamente alla spedizione, la sola ad essersi imbarcata alla volta della Sicilia, mossa da mazziniani furori. La domanda sorge allora spontanea: com’è possibile che una storia così peculiare, che un unicum di tal fatta non solo non compaia in alcun libro di storia, ma nemmeno venga citato, neppure per sbaglio, quando si parla di Risorgimento? Come in molte altre storie, anche in questa il colpevole è soprattutto l’amore. In tutta la vicenda, infatti, legati a doppio filo con gli entusiasmi politici ci sono quelli amorosi: questa pratica, energica e spumeggiante ragazza di Marsiglia fa perdutamente innamorare il giovane futuro primo ministro Francesco Crispi, a cui rimarrà unita come sposa per 25 anni. È proprio Crispi, qui ancora fervente repubblicano, a istillare in lei la passione politica, gli ideali di indipendenza, di libertà e di autodeterminazione, negli anfratti di un amore passionale e inesausto.

Di notte a volte, la gioia d’essere accanto a lui la svegliava all’improvviso, forzando il sonno; percepiva la fragilità mortale del suo corpo e di quello di Fransuà. E, insieme, la tensione immortale della sua mente: l’ardente congiungimento in essa di un’infinita catena di voci occhi mani dal profondo dei tempi in cammino verso il futuro. Si stringeva a lui, piano per non svegliarlo, il suo amore dormiente, lasciando nella sala dei passi perduti il suono della sua vita passata e il suo non sense.                              
(p. 31)

Quest’affinità elettiva e spirituale tra i due, sviluppatasi sotto il segno della lotta comune, in cui alla fine è Rosalia a dimostrarsi la più convinta e tenace, non è comunque destinata a durare: mentre l’Italia unita sta compiendo i primi passi, le opportunità di far carriera, a costo di rinnegare il proprio passato, attraggono Crispi al punto di decidere di cacciare Rosalia, simbolo di tutto ciò che egli non voleva più essere, fuori dalla sua vita. E così, dalla Storia.

Proprio a  causa di questo gravoso inconveniente, Maria Attanasio ha avuto il suo bel daffare nella stesura della Ragazza di Marsiglia, con l’esito di un riuscito romanzo storico (forse addirittura storiografico) che racconta vita, morte e qualche miracolo di Rosalia Montmasson. L’autrice, come racconta lei stessa nel libro, viaggiando per Malta, spulciando gli archivi dell’isola e tenendo come riferimento un saggio senza cui forse la nostra garibaldina sarebbe rimasta del tutto sconosciuta (Una donna fra i Mille, di Renato Composto, edito nel 1989), riesce infine a ricostruire un fedele ritratto di questa donna  impavida, cocciuta e passionale. La magnificenza del romanzo scaturisce tutta dal suo straordinario personaggio principale, la cui storia è già abbastanza avventurosa da permettere all’autrice di evitare fregi stilistici troppo pretenziosi. La prosa dell’Attanasio è infatti stringata, incalzante e schietta e lascia che la storia fluisca da sola in tutta la sua vitalità. I particolari storici minuziosamente registrati arricchiscono il testo, senza per questo appesantirlo o rallentarci nella lettura, che risulta anzi singolarmente vivace e scorrevole.

Troppo distante, e troppo affollato, il mare: non riesce a individuare la nave ammiraglia, dove si svolgerà la festa. Una pazzia, un’insensatezza… con i morti ancora in mezzo alle strade senza sepoltura… rimugina tra sé, ma volente o nolente deve andarci. Un pensiero per un attimo le attraversa la mente:«Come ci vado? Non ho niente». Colpevole e blasfema vanità di femmina, che scaccia subito via. Sono una garibaldina, fu l’orgogliosa e riabilitante conclusione del suo soliloquio.                                          
(p.121)

Piaccia o non piaccia infine il libro per qualsivoglia ragione (ma come forse si è intuito, io non ho potuto che apprezzarlo molto), sono però del parere che si debba sempre essere grati a chi ci permette di conoscere qualcosa di nuovo. Personalmente non avevo idea dell’esistenza di una donna di tale portata nel nostro Risorgimento, ma sono stata ben felice di conoscere questa ragazza di Marsiglia attraverso le parole di Maria Attanasio.

Un libro per: chi non ha paura dei romanzi storici e ama le grandi protagoniste femminili.